"Il sentiero è di qua"

 

Prologo
Tutte le storie che sono diventate leggende lo devono al fatto che sono state raccontate tramandate e scritte.

Leggenda qui e' sempre stato il sentiero dei matti

Arrivavano voci di una specie di sentiero  dritto dritto sotto la croce .Adesso che  l'abbiamo calpestato, come prima di noi tanti ma non troppi ne' tantissimi, lo raccontiamo.
 
Antefatto
Qualsiasi spedizione "parte" il giorno prima figuriamoci quella verso "il sentiero che non c'e'".
Una decina d'anni fa partimmo senza dormire dopo una lunga bella e popolosa notte dentro al Tepee verso l'altro sentiero dei matti ,per cosi' dire piu' segnato tracciato e battuto che saliva dal versante sinistro della croce .Quella volta c'era da vedere un'eclissi verso mezzogiorno. Uno di noi stavolta ignoro' il fatto che erano passati 10 anni. La Montagna quella sera lo osservava stizzita per quel comportamento irrispettoso. Lui ancora non sapeva che Lei che gliel'avrebbe fatta pagare. Lei ancora non sapeva che Lui l'avrebbe visto arrivare...."dal sentiero che non c'e' "
 
  8 Agosto 2009:  IL SENTIERO E' DI QUA....

Ore 6.00
E' il giorno. Tutti noi  istintivamente abbiamo fantasticato la stesse cosa appena abbiamo alzato lo sguardo oltre 1600 metri sopra di noi. Il cielo come previsto alla mattina sarebbe stato dalla nostra parte. Morale alto. Sonno e debolezza erano presenti ma come sempre  sarebbero svaniti una volta fatta colazione al bar. Era una spedizione affiatata quella che stava per partire .Partivamo in 6.Per uno di noi sarebbe stata la seconda volta.

Capello Lungo aveva voluto fortemente fare questo sentiero. A Vecchia  Freccia bastava "andare su" e quindi  il fascino "dei matti" e la determinazione e convinzione del compagno di spedizione ,con il quale avrebbe completato insieme  i sentieri per arrivare alla croce,fecero si che in poco tempo venivano coinvolti gli altri 2 alto-lunigianesi sempre presenti nelle spedizioni degli ultimi anni Piccola SpinaDuevaligie più l'altro promettente alto-lunigianese Uomo Ombra. Non rimaneva che pianificare tutto e quindi informarsi su tante cose. Dal tempo a disposizione per la scalata e da un meteo affidabile avevamo saputo che dal primo pomeriggio le nuvole e poi l'acqua sarebbero arrivate. Quindi Il posto dove accamparci per la notte. Tenda e sacco a pelo li avremmo portati ma per via della probabile pioggia ci saremmo avvicinati a una capanna bivacco poco distante dalla somità,una volta svalicato, circa 200/250metri sotto .Quindi non restava che decidere come dove e quando portare" il mangiare bere".E a noi e' sempre piaciuto non rinunciare a niente che riguardi il palato a qualsiasi quota. Ma pensavamo che uno zaino da 10 12 kg sarebbe stato oltre che pesante anche ingombrante per scalare la roccia nuda..Il pensiero di passare 24 ore nella natura selvaggia ci convinse a portare tutti i 10-12Kg. Chi piu' 10 chi piu 12! Ma rimaneva una cosa:nessuno sapeva da dove partiva e passava il "sentiero che non c'e'".Avevamo messo in preventivo che potevamo perdere il sentiero e quindi passare dalle 4 ore stimate a circa 6 in "parete". Ovviamente avevamo chiesto lumi a "l'uomo che vive nel bosco" Zankovic ovvero uni dei pochi ad averlo percorso piu' volte di giorno di notte col bello e col brutto tempo. Non poteva essere con noi ma a grandi linee ci indicò la direzione da tenere:ci disse che sarebbe stato facile sbagliare canalone e trovarsi in qualche dirupo e quindi il rischio di tornare indietro e perdere tempo era alto. Di tutto questo Capello Lungo si trovo' a discuterne con  un altro valido uomo da "sentieri e dirupi",che negli ultimi inverni era stato spesso intorno al crinale e l'idea di quel sentiero cominciava a stuzzicarlo. Non passo'  qualche giorno che prima fece un sopralluogo scegliendo una via da tempo abbandonata che si sarebbe collegata al sentiero all'altezza della "Tesa dei Corvi"e li si fermò ad osservare..Non pago la settimana successiva scelse di partire dal "SASSINO" cioè dal punto di partenza "dei matti".Insieme ad un compagno lo fece tutto. A questo punto non ci mancava piu' niente. Con noi avevamo chi aveva gia' visto. Il soprannome venne spontaneo GUIDA.

VERSO LA ROCCIA

Guida e Due Valigie erano gia' seduti fuori dal bar quando Vecchia Freccia arrivò. Mentre facevano colazione arrivarono alla spicciolata gli altri 3. UomoOmbra si lamentava del fatto che non avesse trovato i suoi scarponi sicuro che qualcuno glieli aveva rubati. Piccola Spina invece ci sorprese arrivando con uno zaino pieno. Ma Capello Lungo che aveva un sacco di scorte alimentari da dividere non cascò nel giochetto e diede anche a lui la sua giusta parte da portar su. Ora eravamo tutti stracarichi. Non ci scambiammo molte parole prima di salire sui fuoristrada.

Da questo preciso momento inizi a dirigerti verso la montagna e in quel tragitto di circa 20 minuti non fai altro che guardare il maestoso crinale con le sue vette.
Da sotto,come siamo,sembrano ancora più alte di quanto effettivamente siano. Da qualsiasi parte tu voglia arrivare alla vetta sai che dovrai fare fatica. Generalmente tracci mentalmente una linea presunta del sentiero dove passerai, perchè a “occhio nudo” non si vede. Dei sentieri principali, perche' poi tutti possiamo "inventarci" un sentiero, quello piu' a destra e' il "nostro" e' quello classico da notturna con sosta a metà strada in prima serata al rifugio-bivacco e ripartenza un paio d'ore dopo al comparir delle prime stelle. Dall'altra parte a sinistra c'e' il sentiero per cosi' dire piu' facile,la fatica e' sempre tanta ma non paragonabile. Anche qui si può trovare un rifugio bivacco meno fornito ma molto suggestivo lo stesso. Alla sua destra non molto lontano c'e l'altro sentiero dei matti, quello segnalato diciamo. Molto faticoso con alcuni passaggi  ripidi  e difficili che arriva sul crinale alla sinistra della vetta. Ora invece stavamo per affrontare "il sentiero che non c'e'" ma l'unico che si puoò "vedere" semplicemente  perchè sai che devi passare esattamente sotto la vetta.
Le marmitte dei 2 fuoristrada non fanno più fumo. In un lampo avevamo allacciato gli scarponi e fissato gli zaini. Tempo di una battuta e una foto alle "capanne di vagi" e partiamo  subito "cattivi" come si dice in gergo. Ci aspettavano circa 100000 centimetri, 1000metri, 1kmdi dislivello .Passaggio ripido dentro il bosco di querce cerri e castagni. La scia umana colorata si disperdeva a vista tanto fitta era la vegetazione. Mentalmente, messo subito così alla dura prova ,sai che dovrai soffrire fino a trovare il tuo ritmo e non vedi l'ora di trovarlo. Basta qualche sguardo e capisci che nessuno l'ha ancora trovato. Ma intanto sali un passo dopo l'altro. Guida in testa dopo una mezz'oretta trova quel poco di sentiero che sarà l'unico prova che esisteva. Per quel che potevamo  veder spianava leggermente.

 

LEI E LUI INIZIANO LA LORO PARTITA


Una breve pausa come sempre .Per rifiatare. Ma non questa volta. A Capello Lungo la colazione non aveva fatto passare tutto. Gia' salendo dal bosco aveva capito che le sue sensazioni appena s'era svegliato erano giuste. Si sentiva vuoto. Giusto proprio quello che non bisogna sentirsi mai prima di partire per ore e ore di cammino. Si siede,qualcuno lo segue qualcuno no,qualcuno già avverte la situazione, qualcuno ha troppa adrenalina dentro per pensare a questi spiacevoli inconvenienti. Il tempo passa sono già 10 minuti che siamo lì. Guida ,Due Valigie e Uomo Ombra giustamente decidono di ripartire per sondare il terreno. Passano venti minuti. Capello Lungo e' assopito lungo il sentiero.

 

Vecchia freccia e Piccola Spina impietriti devono decidere il da farsi. Quest'ultimo conviene di partire e fermare gli altri."Sentivo caldo nonostante l'ombra e vederlo con la camicia a occhi chiusi ma non riposati non mi piaceva per niente. Mi avvicinai a lui silenzioso per non disturbarlo e non farmi sentire. Volevo vedere se qualche gocciolone di sudore lo stava attraversando. No in quel senso stava bene. Ed era già un buon presupposto" Vecchia Freccia stava pensando a tutte queste cose quando la ricetrasmittente cominciò a gracchiare. Piccola spina non aveva ancora raggiunto gli altri ma li aveva sentiti e voleva sapere. Erano passati una decina di minuti. Vecchia freccia fu di poche significative  parole"Ci sentiamo alle 10 fra 20 minuti".Come  può recuperare energie una persona in così poco tempo, cosa può passare nella testa a una persona stravolta il solo pensiero di camminare e arrampicarsi  per altre 5 6 ore? E' quella voce che ti chiama e che senti dentro, ma per sentirla devi avere"dentro qualcosa". La radio gracchia di nuovo...Vecchia Freccia si gira e Capello Lungo e' già in piedi! Ripartiamo. Risentiamo il suono tonfo dei nostri passi su quello che sarà l’unico tratto di sentiero di tutta la spedizione. Sono momenti particolari. La lucidità fa la differenza.. Vecchia Freccia cercava di capire se veramente a Capello Lungo conveniva fermarsi, tornare indietro e rimandare tutto. Già! Lui stava camminando e pensando  passo dopo passo. Fosse stato solo  per lui forse non avrebbe resistito così tanto. Scattano mentalmente altri fattori, principi, legami,modi di essere di una vita, chiamateli come volete ma certamente la cosa che gli sarebbe più dispiaciuta sarebbe stato fare tornare indietro tutti gli altri; ma ,intanto, se pensi quando sali, senti solo il rumore tonfo dei tuoi passi e prosegui scarpone dopo scarpone.

 

 

SIAMO ALTI E SELVAGGI

Piu’ in alto  Guida, Due Valigie e Uomo Ombra sono impazienti. Gia’ intravedono la difficile e selvaggia parete finale ma non son certi di poterla affrontare. Vogliono vedere Capello Lungo. Piccola Spina nel frattempo era ripartito e raggiunto gli altri 3.E aspettavano. Con una leggera inquietudine  ma tanta adrenalina erano su una roccia che si staccava dal bosco. Già da li si poteva vedere tutta la vallata. E’ impagabile la sensazione che si prova quando ti giri la prima volta e vedi tutto !Sotto e intorno a te.

 

” OOHH!” .” OOHH!” .” OOHH!” .” OOHH!” domanda – risposta conferma-riconferma. Successe cosi’. Lassu’ i 4 increduli capirono che erano già sotto di loro. E i 2 più in basso intuirono che erano già a “tiro di schioppo”.

Il sentiero in verità proseguiva quasi in discesa facendo una larga curva. S’allontanava dalle voci.

E allora senza parlarsi ,senza esitare, taglio secco  nel bosco fitto che confluiva in una  salita di un erta roccia, la famosa roccia di prima che ti faceva uscire del bosco arrampicati paralleli agli alberi.

Eravamo di nuovo tutti insieme e il fatto stesso che Capello Lungo era riuscito a sostenere anche lo sforzo supplementare dell’arrampicata fece nascere in quel momento la certezza che tutto era passato. Anche Capello Lungo. O meglio lui sapeva che ormai  dando il meglio di se ce l’avrebbe fatta. Tra mille mille  fatiche. Ma sarebbe arrivato.

Eravamo alti ormai ma soprattutto eravamo entrati INTO THE WILD. Era tutto splendidamente selvaggio; molto  diverso dal paesaggio che avevamo sempre incontrato salendo dagli altri sentieri. Una cosa inspiegabile ma tutto quello che vedevi e toccavi rocce erba  piante arbusti aveva quel non so che di selvatico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TRA ROCCE  CRESTE E DIRUPI

Eravamo già ripartiti quando stavamo pensando a tutte queste sensazioni e già ci ritrovavamo a dover arrampicarci su un altra grande roccia che lasciava aperta una fessura   intorno ad una grande pianta. E’ poi via di seguito altre rocce. Gli zaini cominciavamo a pesare .Ma la testa ormai era lì sulla parete finale. La vedevi cosi’vicina che certo non potevi fermarti con addosso tutta quella adrenalina. Il respiro si faceva sentire sempre di più sembrava quasi che urlasse. Questo pezzo l’affrontammo  rapidamente. Volevamo arrivare dove avremmo fatto l’ultima sosta. Guida ce lo aveva indicato. E una volta arrivati  il posto era davvero mozzafiato. Ci trovavamo su una cresta rocciosa con la parte superiore rivestita di soffice e resistente erba. Subito pensammo che quello sarebbe stato il luogo ideale per un futuro campo base ,il giorno che avremmo tentato anche  di riscendere quella magica insinuosa parete.

 

Ci siamo seduti, rifocillati con dell’ottima torta d’erbi , carburante ideale per il nostro fisico. Mentalmente la nostra testa continuava a girare però, tra l’ammirazione e lo stupore del paesaggio intorno, del fatto di essere li, di ripensare a tutte quelle volte che laggiù in fondo alla strada guardavi lassù’ e adesso eri li a stretto contatto e ti sentivi ancora più minuscolo rispetto alla montagna e sentivi la tensione e l’adrenalina che aumentavano. Ormai il fisico si era abituato a quello stato di fatica perenne che ormai ci accompagnava da ore. Ne erano già passate più di quattro e dovevamo ancora affrontare la parte più impegnativa. Già, perchè una volta rimesso lo zaino c’era “solo” da affrontare la parete finale. Cominciammo a ragionare sul percorso ipotetico da seguire. Guida a grandi linee  indicò secondo lui quel’era la via ideale da seguire, poi l’istinto e la forza di volontà di ciascuno di noi avrebbero reso il cammino un fatto esclusivamente individuale. Scrutando si vedevano  alcuni tratti dove non vi era alternativa. Ci si poteva solo arrampicare da una parte, dall’altra era solo dirupo. La cosa che dava più nell’occhio era la pendenza. In poco tempo saremmo saliti consistentemente e costantemente. Una volta lasciato  il campo base s’arrivava subito da quelle che sarebbero state le ultime forme di vegetazione. Occorreva penetrarle per aggirare un enorme agglomerato di rocce. Da li’ bisognava risalire un canalone fino a una cetra altezza. Poi era necessario spostarsi leggermente a destra e risalire un pendio erboso fino a una grande roccia. Oltre non riuscivamo a guardare .La ripidità non permetteva di estendere il nostro orizzonte visivo. Quindi una volta arrivati alla grande roccia non sarebbe mancato molto ma avremmo dovuto scoprire  la via sul posto,con esperienza, fiuto e determinazione e soprattutto facendosi forza con le poche energie rimaste.

 

DA QUI SI VA SU.... verso il  PRATO DELLE PECORE

Mentre Piccola Spina, Vecchia freccia e Capello Lungo continuavano a  fotografare , Uomo Ombra DueValigie e Guida  iniziavano l’attacco finale, verso la vetta!

Appena si parte in un attimo arrivi agli ultimi faggi e subito ti incanali in uno stretto passaggio che nasconde un angolo mozzafiato. All’ombra delle foglie a destra ci sono due rocce  alte un metro più di noi unite da un manto erboso che forma una piccola collinetta. Oltre si vede solo il cielo. Con la speranza di trovare un passaggio o solo per curiosità, sali di due passi .Sopra e’ cresta di roccia che forma un canalone sotto il vuoto e laggiù vedi minuscole abitazioni. Osservi i canaloni vicini,quella natura incontaminata , quel falco giocare con il vento e senti quel silenzio quasi assordante  ritmato dal battito del tuo cuore che pulsa ,pulsa forte e ti vien quasi da ridere. E’ dura ma e’ il dazio da pagare per essere li .

Quindi non ti rimane che proseguire sotto le foglie fai  qualche passo e spariscono. Ora l’ombra la fa una roccia che fa da cresta. Fai un piccolo salto e sei ai piedi del canalone. Si sale,il cuore detta il ritmo. il caldo lo frena , lamponi e mirtilli che nascono intorno alle rocce ridanno una piccola energia. A circa metà canalone bisogna virare a destra e uscirne fuori.

 

 

Un manto erboso ripidissimo ci accompagna fino a un punto dove puoi fermarti  a tirar il fiato. Senti che ormai sei alto .Poco più su  il manto erboso confluisce tra due rocce. Il cuore e il respiro stanno urlando adesso pensi solo ad arrivare a quelle rocce. Hai sete ,sei stanco ,adesso e’ sofferenza. Arrivi alle due rocce le attraversi e ti fermi su un cucuzzolo che si sporge in maniera dominante .La vetta non si vede. Ma le creste che fanno da cornice ai canaloni ci fanno vedere  un mondo di rocce  appoggiate tra loro mosse chissà quando e da chissà cosa .Fortunatamente qualcuno di noi ne fotografa almeno una.

Più si rimane seduti  più la lucidità viene meno sopraffatta dalla stanchezza.

 

 

Ormai la salita e’ diventata quel famoso fatto individuale. Manca solo l’erta finale e ognuno deve cercare dentro di se la molla per andare avanti,ognuno vede a suo modo la strada migliore,il punto dove si pensa di fare meno fatica, fin che arrivi all’inizio  famoso “prato delle pecore”.Lo si vede anche dalla vallata. Vedi la croce e sotto un prato dalla forma triangolare con il vertice verso il basso. Anni fa alla fine di una “notturna” una volta in vetta sentimmo sotto di noi un scampanellio di pecore che proveniva dal canalone ripidissimo sotto di noi. Adesso ci trovavamo proprio la ‘ sotto; era quasi fatta mancava quest’ultimo scoglio. Da quante ore ormai era un dettaglio insignificante. Era bello “sentirsi” già al vertice del triangolo .

Tutti quando siamo passati da li sapevamo esattamente quanto eravamo alti e distanti da tutto.Per primi passarono appunto Guida ,Due Valigie e Uomo Ombra. Arrivati in vetta subito gridarono la loro soddisfazione nella ricetrasmittente. In quel momento Vecchia Freccia si trovava nel vertice. In quell’ultimo tratto aveva proseguito del suo passo lasciando indietro gli altri 2.Nonostante non vedesse ancora niente si sentiva vicino e anche se molto distanti sentiva le voci di chi urlava di gioia. Quindi si rialzò subito , non prima di aver lasciato una mezza bottiglia d’acqua a chi era rimasto poco più indietro. Piccola Spina e Capello Lungo alla notizia della vetta capirono che era quasi fatta e quindi cercarono con lo sguardo la via migliore. E’ singolare il fatto che  il”prato delle pecore” ognuno di noi lo affrontò seguendo percorsi o modi di “scalare” diversi. Guida , Due Valigie e Uomo Ombra visto il ritmo sostenuto che avevano tenuto c’arrivarono molto spossati. Sentivano la vetta vicina e decisero d’arrampicarsi con le mani a far leva sull’erba solida e forte  come una catena e andarono su “dritto per dritto”cioè nel maniera più difficile e impegnativa. Lo sforzo fu immane e impiegarono a fare quel tratto relativamente breve più tempo di quanto pensato.

 

 

Vecchia Freccia rinvigorito dal fatto che aveva sentito le urla sulla vetta dei loro compagni inizio’ la scalata a buon ritmo passando anche lui dalla parte centrale ma poi i suoi passi calarono d’intensità vistosamente. Scelse di salire a “zig zag” alternando tratti stretti a larghi.

Piccola Spina scelse di salire dal costone alla sua destra, sapeva di essere vicino ma anche le sue energie erano ridotte a un lumicino

Capello Lungo bevve l’acqua che trovò all’inizio del prato e scelse di salire alla sua sinistra. Si sentiva quasi sollevato ce la stava facendo. Nell’ultimo tratto s’era riposato a lungo “chiamando” a gran voce le riserve delle sue energie nel tratto tra le due rocce. Vecchia Freccia  durante la sua ultima salita si girava  continuamente verso il basso e sorrideva divertito a vederlo ogni volta ancora beato sdraiato su quel cucuzzolo che dominava tutta la vallata sotto. Sono quegli istanti di vita  che sai già che ti rimaranno indelebili anche durante la vecchiaia. Tutto aveva un sapore d’avventura diverso, era come se in quelle ore si fosse fermato il tempo e tutto ciò di cui avevi bisogno era esattamente quello che stavi facendo. E’ difficile da spiegare per la rarità della percezione di quel tipo di emozione

 

 

SCHERZI DEL DELIRIO...non c’e’ piu’!

Da qualsiasi parte s’arrivava alla vetta  la  Croce,simbolo delle nostre montagne, non si vedeva fino agli ultimi passi. Sono stati incredibili quei momenti. Sapevi di essere vicinissimo ma il simbolo del traguardo non lo vedevi. In preda alla fatica stavi delirando, pensavi a uno scherzo, come se qualcuno l’avesse tolta il giorno prima. Mai avremmo immaginato che fosse stato veramente tutto così irto e ripido. Ma chi ce l’ha fatto fare!

E cosi lassù in cima i 3 cominciarono a gridare con le braccia protese verso l’alto quando arrivò Vecchia Freccia, seguito poco dopo da Piccola Spina accolto da urla liberatorie e prime “prese per il culo” di Due Valigie amici-nemici, stanchi, contenti ma  soprattutto pronti a scherzarsi su ogni cosa. Ne mancava uno.

Come dal nulla Capello Lungo spuntò con una “corona” di margherite che gli cingeva la testa e lo sguardo di chi aveva  passato in tutte quelle ore ogni genere di emozione. Venne accolto da cori da stadio, passò accanto ai suoi fieri compagni di spedizione, salì sul piedistallo che sostiene la croce e con la mano la toccò. In quel momento Capello Lungo e la Montagna si capirono e tornarono “amici”.

 

Da allora a valle ci chiamano quelli dell’Annapurna!

 

EPILOGO

La spedizione era finita. Ora ne “iniziava un altra”, quella del palato. Già avevamo nello zaino i nostri famosi 12 Kg   di ogni ben di dio da svuotare. Uno sguardo al cielo che stava diventando, come previsto cupo e minaccioso, e via un ultimo tratto di discesa verso il rifugio-bivacco che c’avrebbe ospitato per festeggiare la nostra “impresa”.Solo Guida ,per impegni personali, doveva tornare verso la civiltà. Scelse una via più facile per scendere ma molto più lunga. Fu incredibile lo stupore quando ci comunicò dopo poche ore che era già arrivato a destinazione. Era stato essenziale per il successo della spedizione e ci rincresceva molto che non poteva essere ancora con noi a festeggiare.

Il rifugio non presentava che un tavolaccio,che durante la notte fece da letto a Uomo Ombra e due panchine su cui riposarono,  dopo ovviamente una discussione e prese per il culo varie, Piccola Spina e Due Valigie. Nello spazio angusto  tra la porta e la finestra scelsero invece il loro giaciglio Vecchia Freccia e Capello Lungo adagiati sui loro comodi materassini. Ma prima di diventar dormitorio , il bivacco fu teatro di una lunga, corposa, alcolica cena. Ma prima ancora i 5 valorosi si divisero i compiti. I più stanchi Capello Lungo e Piccola Spina rimasero al rifugio, aspettarono che finisse di piovere , e andarono nel bosco adiacente a far legna. Gli altri 3 rifecero tra andata e ritorno  un oretta e mezza  di cammino questa stavolta su un sentiero relativamente facile e andarono a rifornirsi d’acqua a una sorgente. Tempo dopo Vecchia Freccia fu inutilmente accusato di aver svuotato un paio delle già tante bottiglie d’acqua. Molto stanco non aveva voglia di caricarsi una scorta eccessiva visto che per la sera non “sarebbe servita, ma bisognava dar fondo ai quasi 8 litri di vino che con tanta fatica avevamo portato su!”L’ acqua per “l’arsura” notturna  e mattutina si rilevò più che sufficiente. Tornati al campo le “prese in giro” fra di noi si sprecarono ,chi si lamentava dell’acqua ,chi della scarsa legna, chi diceva che qualcuno non aveva mosso un dito. Solo di una cosa nessuno si lamentò. Della cena. Vedere il rifugio–bivacco con il tavolo così imbandito e pensare che tutto era stato portato su dal “sentiero dei matti” ci rendeva particolarmente orgogliosi. In tanti avevano fatto il sentiero prima di noi, ma così carichi nutrivamo dei dubbi se avessimo avuto dei predecessori. E’ giusto elencare chi c’ha allietato la notte,oltre i famosi 8 litri di vino: 2 torte d’erbe, 4 salami, 2 forme intere di formaggio nostrano, una quantità industriale di pane(“indeumaimancar”) ,rotoli e rotoli di salsiccia, con tanto di chicca di unguento, cotti su un piagnone avvistato nei paraggi  e portato con tenacia da Piccola Spina e che  qualcuno sostiene (e indovinate chi?)sia stata l’unica cosa utile che ha fatto in tutto il giorno, cotolette impanate , crostate , una boccetta di grappa e BASTA?

E’doveroso anche salutare i padroni di casa del rifugio, degli splendidi esemplari di lumaconi che chissà quante volte si sono avvicinati a noi durante la notte respinti però dalle esalazioni d’alcol che emanavamo.