"EZLN - Un grido dal Chiapas"

 

PRIMA DICHIARAZIONE DELLA SELVA LACANDONA

PAROLE DI CHIUSURA

COMUNICATO DELL'EZLN AL PRESEIDENTE DEL MESSICO

COMUNICATO DI MARCOS

COMUNICATO DEL CCRI-CGEZLN  8 settembre 1996

COMUNICATO DELL'EZLN  29 settembre 1996

COMUNICATO DEL CCRI-CGEZLN  23 ottobre 1996

MESSAGGIO DEL CCRI-CGEZLN  1 GENNAIO 1997

LETTERA DI MARCOS AI POPOLI INDIOS DEL NORD-AMERICA

CONVOCAZIONE PER IL CONGRESSO DI FONDAZIONE DELL'FZLN

COMUNICATO DEL CCRI-CGEZLN  2 settembre 1997

COMUNICATO DEL CCRI-CGEZLN  IL MASSACRO DI CHENALHO'

V DICHIARAZIONE DELLA SELVA LACANDONA

COMUNICATO DELL'EZLN SUI FATTI DEL 13 DICEMBRE 1998

COMUNICATO DELL' EZLN CON LETTERA AI MUSICISTI DI TUTTO IL MONDO

LETTERA DI MARCOS AL NUOVO PRESIDENTE DEL MESSICO VINCENTE FOX

I PUNTI RICHIESTI DALL'EZLN PER LA RIPRESA DEL DIALOGO CON IL NUOVO GOVERNO

5 COMUNICATO DI MARCOS PER L'ACCOMPAGNAMENTO DELL'EZLN NELLA CAPITALE

LA PAROLA DEI 24 ZAPATISTI DELEGATI  15 febbraio 2001

PAROLE DELL'EZLN DI FRONTE AL PARLAMENTO 22 marzo 2001

DISCORSO CENTRALE DELLA COMANDANTE ESTHER AL PARLAMENTO

PAROLA DEL COMANDANTE ZEBEDEO 28 marzo 2001

DISCORSO DI MARCOS AL RITORNO DA CITTA' DEL MESSICO

SOSPENSIONE DEL DIALOGO CON IL GOVERNO 29 aprile 2001

 

Il seguente è Il testo completo del comunicato dell'Esercito Nazionale di Liberazione Zapatista dalla jungle di Lacandon.
 

OGGI DICIAMO BASTA!

AL POPOLO DEL MESSICO
 

Noi siamo il prodotto di 500 anni di lotte: prima contro la schiavitù, poi, durante la Guerra d'Indipendenza contro la Spagna capeggiata dai ribelli, poi per evitare di essere assorbiti dall'espansionismo Nord Americano; poi ancora per promulgare la nostra costituzione ed espellere l'Impero Francese dalla nostra terra; poi la dittatura di Porfirio Diaz ci negò la giusta applicazione delle Leggi di Riforma, il popolo si ribellò e emersero i suoi leaders come Villa e Zapata, povera gente proprio come noi, ai quali, come noi, è stata negata la più elementare preparazione; così possono usarci come carne da cannone e saccheggiare le risorse della nostra patria e non importa loro che stiamo morendo di fame e di malattie curabili, e non importa loro che non abbiamo nulla, assolutamente nulla, neppure un tetto degno, ne' terra, ne' lavoro, ne' assistenza sanitaria, ne' cibo, ne' istruzione, che neppure abbiamo diritto di eleggere liberamente e democraticamente i nostri rappresentanti politici, ne' vi è indipendenza dallo straniero, ne' vi è pace e giustizia per noi e per i nostri figli.

Ma oggi noi diciamo BASTA! Noi siamo gli eredi dei veri costruttori della nazione. Noi, gli espropriati, siamo milioni e perciò chiamiamo a raccolta tutti i nostri fratelli perchè si uniscano a questa lotta, che è l'unica strada per non morire affamati davanti all'insaziabile ambizione di una dittatura di più di 70 anni, guidata da una cricca di traditori che rappresenta i gruppi più conservatori e venduti. Sono gli stessi che si opposero a Hidalgo e Morelos, sono gli stessi che tradirono Vicente Guerrero, gli stessi che vendettero più metà della nostra terra agli invasori stranieri, gli stessi che importarono un principe europeo per governarci, gli stessi che diedero vita alla dittatura degli scientifici porfiristi, sono gli stessi che si opposero alla Espropriazione del petrolio, che massacrarono i ferrovieri nel 1958 e gli studenti nel 1968, sono gli stessi che oggi ci spogliano di tutto, assolutamente di tutto.

Per fermare tutto ciò e come nostra ultima speranza, dopo aver tentato di utilizzare ogni possibile mezzo legale basato sulla nostra Carta Magna, torniamo ancora ad essa, alla nostra Costituzione, per applicare l'articolo 39, che dice:

"La Sovranità Nazionale ha la sua origine ed essenza nel popolo. Tutto il potere politico emana dal popolo e si costituisce per il beneficio del popolo. Il popolo ha, in ogni momento, l'inalienabile diritto di cambiare o modificare la forma del suo governo."

Pertanto, nello spirito della nostra Costituzione, emettiamo la seguente

 

Dichiarazione di Guerra

 

all'esercito federale messicano, pilastro di base della dittatura che subiamo, monopolizzata dal partito al potere e guidato dall'esecutivo federale, che oggi ha in Carlos Salinas de Gortari, il suo capo più importante ed illegittimo.

Coerentemente a questa Dichiarazione di Guerra, chiediamo agli altri Poteri della Nazione di adoperarsi per ripristinare la legittimità e la stabilità della nazione deponendo il dittatore.

Chiediamo anche alle Organizzazioni Internazionali e alla Croce Rossa internazionale di sorvegliare e regolare i combattimenti, che le nostre forze librano, assicurando la protezione alla popolazione civile, perché noi dichiariamo ora e sempre che rispettiamo la Convenzione di Ginevra, avendo fondato l'EZLN come braccio armato della nostra lotta di liberazione.

Abbiamo il popolo messicano dalla nostra parte, i nostri combattenti portano alto l'amato tricolore. Le nostre uniformi sono rosse e nere, simbolo del popolo lavoratore nelle sue lotte. La nostra bandiera reca le lettere "EZLN", Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, e sempre la porteremo in battaglia.

Anticipatamente rigettiamo ogni tentativo di svilire la giusta causa della nostra lotta mediante l'accusa di essere narcotrafficanti, banditi o altri appellativi che possono essere usati dai nostri nemici. La nostra lotta poggia sul diritto costituzionale e porta la bandiera della giustizia e della uguaglianza.
 

Pertanto, in coerenza con questa Dichiarazione di Guerra, diramiamo alle nostre forze militari dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, i seguenti ordini:

Primo. Avanzare verso la capitale del paese, sconfiggendo l'esercito federale messicano, proteggendo durante l'avanzata liberatrice la popolazione civile e permettendo al popolo, nelle aree liberate, di eleggere liberamente e democraticamente le proprie autorità amministrative.

Secondo. Rispettare la vita dei prigionieri e consegnare i feriti alla Croce Rossa Internazionale perché possano essere curati.

Terzo. Procedere a giudizio sommario contro i soldati dell'esercito federale messicano e della polizia politica che sono stati addestrati o pagati dagli stranieri, sia dentro al nostra nazione che all'estero, accusati di essere traditori della patria, e contro tutti coloro che hanno represso o maltrattato la popolazione civile o hanno derubato o attentato ai beni del popolo.

Quarto. Arruolare tutti quei messicani che manifestano il desiderio di unirsi alla nostra giusta lotta, compresi quelli che, essendo soldati nemici, si consegnino senza combattere contro le nostre forze, e giurino di obbedire agli ordini del Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Quinto. Chiediamo la resa incondizionata delle caserme nemiche prima di iniziare qualsiasi combattimento, al fine di evitare ogni perdita di vite umane.

Sesto. Chiediamo la sospensione del saccheggio delle nostre ricchezze naturali nelle aree controllate dall'EZLN.
 

Popolo del Messico:

Noi, uomini e donne, nel pieno delle nostre facoltà ed in libertà, siamo coscienti che la guerra che abbiamo dichiarato è l'ultima nostra risorsa, ma che è una guerra giusta. I dittatori stanno applicando una guerra genocida non dichiarata contro il nostro popolo da molti anni. Pertanto, chiediamo la vostra partecipazione, la vostra decisione di appoggiare questo piano del popolo messicano, che lotta per lavoro, terra, tetto, alimentazione, salute, educazione, indipendenza, libertà, democrazia, giustizia e pace. Dichiariamo che non smetteremo di combattere sino a quando i bisogni elementari del nostro popolo non saranno soddisfatti da un governo del nostro paese libero e democratico.
 

UNITEVI ALLE FORZE RIVOLUZIONARIE

DELL'ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE.

Comando Generale dell'EZLN

Selva Lacandona, Chiapas

Dicembre 1993
 

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Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Messico.
 

Parole per la chiusura del Foro Nazionale Indigeno
 

San Cristobal de Las Casas, Chiapas.

9 gennaio 1996
Attraverso la mia voce parla l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.
Fratelli:

Vogliamo dire alcune parole ai presenti a questo Foro Nazionale Indigeno.
1 Assessori

In molte nostre comunità indigene del Messico esiste il costume di leggere nei primi giorni di gennaio come saranno i mesi dell'anno. Questa conoscenza serve per sapere quando preparare la terra, quando seminare e quando raccogliere. Tra i maya più antichi questa conoscenza si chiamava "XOC-KIN" o "conto dei giorni".

C'erano, come ora tra di noi, uomini e donne che erano i maggior conoscitori. Gli h-men, "coloro che sanno". Questi h-men possedevano molto sapere che avevano appreso dai sogni. Nel sogno gli dei insegnavano loro tutti i saperi del mondo. In questo modo potevano trovare le cose perdute, potevano curare le malattie con le erbe e le preghiere, potevano leggere il futuro guardando le pietre sacre o contando i granelli di mais.; ma la loro principale responsabilità e preoccupazione era aiutare con le proprie conoscenze ad assicurare un buon raccolto. Oggi abbiamo qui i nostri h-men, gli uomini e donne sapienti che fanno parte del corpo degli assessori dell'EZLN nella ricerca di una pace degna. Sono stati loro ad organizzare questo foro, che ci ha permesso di incontrarci e di costruire il ponte del settimo arcobaleno. Loro sognarono con gli dei più grandi, quelli che fecero il mondo, i più antichi, e da essi appresero le loro grandi parole ed i migliori pensieri. Hanno potuto così trovare cose perdute, per esempio la parola, la ragione, il disinteresse e la dignità. Loro han potuto curare l'infermità più mortale che esiste e che si chiama dimenticanza. Loro possono interpretare il futuro ascoltando ciò che dicono i loro cuori e contando i grani di mais che nel mondo d'oggi si chiamano cuori.

Però, come quella dei nostri antichi h-men, la vostra principale responsabilità e preoccupazione deve essere d'aiuto con i suoi orientamenti ad assicurare un buon raccolto. Allora noi chiediamo a voi, agli invitati a questo Foro Nazionale Indigeno,che ci accompagniate in questo saluto agli assessori e che, uniti, chiediamo che con il loro sapere aiutino affinchè ci sia un buon raccolto nella semina della parola e della dignità che oggi concludiamo. Vi chiediamo che facciate bene lo "XOC-KIN", che facciate bene il conto dei giorni, perché il nostro raccolto sia fruttuoso e non manchi mai la speranza nel petto moreno degli uomini e delle donne che per primi vissero in queste terre.

Alcuni nostri assessori oggi non ci sono, non hanno potuto accompagnarci, per varie ragioni, su questo ponte che oggi iniziamo. Ma c'è un gruppo di questi h-men che non ci sono perché sono incarcerati. Sono accusati del delitto di appartenere ad una organizzazione con cui il governo dialoga protetto da una legge. Detenendoli il governo viola la legge, che lo obbliga a parlare e non a combattere. Per questa ragione non sono con noi questi uomini e queste donne, che sono nostri assessori, nostri consiglieri per un buon cammino. Noi, gli zapatisti, vogliamo chiedervi di mandare, uniti a noi, un saluto ai nostri assessori incarcerati, un saluto come si usa nelle nostre comunità indigene, un applauso.
 

II Partecipanti
 

A tutti i partecipanti di questo Foro Nazionale Indigeno tocca la semina della parola che abbiamo unito in questi giorni. Qui, nella valle di Jovel dove oggi regna l'intolleranza, il razzismo e la stupidità che esclude, noi ci siamo riuniti per parlarci e per conoscerci. Oggi abbiamo unito il seme. Dobbiamo preparare la semina, il domani. Oggi ci capita di vivere in un paese che non è come quello in cui vissero i nostri antenati. Oggi viviamo in un paese che ha un governo che vuole venderci all'estero come animali o come cose. Noi indigeni siamo mercanzia scadente,dicono. Il gran potere del denaro non vuole comprare una mercanzia che non produce un buon guadagno. E noi indigeni non produciamo un buon guadagno. Siamo un cattivo investimento. Per questo il bottegaio che è al governo ci regala oblio e repressione, perché non riesce ad ottenere un buon prezzo, se ci vende. Ora il suddetto bottegaio dice che modernizzerà il suo negozio e che deve disfarsi di tutta la mercanzia che non sia interessante e noi, con la nostra pelle bruna e la nostra voglia di essere legati alla terra, che ci rende piccoli, non siamo attrativi. Ci vogliono dimenticare. Ma non siamo solo noi indigeni ad essere minacciati da questo oblio, ci sono molti altri messicani e messicane che non sono attrattivi perché non sono quantizzabili in dollari. Loro, che non sono indigeni, e noi, che siamo indigeni, siamo condannati all'oblio. Vendono la nostra casa e vendono, con lei, la nostra storia. Se vogliamo salvarci dall'oblio dobbiamo salvarci uniti, insieme. Oggi la speranza di questa Patria che ci fa male ha il cuore indigeno, spetta alla sua pelle scura cominciare a salvarla dall'oblio. Non basta non morire, lo abbiamo appreso durante cinque secoli, adesso è necessario vivere e vivendo uniti agli altri che sono noi stessi.

Il passato è la chiave del futuro. Nel nostro passato abbiamo pensieri che ci possono servire per costruire un futuro dove possono esistere tutti senza opprimersi come oggi ci opprimono quelli che vivono di sopra. Il futuro della Patria lo troveremo guardando verso il passato, verso coloro i quali per primi abitarono, per primi pensarono, per primi ci fecero nascere.

Dobbiamo preparare la semina. Dobbiamo creare noi la pioggia, dobbiamo fare come quando i chaccob o dei della pioggia uscivano dai cenotes e si riunivano nei cieli per percorrerli a cavallo, ciascuno con la propria zucca sacra piena di acqua, facendo piovere su tutta la terra perché tutti potessero avere la pioggia portatrice di vita.

Se la pioggia non dovesse venire, dovremo accoccolarci e, come facevano i nostri antenati, cantare come fanno le rane prima della pioggia, agitare i rami come se li sferzasse il vento della tempesta e qualcuno rappresenterà Kunu-chaac, il principale dio della pioggia, con il suo fulmine e la sua zucca sacra. Dobbiamo seminare e seminarci. Ora non sono i tempi in cui le pietre erano leggere e si potevano muovere fischiando e in cui non era necessario lavorare per dissodare il campo e un solo granello di mais bastava per alimentare tutta una famiglia. Da quando il capo fu sconfitto da uno straniero a Chichen Itzà terminarono i tempi buoni e iniziarono quelli cattivi. L'antico capo si infilò in un tunnel che da Tulum, si inabissava sotto il mare verso oriente, permettendo allo straniero, il Dzul, la presa del potere. Ora dobbiamo tornare, perché torni la ragione a comandare sui nostri territori. Lo faremo, seminando la parola. Noi siamo la nostra terra. Nei tempi antichi il campo per la semina, la milpa, era protetto da quattro spiriti, ed inoltre vi erano altri quattro che si prendevano cura del villaggio, ce n'era uno per ognuna delle croci piantate ngli angoli del villaggio. I macehualob, i nostri più antichi, avevano sette direzioni; le prime quattro erano gli angoli della milpa o del villaggio, la quinta era il centro e in ogni comunità si usava segnare il centro con una croce, e generalmente con una ceiba. La sesta e la settima erano l'alto e il basso. Oltre ai quattro guardiani del campo e i quattro del villaggio ogni uomo aveva il suo guardiano individuale. Per rappresentare i cinque punti, i quattro angoli più il centro, i nostri antenati usavano una croce. Passando il tempo il quinto punto si sollevò e i quattro angoli divennero cinque e allora fu la stella a cinque punte a rapprentare il guardiano degli uomini e delle semine.

Guardiano e cuore del popolo, il Votan-Zapata è anche guardiano e cuore della parola. Lui, l'uomo, la stella a cinque punte che rappresenta l'essere umano. Adesso che abbiamo parlato ed ascoltato, è allegro l'allegro cuore di Votan-Zapata, il guardiano e il cuore del popolo.

Fratelli:

Ciascuno ha la sua milpa, il suo seminatore, però tutti siamo del medesimo popolo, anche se parliamo lingue a volte differenti e vestiamo abiti diversi. Noi vi invitiamo a seminare, ciascuno nel proprio territorio e nel proprio modo. Vi invitiamo a fare in modo che questo foro sia un buon seminatore e che a tutti giunga la semente e che si prepari bene tutta la terra.

Abbiamo ascoltato qui buoni sapienti e buoni seminatori come i fratelli mixes, la cui posizione sull'autonomia rappresenta un ponte fra fratelli e idee. Anche i fratelli totonachi e i fratelli huicholes hanno parlato con grandi verità. Dagli stati di Guerrero, Veracruz e Oaxaca sono giunte le voci brune e degne che parlano di parole perseguitate dal potere e nonostante ciò di parole sagge. I fratelli chinantechi parlano con la saggezza della donna che li rappresenta. mazatecos, mixtecos e zapotecos ci hanno aperto occhi e orecchi che il cuore ha ma a volte dimentica. I chatinos, i chochos, i chontales, i cuicatecos, i maya, i nahuatls, i nahnu, gli otomis, i popoluca, i purehpechas, i chocholtecos, i tarahumara e i tepehuas sono anch'essi luce e colore con la loro parola. I nostri fratelli zapotechi negli Stati Uniti ci hanno dato il loro buon pensiero. Tutti coloro che sono sette, voi, noi, i fratelli che siamo.

Tutti voi avete dovuto patire molto per arrivare fino a qua, per parlarvi e parlarci, per ascoltarvi e ascoltarci. Noi lo sappiamo bene, ma molti non lo sanno. Voi siete venuti senza alcun aiuto materiale da parte nostra, le vostre comunità vi hanno appoggiato per farvi venire fino a qua, ben sapendo che non venivate a ricevere terre, denaro e promesse; ma sapendo che venivate a portare le vostre parole e il vostro esempio. E sapendo tutto ciò siete arrivati fino a qua. I miei compagni capi, i comandanti del CCRI-CG dell'EZLN, mi hanno ordinato di ringraziarvi a loro e mio nome per essere venuti fino qua, per aver parlato e per aver ascoltato, per la volontà di arrivare al buon accordo che ci metta in cammino.

Non abbiamo nulla di materiale da darvi, solo il nostro saluto, che vi chiediamo di accettare come si devono accettare i saluti, cioè come un regalo.
 

III Invitati e osservatori, CICR, Cruz Roja Mexicana e cinturone di pace.
 

In questo Foro Nazionale Indigeno è stato presente un personaggio che, a causa della sua timidezza, in questo momento se ne è andato alla chetichella dalla sala. Mi riferisco al molto grande e molto amato Don Durito della Lacandona, cavaliere errante e nobile hidalgo che cavalca le montagne del Sudest Messicano. È il più alto e degno rappresentante della altissima e suprema professione della cavalleria errante, il sempre vivo Don Durito della Lacandona che mi ha chiesto, in qualità di suo scudiero e compagno, di dirvi in suo nome alcune parole. Legato ad una di quelle promesse, che i cavalieri erranti fanno e onorano, Durito ha dovuto rimanere in silenzio per un periodo di tempo, aspettando i risultati della consulta intergalattica che ha convocato. Debbo dire, approfittando del fatto che non mi ascolta, che il suo silenzio fu abbastanza stridente, e mai mi regalò un'alba di riposo, che, credo, meritino tutti i valorosi scudieri.

Il caso ha voluto che all'alba io stessi fumando e pensando come rivolgervi a voi per ringraziarvi di essere venuti, quando improvvisamente vedo entrare, da sotto alla porta, qualcosa che assomigliava straordinariamente a uno scarabeo e che con un poco di ritardo riconobbi come ....DURITO! Vestito con un vecchio soprabito rotto, con un cappello, secondo me troppo grande, calato sugli occhi e con un bastone in mano, Durito mi ha comunicato che era in veste di clandestino per evitare le sue numerosissime ammiratrici e che non portava un bastone, ma bensì EXCALIBUR, la sua spada di giustizia, camuffata da bastone.

- Quelli che dovresti evitare sono gli agenti della sicurezza nazionale, PGR, intelligenza militare, CIA, FBI......., che solitamente si interessano di avvenimenti di questo tipo - gli dissi mentre vedevo allarmato che Durito saccheggiava una borsa di tabacco.

- Veloce! - mi dice - Scrivi ciò che ti detterò perché devo andarmene. -

Senza lasciarmi il tempo di domandare la ragione di tanta fretta, Durito mi dettò il racconto che si intitola.....
 

La storia del cavallo baio.
 

"C'era una volta un cavallo dal mantello baio, come il fagiolo baio, e che viveva nella casa di un contadino molto povero, che aveva una moglie molto povera, una gallina molto magra e un maialetto sciancato. Allora un giorno la moglie molto povera disse al contadino molto povero: 'non abbiamo di che mangiare, perché siamo molto poveri e dobbiamo mangiare la gallina magra'. Quindi uccisero la gallina magra, si fecero un brodo magro di gallina magra e lo mangiarono. Per un breve periodo si saziarono, poi la fame ritornò un'altra volta e il contadino molto povero disse alla moglie molto povera: 'Ora non abbiamo di che mangiare, perché siamo molto poveri, allora è giusto che si mangi il maialetto sciancato'. Quindi arrivò il turno del maialetto sciancato, lo uccisero, fecero un brodo striminzito di maialetto sciancato e lo mangiarono. Arrivò il turno del cavallo baio, ma il cavallo baio non aspettò la fine del racconto e se ne scappò ad un altro racconto."

- Già è finito il racconto? - domando a Durito senza nascondere un certo sconcerto.

- Ovviamente no. Non hai ascoltato che il cavallo baio se ne è andato in un altro racconto? - mi dice Durito, mentre si prepara ad andarsene.

- E allora? - domando esasperato.

- E allora niente, bisogna andare a cercare il cavallo baio in un altro racconto - dice sistemandosi il cappello.

- Ma Durito! - dico io cercando di protestare, sapendo che è inutile.

- Non una parola di più! Tu racconta la storia come io te l'ho raccontata. Io non posso perché devo compiere una missione segreta.

- Segreta? E di che si tratta? - gli domando abbassando la voce.

- Furfante insolente! Non capisci che se ti dico di che si tratta non è più segreta....., - arriva a dire Durito mentre se la batte sotto la porta.

Durito sa già il risultato della consulta intergalattica che terminò con il 1995. Sa già che il suo trionfo fu pieno e indiscutibile e che sono stato condannato a narrare le sue grandi gesta e i suoi portenti. Per questo Don Durito de la Lacandona è partito per cancellare torti e per sbalordire il mondo intero con le sue imprese. Il grande Don Durito de la Lacandona, il più grande ladro di sospiri femminili, l'aspirazione degli uomini, l'ammirato dai bambini, ritorna con noi. So bene che molti di voi si rallegreranno del suo ritorno, ma a me non rallegra il fatto di essere lo scrittore di tanti assurdi e meravigliosi racconti come questi ......racconti per una notte di asfissia.
 

IV Stampa
 

In ultimo vogliamo ringraziare la stampa per i sacrifici fatti per assistere a questo Foro. E vogliamo mettere ben in chiaro che vogliamo riferirci alla vera stampa e non alla polizia che si nasconde dietro ad un distintivo di accreditazione giornalistica. Sappiamo di avervi riservato alcune disattenzioni e scortesie e che qualcuno di voi ha detto che questa è la politica dell'EZLN verso i mezzi di comunicazione. Ma oggi ripetiamo quello che vi dicemmo quasi due anni fa qui a San Cristobal durante i dialoghi nella cattedrale: la stampa ha avuto un ruolo importante per fermare la guerra e aprire la via al dialogo e alla pace. La stampa fu come un grande specchio, nel quale questo paese che ancora si chiama Messico vedesse la sua vera immagine, riflessa in guerra contro la dimenticanza. Sappiamo che state lavorando e che lo fate con interesse, professionalità ed orgoglio. Sappiamo anche che, molte volte, quello che viene pubblicato non è il vostro lavoro, ma quello che conviene al Potere e al denaro. Alcuni di voi si lamentarono ieri che non ci sono state dichiarazioni politiche che fossero notizie. Si lamentarono che il Sup è venuto a fare letteratura con le storie del Vecchio Antonio. Così che ora faremo una dichiarazione politica molto chiara, come sono tutte le dichiarazioni politiche dell'EZLN.

E, dedicato ai mezzi di comunicazione audiovisivi che sono presenti la dichiarazione seguirà come brutta copia dello schema video nel seguente....
 

P.S. che si maschera da video-clip

Per prima cosa un'immagine distorta e un prolungato e fastidioso fischio nell'audio, dopo si schiarisce l'immagine e si ode una canzone intitolata "Cartas marcadas". Le immagini si ammucchiano: Il potere sorridente con compiacimento festeggia il suo trionfo storico negli ultimi minuti del 1993. Un esercito di ombre si insinua tra il freddo e l'umidità. Il potere si guarda nello specchio e si trova eterno e onnipotente. I grandi saggi gli pronosticano trionfi, lodi e poderose statue in tutta la terra. Un guastafeste lo ha ammonito: "Regnerai fino al momento in cui la foresta cammini verso il tuo palazzo". Un pugno di ombre si moltiplica sulla montagna. Il potere sa che è impossibile che la foresta cammini e si rafforzano la sua fiducia e la sua euforia. I grandi saggi lo accompagnano e raccolgono le briciole del banchetto. Con armi di legno cammina l'ombra collettiva nell'alba dell'inizio. Al sorgere del 1994 scendono gli indigeni dalle montagne, vanno al palazzo del potere a reclamare la morte e l'oblio.

Se questo video-clip assomiglia troppo al Machbeth di William Shakespeare non è colpa mia, ma bensì delle più grandi divinità che non stanno tranquille in Chiapas, in questi tempi, a cui va di passeggiare in altri mondi e in altri anni. Perché sono dei giocherelloni e dispettosi, i più grandi, quelli che fecero il mondo, i primi.

Molte grazie.

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Subcomandante Insurgente Marcos

Messico, gennaio 1996
 

(tradotto dal Comitato Internazionalista Che Guevara Bologna)
 

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Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale
 

Messico, 1 settembre 1996

Al: Signor Ernesto Zedillo Ponce de Leon

Signor Zedillo,
 

Ho appena terminato di ascoltare il suo secondo informe di governo. Aspettiamo inutilmente segnali che indichino una sua disposizione seria a raggiungere la pace. Di fatto, il suo discorso di oggi è abbastanza lontano da quello che ha dichiarato in televisione, il 30 agosto 1996, e molto vicino al discorso del 5 di febbraio 1995, che precedette il tradimento. Forse vicino a lei sono tornate quelle persone che consigliarono la soluzione militare nel 1993. Forse mai si sono allontanati da lei. In tutti i casi, ciò che le consigliarono in quei giorni, e ora lo reiterano, non contempla l'avanzamento del paese, ma la sua distruzione totale. Li seguirà nuovamente?

Noi non vogliamo ne' il potere, ne' il suo posto, non ci importa se lì è seduto lei, il PRI, il PAN, il PRD, il PT o il EPR-PRDP. Comunque lotteremo per democrazia, libertà e giustizia.

La delegazione che lei ha mandato in sua rappresentanza nel dialogo di San Andres, ha trattato con disprezzo, razzismo prepotenza i nostri capi indigeni, ha fatto tutto il possibile per ritardare il dialogo e per non arrivare a nessuna soluzione, non ha fatto nessuna proposta seria per arrivare a degli accordi e per adempiere a quello già raggiunto. La sua delegazione ha raggiunto lo scopo che il tavolo di San Andres abbia un nuovo insuccesso, che potrebbe essere definitivo. La nostra gente non può proseguire nel dialogo che hanno imposto i suoi inviati. Siamo disposti alla pace, ma non a quello che pretende la sua delegazione. La nostra pace è una pace differente, è quella di cui essere orgogliosi, per noi e per i nostri figli.

Se lei non lo sapeva e veramente vuole una soluzione giusta e degna, come quella che vogliamo noi, allora faccia qualcosa. Se lei lo sapeva, allora di fatto la sua strategia era quella di aspettare il momento opportuno per la via militare. Pare che abbiano raggiunto il clima di terrore, di cui avevano bisogno e, di sicuro, considerano già di avere l'appoggio dell'opinione pubblica nazionale ed internazionale per attaccare gli zapatisti. Allora, dunque ci vedremo all'inferno.

Bene. Salute e buon viaggio per la Bolivia. Dicono che c'è ancora gente, che crede che lì uccisero il Che.
 

Dalle montagne di Numancia.

Subcomandante Ribelle Marcos.
 

P.D. Se non siamo delinquenti, ne' terroristi, allora perché condannano i presunti zapatisti come se lo fossero?
 

(Tradotto dal Comitato Internazionalista Che Guevara - Bologna)

 

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Alla stampa nazionale e internazionale
 

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
 

31 agosto 1996.
 

Dame e cavalieri:

Da quelle parti c'è ancora qualcuno?, qui c'è un comunicato dove si reitera la nostra stupidità. Noi? Bene... ancora. Alcuni mezzi di comunicazione ci attaccano per una presunta "larga storia di divieti", il Potere pretende collocarci nel ruolo dei "buoni" (EZLN) contro i "cattivi" (EPR) e vorrebbe farci scontrare con l'aiuto di qualche giornalista, l'Esercito Federale rafforza le sue posizioni e aumenta il numero degli effettivi nella zona, le critiche sui difetti nell'Incontro intergalattico sono voluminose e, of course, intercontinentali, il supremo governo mostra le sue monete affinché i "lideres" delle organizzazioni sociali indigene e contadine barattino al peggio la dignità dei movimenti in altri tempi indipendenti, i popoli zapatisti si dichiarano stufi della mancanza di risultati concreti nel dialogo, i nostri "alleati" si sono già dimenticati di ciò di cui si è parlato nel forum speciale e, soddisfatti della foto, ora sono molto occupati a definirsi per il '97, il discorso "duro" del governo intimorisce e provoca paralisi nella società, la stampante si è rotta. Durito non c'è, e, come se niente fosse, l'Olivio si è arrabbiato con me perché il suo pallone da futbol si è bucato.

Per finire, tutto indica che trionferemo. O qualcuno lo dubita?
 

Dalle montagne della Numanzia.

Subcomandante ribelle Marcos.

Messico, agosto 1996.
 

P.S. Che confessa le sue deviazioni. Quando Roque Dalton scriveva che era possibile arrivare "alla rivoluzione attraverso la poesia", la direzione dell'ERP salvadoregno pianificava l'assassinio del poeta guerrigliero per "deviazioni" e come "agente del nemico". Oggi, l'antica e "rivoluzionaria" direzione dell'ERP stringe alleanze con la criminale destra salvadoregna, e dalla tomba Roque continua a maledire il Potere e a camminare verso al rivoluzione attraverso la poesia. Qualche rassomiglianza? Inoltre, credo che per essere solamente dei poeti, abbiamo già dato abbastanza problemi al Potere, o no?
 

P.S. Marina. Tante le strade che ci sono e nessuna che mi porti a Roma. Non è un peccato?
 

P.S. Che chiede scusa. Sì, già lo so che sono molte le pagine che abbiamo mandato. Però abbiamo l'amara sensazione che, se non diciamo questo ora, non lo potremo fare mai più.
 

(tradodotto dal Comitato Chiapas di Torino)

 

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Comunicato del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno -

Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale
 

Messico, 8 settembre 1996.
 

Al popolo del Messico.

Ai popoli ed ai governi del mondo.
 

Fratelli:

L'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale informa sugli ultimi fatti accaduti nella cosiddetta "zona di conflitto".
 

Primo. Le guarnigioni federali ubicate in La Garrucha, Patiwitz, La Sultana, Guadalupe Trinitaria, Laguna Santa Elena e Las Tacitas hanno iniziato la loro avanzata verso le posizioni in montagna dell'EZLN. Le truppe governative vogliono scontrarsi con le nostre forze e giustificare, in questo modo, l'offensiva militare. In ben cinque occasioni, nei giorni 3, 4 e 5 del mese in corso, i nostri posti di controllo avanzati sono entrati in contatto visivo con le colonne federali quando queste hanno imboccato, senza saperlo, sentieri attrezzati per imboscate difensive. La situazione nella Selva Lacandona è di giorno in giorno sempre più tesa, e diventa più difficile il controllo dei combattenti.
 

Secondo. Le truppe zapatiste mantengono le loro posizioni in montagna e l'ordine è quello di non realizzare manovre offensive, però hanno pure l'ordine di difendersi se sono aggredite dalle forze del governo. Non ci sarà ritirata. Siamo pronti a combattere fra le montagne.
 

Terzo. Il supremo governo pretende di riuscire ad ingannare l'opinione dicendo che le richieste dell'EZLN per proseguire il dialogo saranno soddisfatte. L'unica cosa che sta facendo il governo è logorare la società civile nazionale ed internazionale, e guadagnare tempo per lanciare la sua offensiva, mentre fa finta di cercare soluzioni negoziate per la crisi del tavolo di San Andrés.
 

Quarto. L'EZLN reitera che non dialogherà finché il governo non dia prova di assumersi il dialogo di San Andrés con serietà, rispetto ed impegno a dare soluzioni di fondo alla nostra giusta lotta.

Democrazia!

Libertà!

Giustizia!

Dalle montagne del Sudest Messicano

Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno -

Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.
Messico, settembre 1996
 

(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)
 

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COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO INDIGENO COMANDO GENERALE DELL'ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
 

29 settembre 1996
 

Al popolo del Messico

Ai popoli ed ai governi del mondo
 

Fratelli:
 

L'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale dichiara:
 

Primo. Il giorno 27 del mese in corso, il CCRI-CG dell'EZLN ha ricevuto vari e importanti documenti. Uno proviene dalla Commissione di Concordia e Pacificazione, due sono della Commissione Nazionale d'Intermediazione e l'altro è firmato da 520 organizzazioni e cittadini della società civile messicana.

Secondo. Tutti questi documenti contengono varie iniziative e proposte d'alto valore per ricomporre il dialogo di San Andres e per far avanzare il processo di pace in tutto il Messico.

Terzo. La Commissione Nazionale d'Intermediazione ha presentato due documenti con proposte concrete per sbrogliare il dialogo di San Andres. Questi documenti si riferiscono ai cinque punti che l'EZLN propone per dare serietà al negoziato. Ambedue i documenti reiterano l'interesse della Conai a trovare soluzioni all'attuale sospensione del dialogo di San Andres, e sono analizzati, insieme alle altre proposte, dal CCRI-CG dell'EZLN.

Quarto. Il documento intitolato Per la pace, il dialogo nazionale, firmato da 520 organizzazioni e personalità del paese, contiene una serie di considerazioni sulla situazione nazionale, reclama uno spazio per la società civile nel processo di cambiamento di cui ha bisogno il nostro paese, e interpella l'EZLN appellandosi a mantenere la sua disponibilità ad ascoltare, a continuare il cammino della lotta politica e lo invita a seguire le proposte della Cocopa e della Conai per rinnovare il dialogo di San Andres. Le organizzazioni e le personalità che firmano e danno impulso a questa iniziativa per il dialogo nazionale rappresentano il meglio della società civile messicana che lotta per una pace degna.

Quinto. L'EZLN saluta questa iniziativa e risponde a questo appello alla pace ed al dialogo nazionale riaffermando il suo impegno nella ricerca della via politica e pacifica per risolvere il conflitto con il supremo governo e per dare al tavolo di San Andres la trascendenza e la definitività che il governo finora gli ha negato.

Sesto. Il CCRI-CG dell'EZLN sta analizzando i punti principali di questo documento Per la pace, il dialogo nazionale e sta già discutendo la forma che debba avere la partecipazione dell'EZLN nel così denominato Congresso Nazionale per la Pace in Messico.

Settimo. Nello stesso giorno, il 27 settembre 1996, attraverso la Commissione Nazionale d'Intermediazione, riconosciuta istanza di mediazione fra l'EZLN ed il governo federale, abbiamo ricevuto un documento elaborato dai legislatori della Commissione di Concordia e Pacificazione. Il documento intitolato Iniziativa per la preservazione del dialogo e del negoziato di San Andres contiene una serie di considerazioni e dichiarazioni della Cocopa che riflettono uno sforzo serio e impegnato da parte di questa commissione legislativa per coadiuvare il processo di pace.

Ottavo. Il documento della Cocopa contiene pure una serie di proposte e iniziative che vengono sottoposte al giudizio dell'EZLN e del governo federale, incamminate a preservare la via del dialogo e del negoziato politico per dar soluzione alla guerra. Le proposte e le iniziative della Cocopa hanno una grande importanza nella crisi attuale e possono significare l'inizio della ricomposizione del dialogo di San Andres e il principio di una nuova tappa nel negoziato fra l'EZLN ed il governo federale.

Nono. La Commissione di Concordia e Pacificazione ha fatto arrivare questo documento al CCRI-CG dell'EZLN in una busta sigillata e bollata come confidenziale e suggerisce all'EZLN che, per appoggiare le funzioni coadiuvanti della Cocopa, questo documento mantenga il suo carattere confidenziale. Dato che questo documento è della Cocopa, e compete a lei decidere il momento in cui renderlo pubblico, questo CCRI-CG dell'EZLN ha deciso di mantenere la discrezione sul suo contenuto nel senso che è ai membri della Cocopa che tocca la sua pubblicazione, però considera pure che è suo dovere informare l'opinione pubblica che è stato ricevuto dall'EZLN e che, da una prima lettura, è stato valutato come molto importante dagli zapatisti.

Decimo. Il CCRI-CG dell'EZLN sta analizzando i punti principali di questo documento Iniziativa per la preservazione del dialogo e del negoziato di San Andres, e sta già preparando una risposta per i legislatori della Cocopa con i commenti ed i dubbi rispetto a ciò che segnala il documento, per approfondire le iniziative a cui i Legislatori della Cocopa si propongono di dar impulso per reiniziare il dialogo di San Andres. In questi giorni, la Cocopa ha reiterato il suo interesse nell'appoggiare la causa della pace rispondendo alle sollecitudini dell'EZLN affinché visitassero alcune comunità nella cosiddetta zona in conflitto. Salutiamo il loro impegno e il loro interesse, e speriamo che quello che hanno osservato li aiutino a trovare iniziative per la pace.

Undicesimo. La soluzione politica e pacifica della guerra iniziata nel 1994 ha aspetti nazionali, regionali e locali. L'attuale crisi del dialogo di San Andres contiene elementi che sono specifici della logica interna al tavolo di San Andres e elementi che riguardano l'ambito nazionale. L'EZLN pretende che la soluzione al problema del dialogo di San Andres sia profonda e non si accontenti di rattoppi che non farebbero altro che differire la crisi.

Dodicesimo. Se il governo federale ha, come dice, volontà legittima per il dialogo, deve dimostrarlo. L'EZLN dimostrerà, anche a rischio della vita dei suoi dirigenti, che non specula sulle situazioni congiunturali e sì punta verso una pace nuova.

Tredicesimo. L'EZLN ratifica la sua disponibilità a riprendere il dialogo col governo e con la società civile nazionale su basi nuove di serietà e rispetto. Sfidiamo il governo, nei fatti, a dimostrare la medesima disponibilità.
 

Democrazia!

Libertà!

Giustizia!
 

Dalle montagne del Sudest Messicano

Per il Comitato Clandestino Indigeno Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Subcomandante Marcos

Accampamento "Numanzia", Caserma Generale dell'EZLN
 

(tradotto dal Comitato Chiapas - Torino)

 

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Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale
 

A: Gli indigeni ingiustamente incarcerati nel Carcere di Cerro Hueco

Chiapas, Messico.
 

Dal: CCRI-CG del EZLN
 

Fratelli:
 

I nostri capi indigeni del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, mi hanno domandato di scrivervi queste parole per dirvi che abbiamo saputo dell'ingiusto della vostra situazione e del giusto della vostra lotta. Lo sciopero della fame, che voi ed i vostri familiari stanno realizzando da più di tre settimane, è un atteggiamento coraggioso per richiedere ed esigere la giustizia autentica, la vostra libertà.
 

Ci preoccupa che il mal governo continui a restare sordo alle giuste richieste di quelli che si trovano privati, grazie a manovre e menzogne, della loro libertà. Però ci preoccupa ancor di più che vi siate visti obbligati ad uno sciopero della fame per domandare giustizia. Se il governo non ascolta uomini e donne che si lasciano morire per poter dire che non sono disposti a vivere schiavizzati, ancor meno ascolterà le mobilitazioni pacifiche e i reclami che gli indigeni possono inoltrare per le vie legali. Rifiutandosi di risolvere il vostro problema, il governo dello stato del Chiapas ci manda un chiaro segnale di guerra. Con questa sordità, il governo statale ci dice che dobbiamo continuare ad essere armati e ribelli, perché nulla si riesce a risolvere per le vie pacifiche e legali.
 

Com'è possibile che chi dice di governare queste terre rimanga impassibile, mentre uomini e donne di sangue scuro si lasciano morire per esigere la vita? La superbia e la prepotenza del mal governo ci continua a trattare come animali che disturbano i suoi piani egoistici. Attraverso la persecuzione, l'imprigionamento, la tortura e l'assassinio, il governo fabbrica colpevoli fra gli indigeni innocenti. Mentre, i grandi criminali e ladroni comprano giustizia a loro beneficio e corrompono giudici, poliziotti, segretari e sottosegretari di governo. Se al posto di annunciare opere pubbliche che non esistono e fare dichiarazioni ufficiali vuote e pusillanimi per il dialogo e la pace, il signor Ruiz Ferro si dedicasse a fare autentica giustizia fra gli sfavoriti, il panorama di questo stato dal cuore indigeno sarebbe migliore.
 

Il CCRI-CG dell'EZLN manifesta la sua solidarietà a voi ed a tutti gli altri fratelli ingiustamente incarcerati in tutto il paese. Esigiamo dalle autorità statali che la smettano di buttare soldi nei mezzi d'informazione perché si dica qualcosa sul popolo chiapaneco e si diano da fare presto per la liberazione degli scioperanti nel penale di Cerro Hueco, e per gli altri detenuti ingiustamente in tutto il paese.
 

In Chiapas, e in tutto il Messico, il governo riempie le carceri di gente povera ed umile. In tutto il Messico, e in Chiapas, i criminali ricchi continuano ad essere liberi e, in più, occupano pure incarichi governativi. Questa non è la pace che vogliamo. Perché tutto continui uguale, meglio continuare armati e ribelli. Tutto ci ripete, nei fatti, che la lotta pacifica è inutile e sterile. Come fanno a chiederci di transitare alla pace, se quella pace continua ad essere umiliazione e morte?
 

Stiamo attenti alla vostra lotta, fratelli. La risposta che riceverete sarà pure per noi. Se vi lasciano morire o non risolvono con giustizia, allora continuiamo ad essere lontani dalla pace che vogliamo. Se vi riconoscono il vostro diritto a vivere in libertà, allora noi capiremo che il domani può essere più vicino.
 

Fratelli indigeni:
 

Incarcerati fra le montagne o detenuti nel Cerro Hueco, siamo gli stessi. Gli uni e gli altri chiediamo democrazia, libertà e giustizia.
 

Noi lottiamo con le armi, voi lottate in modo pacifico.
 

Che colui che governa decida qual è il cammino in Messico per lottare per i diritti di tutti gli esseri umani.
 

Saluti compagni indigeni di Cerro Hueco! Non arrendetevi, nelle montagne del sudest messicano migliaia di indigeni condividono con voi lo sciopero della fame nazionale per richiedere...
 

Democrazia!
Libertà!
Giustizia!
 

Dalle montagne del Sudest Messicano
 

Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell'Esercito Zapatista dei Liberazione Nazionale.
 

Subcomandante Ribelle Marcos
 

Messico, 23 ottobre 1996
 

(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)

 

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ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
 

MESSAGGIO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO-COMANDO GENERALE DELL'EZLN,

IN OCCASIONE DEL 3° ANNIVERSARIO DEL SOLLEVAMENTO.

 

1 GENNAIO 1997.
 

Alle truppe insorgenti, alle truppe miliziane zapatiste e alle basi d'appoggio dell'EZLN:

Al popolo del Messico:

Ai popoli del mondo:
 

Fratelli e sorelle:
 

In questa prima alba dell'anno 1997 si compiono 3 anni della guerra dei ribelli zapatisti. Sono 1.095 i giorni di guerra contro l'oblio con cui vogliono ammazzarci. Sono 3 anni di resistenza per la memoria che per vivere ci diamo.
 

Tre anni fa, noi insorti zapatisti abbiamo iniziato una guerra contro il silenzio. Una guerra che non fu e non è per il potere politico o il governo, bensì per avere rispetto e difendere la dignità degli uomini e delle donne che portano nel cuore il sangue degli abitanti primari di queste terre, che portano sulle labbra le verità dei più antichi saggi, che portano nel cammino il degno passo di tutti gli uomini e donne veritieri. In questi tre anni il potente non ha cessato di perseguitarci e cerca di dimenticarci.
 

Per arrestarci, farci arrendere ed annichilirci, il potente ha usato tutta la sua forza. Tante e grandi sono le macchine da guerra che riempiono i nostri suoli e i nostri cieli. Grande e tanta è la morte con cui il potente attacca la nostra vita. Siamo qui, qui andiamo avanti. Non siamo stati zittiti, non ci arrenderemo.
 

Per ingannarci e comprarci, il potente ha comprato parole e coscienze. Il potente disse che voleva la pace, e dietro la sua promessa venivano il tradimento e la morte . Alla nostra verità, il potente oppone la menzogna. Contro la nostra memoria, ha lanciato l'oblio. Siamo qui, continuiamo qui. Non ci siamo dimenticati, non ci arrenderemo.
 

La nostra guerra è stata ed è affinché la memoria recuperi il suo posto nella storia. Non ci sarà pace fino a che l'oblio continui ad essere l'unico futuro.
 

La nostra guerra è stata ed è affinché la dignità venga rispettata per tutti coloro che esistono. Non ci sarà pace fino a che il disprezzo verso il diverso continui ad essere l'unica relazione possibile.
 

La nostra guerra è stata ed è affinché la verità dei diversi venga ascoltata e compresa, affinché tutti i mondi abbiano il loro posto nel mondo. Non ci sarà pace fino a che la menzogna continui ad essere l'unica parola per cui ci siano orecchie. E l'intolleranza e il cinismo le uniche bandiere.
 

Noi zapatisti ci parliamo per noi stessi e portiamo anche la parola di tutti i morti che sono morti molto zitti. Parliamo per loro, nella nostra parola parlano tutti i morti, gli zitti di sempre.
 

Resisteremo affinché camminino le loro parole di dimenticati. Lotteremo affinché parlino i silenzi degli zitti. Moriremo affinché vivano i morti.
 

Questi tre anni di guerra che si compiono oggi, lo sono stati perché il potente non ha altre parole che la menzogna.
 

Se questo quarto anno sarà di guerra o di pace dipenderà dal fatto che il supremo potere accetti oppure no la storia e che riconosca oppure no che i diversi meritano un posto per la loro parola e per il loro passo. Questo quarto anno sarà, come tutti quelli passati e tutti quelli che verranno, da...vivere per la patria o morire per la libertà!
 

Democrazia!

Libertà!

Giustizia!

Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-

Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.
 

Subcomandante Marcos.
 

Montagne del Sudest messicano.
 

Messico, gennaio del 1997.
 

Anno 13 della lotta e Quarto della guerra contro l'oblio e la menzogna.

 

(tradotto dal Consulado Rebelde de Mexico en Brescia)
 

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ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

Marzo 1997

A: I Dirigenti dei Popoli Indigeni negli Stati Uniti del Nordamerica

Da: Subcomandante Marcos, CCRI-CG dell' EZLN

Fratelli e sorelle:

Vi scrivo queste parole a nome dei bambini, anziani, uomini e donne indigeni messicani delle comunità zapatiste del sudest messicano. Vogliamo che tutti voi riceviate il nostro riconoscimento alla vostra statura come indigeni e come esseri umani e vogliamo che accettiate il saluto che per mano mia vi mandano tutti gli indigeni ribelli dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Noi ci siamo sollevati in armi contro il malgoverno messicano perché le richieste dei popoli indigeni non sono state risolte.
I popoli indigeni per il governo messicano e il grande Potere che lo sostiene non sono altro che un oggetto turistico, produttori di artigianato e scomoda molestia alla modernizzazione neoliberale.

Per i potenti del Messico gli indigeni non sono esseri umani con diritti e aspirazioni legittime, sono solo oggetto da museo e da leggende e storie passate. Però i nostri popoli indios vogliono una vita giusta e degna, una vita dove possano continuare a essere indigeni senza che questo significhi la miseria e la morte, una vita dove si mantengano la loro cultura e le loro giuste forme di governo, in fine, una vita con rispetto.

Per questo ci dichiariamo ribelli e per questo abbiamo detto Adesso Basta all'oblio con cui pretendono di annientarci.

Oggi stiamo aspettando dal governo del Messico una risposta di pace che non arriva. Nè rispetto, nè vita degna, nè nuova pace è disposto a riconoscere il governo messicano agli indigeni di queste terre. I potenti ci vedono piccoli e deboli, e pensano di poterci vincere e farci arrendere con le loro grandi macchine da guerra.

Il gran governo nordamericano appoggia il governo del Messico con denaro, macchine da guerra e la consulenza militare, il governo USA appoggia la persecuzione e l'assassinio del sangue indigeno messicano. Il denaro, l'equipaggiamento e le armi, la consulenza militare non sono usate dal governo del Messico per migliorare la vita dei suoi abitanti e combattere il narcotraffico e per portare la pace nelle terre messicane. No, questo denaro, queste persone e queste armi sono usate per asfissiare, perseguitare, incarcerare e assassinare un intento di dignità indigena.

Però la nostra lotta non è solo degli zapatisti dell'EZLN , la nostra è la lotta di tutti i popolo indigeni d'America, la lotta per il riconoscimento della nostra differenza e del nostro diritto ad un'autonomia includente che ci renda parte, a pieni diritti, del gran concerto umano. Per questo stiamo dirigendo a voi le nostre piccole parole.

Voi, i capi dei degni popoli indigeni del Nordamerica, possedete la parola veritiera e il passo degno. I vostri grandi saggi vi hanno mostrato il cammino per comprendere la giustizia nelle rivendicazioni degli abitanti primari delle terre messicane. Voi saprete capire i nostri richiami e, ne siamo sicuri, saprete porgerci il cuore e le mani per ottenere la pace che aneliamo e meritiamo.

La vostra parola è ascoltata con attenzione e rispetto dal gran governo degli Stati Uniti d'America, per questo vi chiediamo di appoggiarci con la vostra mediazione. Noi non vogliamo la guerra, nè la conquista di quanto non ci appartiene, neppure la distruzione o la schiavitù. Noi vogliamo la pace, vogliamo conquistare il nostro diritto ad essere migliori esseri umani, vogliamo costruire il nostro mondo ed esservi rispettati, vogliamo la libertà. Noi vi chiediamo, ai grandi capi dei popoli indios del Nordamerica, di intercedere di fronte al potente che governa gli Stati Uniti d'America e che gli dicano di non appoggiare più la guerra contro la nostra razza nè la persecuzione dei nostri ideali. Noi non serviamo nessuno straniero, solo la nostra storia e le nostre voglie di dignità, di democrazia, di libertà, di giustizia.

Questo vi chiediamo, grandi capi indios. Vi chiediamo il vostro appoggio e il vostro accompagnamento in una lotta che è quella di tutti gli esseri umani in qualsiasi parte del mondo, la lotta per la libertà.

Salute e che la terra che è madre e radice alimenti il domani.

Dalle montagne del Sudest Messicano

Subcomandante Insorgente Marcos

Messico, Marzo 1997

tradotto da Consolato Ribelle del Messico-Brescia

 

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ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE.

MESSICO

Oggi, 8 agosto 1997, anniversario della nascita del generale Emiliano Zapata, la Commissione Nazionale Organizzatrice del Fronte Zapatista di Liberazione Nazionale

CONVOCA

tutti i messicani onesti e le messicane oneste, individui e gruppi, che non appartengono a partiti o organizzazioni politiche, e che vogliono lottare, con mezzi civili e pacifici, per ottenere la democrazia, la libertà e la giustizia per il Messico, senza aspirare alla presa del Potere, a che entrino a far parte, in modo individuale o collettivo, dell'FZLN e che partecipino al

CONGRESSO DI FONDAZIONE DEL FRONTE ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

che deciderà sulla dichiarazione di principio, sul programma di lotta, sulla struttura organica e sul piano di azione del FZLN

e che si celebrerà nella Città del Messico, Distretto Federale, durante i giorni 13, 14, 15 e 16 settembre 1997, con il seguente programma:

1. Dichiarazione di Principio dell'FZLN.

2. Programma di Lotta.

3. Struttura e Statuto.

4. Piano di Azione.

5. Elezioni, caso per caso, dei titolari per la nuova struttura.

Il Congresso di Fondazione del FZLN avrà i seguenti momenti:

a) La Preparazione del Congresso - dalla pubblicazione di questa convocazione fino il 9 settembre 1997 -. In questo periodo se distribuirà, a tutti i Comitati Civili di Dialogo ed agli individui interessati, il documento base per il Congresso di Fondazione del FZLN.

b) Celebrazione del Congresso. Questo momento va dal 13 al 16 settembre 1997. In questo periodo se discuterà e si prenderanno decisioni sulle seguenti

BASI:

1. Il Congresso di Fondazione dell'FZLN avrà due istanze di discussione e un meccanismo di presa di decisioni. Le istanze di discussione sono la Assemblea Generale di Partecipanti ed i Tavoli di Lavoro. Il meccanismo di presa di decisioni è una votazione diretta e universale di tutti i partecipanti, in accordo col Regolamento Interno del Congresso. 2. Potranno assistere come partecipanti, con diritto a parola e voto, tutti i messicani e le messicane, sia a titolo individuale, sia come parte di un CCD o sia come delegati di CCD, senza che importi età, sesso, razza, credo religioso o preferenze sessuali, che riuniscano i seguenti requisiti:

3. Potranno assistere come osservatori, con parola però senza diritto al voto, tutti gli individui e i rappresentanti di organizzazioni sociali, politiche, non governative, e culturali che siano invitati a partecipare come tali da parte della Commissione Nazionale Organizzatrice, e che si accreditino presso il Comitato Organizzatore del Congresso.

Una delle attività degli zapatisti nel DF, sarà assistere al Congresso dell'FZLN con 1,111 osservatori, che rappresentano i popoli indigeni ribelli, le basi di appoggio dell'EZLN.

Per gli zapatisti, la nascita dell'FZLN rappresenta la speranza di un domani migliore e vogliamo stare insieme a nostri fratelli del Fronte in questo passo.

4. Potranno assistere come invitati, senza diritto a parola nè di voto, tutti gli individui e i rappresentanti di organizzazioni sociali, politiche, non governative, e culturali, nazionali e internazionali, che siano invitati a partecipare come tali da parte della Commissione Nazionale Organizzatrice, e che se accreditino presso il Comitato Organizzatore del Congresso.

5. Tutti i membri di Comitati Civili di Dialogo potranno assistere al Congresso di Fondazione a titolo individuale o delegare la loro partecipazione attraverso uno o vari rappresentanti dei CCD. Nella discussione e nella votazione, i rappresentanti esporranno i punti di vista dei membri del loro CCD e emetteranno il loro voto e quello di ognuno di coloro che rappresentano, rispettando le differenze di opinioni e decisioni.

Gli individui o i membri dei CCD che non possono assistere al Congresso nè delegare la loro partecipazione con un rappresentante, potranno partecipare per iscritto con la loro opinione sui punti in discussione e con il loro voto nella presa delle decisioni. Per questo, dovranno dirigere i loro scritti, si se tratta di individui, o i loro atti di accordo, si se tratta di collettivi, a Javier Elorriaga Berdegué, del Comitato Organizzatore del Congresso, con i seguenti requisiti:

-Volontà manifesta di entrare a far parte dell'FZLN.

-Impegno esplicito ad assoggettarsi agli accordi di la maggioranza, ed a adempiere alle risoluzioni del Congresso di Fondazione dell'FZLN.

6. Durante il Congresso, tutti i temi, con eccezione dell'elezione dei titolari della nuova struttura, si discuteranno in tutti i tavoli di lavoro. Le discussioni nei tavoli di lavoro non cercheranno di arrivare ad accordi, ma di fornire elementi ai partecipanti affinché possano prendere una decisione libera e cosciente al momento giusto.

La discussione, nel caso, dei titolari della nuova struttura si terrà nell'Assemblea Generale dei Partecipanti, con l'obiettivo di dare tutti gli elementi ai partecipanti affinché possano prendere una decisione libera e cosciente al momento giusto.

7. Le decisioni finali e l'elezione dei titolari della nuova struttura si determineranno per voto diretto e universale dei partecipanti e di coloro che hanno delegato la loro partecipazione con uno o vari rappresentanti.

8. Il Congresso di Fondazione dell'FZLN sarà Sovrano e le sue decisioni saranno prese per maggioranza qualificata di, almeno, 3 quarti dei partecipanti, e le loro risoluzioni impegnano a tutti e ognuno dei membri dell'FZLN fino a che una nuova maggioranza qualificata non modifichi questi accordi.

9. Il Congresso di Fondazione dell'FZLN deciderà forme e tempi per la realizzazione del successivo congresso dell'FZLN.

I punti non previsti da questa convocazione saranno risolti dalla Commissione Nazionale Organizzatrice.

Invitiamo tutti i membri di CCD, e gli individui interessati alla formazione dell'FZLN, a partecipare al Comitato Organizzatore del Congresso dell'FZLN che coordinerà, da parte della Commissione Nazionale Organizzatrice, Javier Elorriaga Berdegué. (L'indirizzo è: Zapotecos 7 bis. Col. Obrera, Messico, D.F. Tel. e Fax 7614236. Email floresu@spin.com.mx).

¡DEMOCRAZIA!

¡LIBERTÀ!

¡GIUSTIZIA!

Per la Commissione Nazionale Organizzatrice del Fronte Zapatista di Liberazione Nazionale.

Subcomandante Ribelle Marcos.

Messico, agosto di 1997

(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)


 

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COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO - COMANDO GENERALE DELL'E.Z.L.N.

MESSICO, 2 SETTEMBRE 1997

AL POPOLO DEL MESSICO:

12 settembre - Xochimilco e Zocalo di Città del Messico. Durante la mattina daremo vita a un'iniziativa a Xochimilco. Poi andremo verso lo Zocalo della capitale. Qui terremo un meeting con gli oratori del Congresso Nazionale Indigeno e dell'E.Z.L.N. Di fronte al palazzo dei potenti esigeremo il rispetto della parola data in San Andres, la smilitarizzazione delle zone indigene del paese e uno spazio degno e giusto in Messico per i popoli indios.

13 settembre - Congresso della Fondazione del F.Z.L.N. Quel giorno saremo nel salone "Los Angeles", dove si celebrerà l'apertura del congresso della Fondazione del F.Z.L.N. Dopo uno sforzo durato venti mesi che inizia con la quarta dichiarazione della Selva Lacandona nel gennaio del '96, nasce un'organizzazione politica di nuovo tipo. Ispirato ai princìpi zapatisti di non lottare per il potere, di una nuova relazione tra governanti e governati, e del "comandare obbedendo", l'F.Z.L.N. sarà accompagnato, nella sua nascita, dagli zapatisti dell'E.Z.L.N.

14 settembre - atto politico del Congresso Nazionale Indigeno. Insieme ai fratelli e alle sorelle del C.N.I., esporremo la situazione del Messico indio, le sue richieste e aspirazioni.

15 settembre - Incontro con la società civile a Cuicuilco. Invitiamo tutti: sindacati, studenti, maestri, contadini, coloni, indigeni, religiosi, casalinghe, ecologisti, organizzazioni non governative, intellettuali, artisti, movimenti sociali, omosessuali e lesbiche, fratelli e sorelle di altri paesi e tutti coloro che vogliano parlare con noi e ascoltarci, a un incontro nel quale possiamo dire la nostra parola. Non sarà un atto con un solo fine o una sola causa. Sarà un incontro di tutti e uno spazio per parlare e domandare, ascoltare e vedere tutti quelli che, come noi zapatisti, non sono conformi, sentono che c'è ancora una speranza e lottano per un Messico migliore.
Per maggiori informazioni su questa "festa della parola", chiamare il numero 525-25-45 (Luìs Hernandez Navarro)

16 settembre - Chiusura del congresso del F.Z.L.N. Saremo con i nostri fratelli e sorelle del F.Z.L.N. nella cerimonia di chiusura del loro congresso. Celebreremo il giorno dell'Indipendenza del Messico con una festa notturna e un ballo popolare in uno spazio ancora da confermare.

17 settembre - Atto politico con le organizzazioni sociali e politiche e saluto degli Zapatisti. Durante la mattinata parteciperemo a un atto politico insieme con altre organizzazioni politiche e sociali. Nel pomeriggio prepareremo i pulmini e durante la notte ci sarà l'atto di saluto della delegazione dei 1111 Zapatisti, che cominceranno il loro ritorno verso le montagne del Sud-Est messicano all'alba del 18 settembre.

DEMOCRAZIA!
LIBERTÀ!
GIUSTIZIA!

Dalle montagne del Sud-Est messicano
Subcomandante Marcos
Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell'E.Z.L.N.
Messico settembre 1997

(tradotto dal csa morion <morion@iol.it>)

 

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ALLA STAMPA NAZIONALE E INTERNAZIONALE

26 dicembre 1997.

Dame e cavalieri:

Qui segue un comunicato dove informiamo sugli ultimi risultati delle nostre investigazioni. Grazie.

Abbiamo solo una domanda: Quello che dice Chuayffet che il nostro comunicato precedente si merita una risposta dello stesso tono, significa che va davvero a dire la verità su ciò che è successo? o significa che è scritto bene? o significa che ci farà lo stesso "trattamento" che ha ordinato per i rifugiati di Acteal?

Bene. Saluti e ricordate che, per sapere chi è stato, si deve cercare in alto e non in basso.

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Subcomandante Insurgente Marcos.

Messico, dicembre 1997.

P.S. CHE DOMANDA AL SUPREMO (solo per curiosità).- E la cena di Natale, non sapeva un po' di sangue?

P.S. CHE CONTINUA A FAR DOMANDE - Il fatto che il conflitto di Chenalhó viene dagli anni 30, non sta toccando il mio generale Cárdenas?

P.S. CHE, COME È EVIDENTE, RIBADISCE LE DOMANDE - Parlando di pretesti, non è quello di "restaurare l'ordine in Chenalhó" un pretesto per la nuova invasione di soldati federali?

Saluti di Noce e mandate le vostre risposte a... dove?

Il Sup che vorrebbe navigare sul mare.

 


 

COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO - COMANDO GENERALE DELL'ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE MESSICO

26 dicembre 1997.

Al Popolo del Messico:

Ai popoli ed ai governi del mondo:

Alla stampa nazionale e internazionale:

Fratelli:

L'EZLN informa l'opinione pubblica nazionale e internazionale sul progredire delle nostre investigazioni sul massacro di Acteal, municipio di San Pedro di Chenalhó, Chiapas:

Primo.- In Acteal vivevano alcuni delle migliaia di profughi di altre comunità indigene di Chenalhó. Si trovavano lì rifugiati per proteggersi delle aggressioni delle bande paramilitari che "prendono d'assalto" le comunità che non sono dalla parte del governo.

Tutti i rifugiati erano indigeni tzotziles, civili, professavano la religione cattolica. C'erano zapatisti e non zapatisti dell'organizzazione indipendente Las Abejas di Chenalhó.

Nessuno dei rifugiati aveva armi da fuoco.

Secondo.- Gli attaccanti, in maggioranza, sono indigeni tzotziles, appartengono a diverse comunità del municipio di Chenalhó, professano la religione cattolica e sono priisti (del PRI o del Partito Cardenista, che è la stessa cosa).

Tutti gli attaccanti avevano armi da fuoco e alcuni, inoltre, armi bianche. La maggioranza delle armi lunghe erano AK-47, calibro 7.62 x 39. Le armi corte o pistole erano di modello 'escuadra', calibro 22 lungo, carabina.

Terzo.- Alcuni minuti prima che si iniziasse il massacro, i veicoli dei paramilitari furono segnalati da indigeni delle basi d'appoggio dell'EZLN, che andarono ad avvisare i rifugiati di Acteal perché fuggissero e, quindi, avvisarono la Conai. Un gruppo di circa 15 persone riuscì ad andarsene, però gli altri dissero che non sarebbe loro successo nulla perché non avevano fatto niente di male e che si sarebbero messi a pregare, e stavano appunto pregando quando furono attaccati.

Quarto.- Il 22 dicembre a mezzogiorno, quando era appena iniziato l'attacco, basi d'appoggio zapatiste ascoltarono le prime detonazioni e comunicarono alla Conai ciò che stava succedendo. La Conai rispose ai compagni che avrebbe avvisato il governo dello stato. Così fu fatto. Alle ore 12 del 22 dicembre il governo dello stato ha ricevuto la denuncia della Conai. Alle ore 19 l'avviso fu ripetuto. Il governo dello stato ha detto che tutto era sotto controllo.

Quinto.- Il commando paramilitare che ha realizzato il massacro si è spostato su veicoli di proprietà della presidenza municipale priista di Chenalhó e di privati.

Sesto.- Tutti i membri del gruppo aggressore portavano divise di colore scuro.

Settimo.- I veicoli, così come l'armamento, le divise e l'equipaggiamento degli aggressori sono stati comprati con denaro proveniente dal governo federale. In concreto, dalla Segreteria per lo Sviluppo Sociale.

Ottavo.- I paramilitari diedero il colpo di grazia ai feriti che trovarono ed alle donne incinte hanno aperto il ventre con il machete.

Nono.- Terminato l'attacco, agenti della polizia di Pubblica Sicurezza dello stato del Chiapas si sono preoccupati di raccogliere i cadaveri e di "farli sparire" dentro una grotta e nel fondo di un dirupo.

Alcune conclusioni su quanto detto:

1.- Non si tratta di un conflitto religioso: tanto assassini come assassinati professano la religione cattolica.

2.- Non si tratta di un conflitto etnico: i morti e coloro che li hanno ammazzati sono indigeni tzotziles.

3.- Non si è trattato di uno scontro (come lo vogliono presentare i governi federale e statale): i morti erano disarmati, gli attaccanti avevano armi di grosso calibro. Non c'è stato scontro armato, ma, semplicemente e chiaramente, un'esecuzione.

4.- L'obiettivo era sterminare tutti, ché non rimanessero testimoni per accusare e "far sparire le prove". Il piano governativo non prevedeva che il fatto diventasse di dominio pubblico. Le autorità prima hanno tentato di negare il massacro, quindi di minimizzarlo, e adesso cercano di confondere l'opinione pubblica sull'autentico movente del reato.

5.- Quando il governo del Chiapas rispondeva alla Conai che "tutto è sotto controllo" non intendeva evitare un fatto di sangue, ma riferirsi al fatto che proprio lui stava dirigendo l'attacco.

6.- Lo storno di fondi federali per il finanziamento di diverse strutture paramilitari, nella Selva, nel Nord e in Los Altos del Chiapas non è ignorato dai funzionari federali e statali. Dal 1994 l'assegnazione di risorse economiche federali in Chiapas si realizza con un criterio politico-militare; coloro che sono disposti a scontrarsi con le comunità zapatiste e con quelle neutrali possono ottenere denaro con la condizione di adempiere a quella che chiamano "preparazione di base" e stare ad assoluta disposizione per rispondere all'appello degli "incaricati" di inoltrare i progetti di Sedesol. Non si tratta solo di acquistare lealtà, è un autentico reclutamento, una "leva" per fare la guerra governativa contro gli indigeni... con indigeni.

7.- L'attacco ha incluso le fasi militari chiamate "di avvicinamento", "presa di contatto", "attacco" e "sfruttamento del successo", oltre a quella di "sterminio totale dell'avversario". È evidente che il gruppo aggressore aveva avuto quella preparazione militare che chiamano "di commando speciale". Le loro armi, equipaggiamento e divise sono quelli di una organizzazione militarizzata e rivelano che si è trattato di una azione concertata, preparata e diretta da persone o istanze che non hanno partecipato direttamente ai fatti.

8.- I paramilitari ottengono il loro armamento con il rifornimento diretto da ufficiali dell'Esercito federale, poliziotti giudiziari e, in primo luogo, dalla suddetta " Pubblica Sicurezza dello stato"; il governo dello stato del Chiapas (incaricato del "lavoro sporco" in questa strategia zedillista) a sua volta consegue l'armamento al mercato nero che esiste tra le diverse corporazioni di polizia del paese. I poliziotti ed i militari recuperano, per la vendita clandestina, le armi requisite in operazioni di polizia che poi rivendono a latifondisti, guardaspalle, governatori, presidenti municipali e "gente importante".

Si tratta di un autentico "lavaggio di armi". Sono armi "sporche" o "nere", chiamate così perché sono già state usate per commettere qualche delitto, che si "lavano" vendendole ai potenti della regione o a quelli locali.

9.- Il rituale sanguinario di aprire il ventre delle donne incinte morte e di esibire come trofeo il feto, fa parte degli "insegnamenti" che i militari guatemaltechi (quelli detti "kaibiles") hanno impartito ai loro colleghi messicani a partire dall'insurrezione zapatista. Dopo il 1° di gennaio del 1994, l'Esercito guatemalteco ha offerto all'Esercito messicano "consigli e preparazione" sulla lotta antiguerriglia. Un gruppo selezionato di ufficiali dell'Esercito Federale ha frequentato il corso "kaibil". Da allora nuovi gruppi si sono addestrati nel vicino paese.

10.- Le vittime non sono state scelte a caso. Si è scelto il luogo, la data e l'ora del crimine perché i destinatari del sanguinoso messaggio lo ricevessero e lo capissero bene. I destinatari sono le comunità indigene ribelli ed il messaggio è: "niente vivrà che sia indipendente dal governo".

11.- Il governo messicano finge sorpresa per il massacro di Acteal. Per mezzo della stampa e della televisione privata nazionale, la situazione di tensione che si viveva in Los Altos e Nord del Chiapas nelle settimane precedenti al massacro di Acteal era di dominio pubblico. La strage dei 45 indigeni era stata preannunciata.

12.- Dall'inizio del deterioramento della situazione sociale in Chiapas, prodotto della strategia antiguerriglia governativa, il CCRI-CG dell'EZLN ha orientato le sue basi d'appoggio ad evitare in tutti i modi, e anche a costo di perdere i loro pochi averi, lo scontro con altri indigeni. Per noi é stato chiaro che il proposito governativo era ed è quello di farci cambiare il nemico e di farci scontrare con altri indigeni. Perciò tutte le volte che siamo stati aggrediti non abbiamo risposto in forma violenta, ma siamo ricorsi alla Commissione Nazionale di Intermediazione (la cui esistenza viene contrastata con decisione dal governo federale) ed alla stampa nazionale e internazionale (che col suo lavoro d'informazione disturba tanto i governanti).

Attraverso entrambi i canali, tanto il governo federale come quello statale erano a conoscenza di ciò che si preparava in Los Altos del Chiapas.

Più volte la stampa nazionale aveva pubblicato inchieste documentate sui segnali che adesso si leggono con chiarezza nel sangue di Acteal.

Agli articoli giornalistici professionali il governo statale ha risposto con inserzioni a pagamento, con lettere di smentita e con cospicue bustarelle per alcuni che si fanno chiamare giornalisti.

Intanto, il governo federale non ha nemmeno fatto questo. La Segreteria di Governo ha continuato con la politica dello struzzo ed "è sparita" adeguandosi al detto che se non si parla di un problema, questo si risolve da sé.

La Commissione Nazionale di Intermediazione, mentre sopportava aggressioni governative di ogni tipo, ha mantenuto continuamente informati il governo del Chiapas e la Segreteria di Governo di tutti i fatti che, adesso lo sappiamo, sarebbero culminati nel massacro di Acteal.

13.- È innegabile che la Segreteria di Governo sapesse in anticipo delle minacce che sovrastavano gli abitanti indigeni di Los Altos.

Erano mesi che alcuni periodici a circolazione nazionale garantivano l'informazione che oggi fa già parte degli antecedenti storici del peggiora crimine degli ultimi 29 anni in Messico.

In un canale di una televisione privata messicana si sono documentate obiettivamente le condizioni di sopruso e persecuzione in cui vivono gli indigeni di Chenalhó. Tutti gli intervistati hanno denunciato la presenza e le azioni di guardia Blancas.

Senza dubbio il segretario di Governo legge i giornali e ha visto senz'altro il programma. La prova sta nel fatto che ha protestato per il "tono parziale ed esasperato" della informazione televisiva e ha bloccato la sua distribuzione.

Quando lo vedrà di nuovo dovrà ricordarsi che alcuni e alcune degli indigeni che erano stati intervistati in questo programma "parziale ed esasperato" sono adesso morti, assassinati da quelli che, come il segretario di Governo, si sono lamentati delle gravi accuse che derivavano dal contenuto del reportage.

14.- Per il massacro di Acteal i governanti non possono essere processati per negligenza, perché si erano proprio proposti di realizzare quella "operazione". La negligenza sta nel non averlo saputo o potuto fare con discrezione. Hanno dimenticato che dal gennaio del 1994 il sangue indigeno ha un peso e il tempestivo lavoro d'informazione dei mezzi di comunicazione ha portato alla luce ciò che doveva restare in una grotta e al fondo di un dirupo.

15.- I servizi investigativi dell'EZLN avevano captato voci, a metà di novembre, che i paramilitari stavano preparando qualcosa. Agli inizi di dicembre si parlava di una azione paramilitare imminente. Noi pensavamo che questo "qualcosa" fosse per la visita in Chiapas del nunzio apostolico. Perciò nel nostro comunicato del 12 dicembre avvertivamo di un possibile attentato contro il signor Justo Mullor. Ci siamo sbagliati, le vittime dovevano essere, un'altra volta, quelli che stanno in basso. Adesso lo sappiamo.

16.- Conformemente alle evidenze riscontrate, si deduce che il crimine di Acteal fu preparato con anticipo, con piena coscienza, con la direzione di autorità governative statali e la complicità di diverse segreterie del governo federale tra le quali risaltano la Segreteria di Governo, quella dello Sviluppo Sociale e quella della Difesa Nazionale, così come delle dirigenze nazionali e statali del Partito Rivoluzionario Istituzionale.

17.- Fallita la politica di sottrarre la base sociale indigena all'EZLN, i governi federale e statale hanno optato per ciò che hanno considerato più semplice: annientare questa base sociale; hanno valutato che l'Esercito federale avrebbe dovuto pagare un costo molto alto se avesse partecipato direttamente a questo piano. Perciò sono ricorsi alla loro struttura di partito, hanno votato per la "sana distanza" e hanno fatto uso delle strutture organizzative del Partito Rivoluzionario Istituzionale per fare ciò che meglio sanno fare, cioè rubare e uccidere.

18.- La guerra attuale in Chenalhó non è iniziata negli anni 30. Ha cominciato ad essere in gestazione nell'agosto del 1995, quando i governi federale e statale concordarono la loro attuale strategia antizapatista. Prima di ciò, più di un anno e mezzo dopo il 1° gennaio 1994, la convivenza pacifica tra gruppi politici differenti era stata possibile. Ancora alcuni mesi fa, le autorità ufficiali di Chenalhó avevano concordato con le autonomie rispetto mutuo e tolleranza. Però è arrivato l'ordine da "molto in alto" di farla finita con i ribelli...

19.- È completamente falsa la versione data dalle autorità che dicono che stanno investigando sul crimine. Non si è trattato di un conflitto religioso, neanche di una disputa ideologica, meno ancora di un conflitto intra o intercomunitario. Questa storia che i conflitti in Chenalhó vengono dagli anni 30 è un favola per tonti di coloro che si dicono investigatori e si danno le arie da antropologi. Non negli anni 30, ma quasi 30 anni fa un altro massacro di uguale ampiezza ha commosso il mondo. E Tlatelolco del '68 non è affratellato solo con Acteal del '97 per il sangue innocente sparso. Anche allora, come adesso, il governo parlava di dialogo e di pace con le mani piene di morte.

Fratelli e sorelle:

Il massacro di Acteal è stato un massacro ed è stato realizzata con perfidia, premeditazione e superiorità.

Il movente è politico, militare, sociale e economico. Si tratta di annientare gli indigeni ribelli.

Gli autori intellettuali sono molto in alto, nei governi federale e statale.

I 41 arrestati sono solo pezzi minori della complicata e sanguinosa macchina di guerra contro i popoli indios del Messico. E l'eliminazione di pezzi minori non danneggia il funzionamento del macchinario, semplicemente si rimpiazzano.

Per favorire il rimpiazzo e non per evitare che si ripeta Acteal '97, il governo federale ha inviato nuovamente migliaia di soldati in terre indigene e milioni di dollari ad alcune autorità statali che hanno scoperto che la guerra, però soprattutto la guerra sporca, è un gran affare.

Questo è ciò che abbiamo raccolto con le nostre investigazioni.

Democrazia!

Libertà!

Giustizia!

Dalle montagne del Sudest Messicano

Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Messico, dicembre 1997

(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)

 

 

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Oggi diciamo: Qui siamo! Resistiamo!

 

"Noi siamo i vendicatori della morte.

La nostra stirpe non si estinguerà finché

ci sia luce nella stella del mattino"

Popol Vuh

 

Fratelli e sorelle

 

Non è nostra la casa del dolore e della miseria. Così ce l'ha dipinta colui che ci deruba e ci inganna.

Non è nostra la terra della morte e dell'angustia.

Non è nostro il cammino della guerra.

Non è nostro il tradimento non c'è posto nel nostro passo per l'oblio.

Non sono nostri il terreno vuoto e il cielo vacuo.

 

Nostra è la casa della luce e dell'allegria. Così l'abbiamo fatta nascere, così la lottiamo, così la cresceremo.

Nostra è la terra della vita e della speranza.

Nostro il cammino della pace che si semina con dignità e si raccoglie con giustizia e libertà.

 

I. La resistenza e il silenzio

 

Fratelli e sorelle

 

Noi comprendiamo che la lotta per il posto che ci meritiamo e di cui abbiamo bisogno nella grande Nazione messicana, è solo una parte della grande lotta di tutti per la democrazia, la libertà e la giustizia, però è una parte fondamentale e necessaria. Molte volte, dall'inizio della nostra insurrezione, il 1° gennaio del 1994, abbiamo lanciato un appello a tutto il popolo del Messico a lottare insieme e con tutti i mezzi, per i Diritti che ci negano i potenti. Molte volte, da quando ci siamo visti ed abbiamo parlato con tutti voi, abbiamo insistito nel dialogo e nell'incontro come cammino per continuare. Da più di quattro anni la guerra non è mai giunta da parte nostra. Da allora però la guerra è sempre arrivata con la bocca e nei passi dei supremi governi. Da lì sono venute le bugie, le morti, le miserie.

Coerenti con il cammino che voi ci avete chiesto di seguire, abbiamo dialogato con il potente e siamo giunti ad accordi che potrebbero significare l'inizio della pace sulle nostre terre, la giustizia per gli indigeni del Messico e la speranza per tutti gli uomini e le donne onesti del paese.

Questi accordi, gli Accordi di San Andrès, non sono prodotto della sola volontà nostra, né sono nati da soli. A San Andrès sono arrivati rappresentanti di tutti i popoli indios del Messico, lì la loro voce è stata rappresentata e sono state presentate le loro richieste. Ha brillato la loro lotta che è lezione e cammino, ha parlato la loro parola e il loro cuore ha definito.

Non erano soli gli zapatisti in San Andrès né i loro accordi. Accanto e dietro ai popoli indios del paese c'erano e ci sono gli zapatisti. Come adesso, allora siamo stati solo una piccola parte della grande storia con volto, parola e cuore del náhuatl, paipai, kiliwa, cúcapa, cochimi, kumiai, yuma, seri, chontal, chinanteco, pame, chichimeca, otomí, mazahua, matlazinca, ocuilteco, zapoteco, solteco, chatino, papabuco, mixteco, cuicateco, triqui, amuzgo, mazateco, chocho, izcateco, huave, tlapaneco, totonaca, tepehua, popoluca, mixe, zoque, huasteco, lacandón, maya, chol, tzeltal, tzotzil, tojolabal, mame, teco, ixil, aguacateco, motocintleco, chicomucelteco, kanjobal, jacalteco, quiché, cakchiquel, ketchi, pima, tepehuán, tarahumara, mayo, yaqui, cahita, ópata, cora, huichol, purépecha e kikapú.

Come allora, oggi continuiamo a camminare insieme a tutti i popoli indios nella lotta per il riconoscimento dei loro diritti. Non come avanguardia né come direzione, solo come una parte di loro.

Noi abbiamo rispettato la nostra parola di cercare la soluzione pacifica.

Però il supremo governo ha mancato alla sua parola e non ha rispettato il primo accordo fondamentale che avevamo raggiunto: il riconoscimento dei Diritti indigeni.

Alla pace che avevamo offerto, il governo ha contrapposto la guerra con caparbietà.

Da allora, la guerra contro di noi e contro tutti i popoli indios è continuata.

Da allora, le bugie sono cresciute.

Da allora si è ingannato il paese e il mondo intero simulando la pace e facendo la guerra contro tutti gli indigeni.

Da allora si è cercato di dimenticare l'inadempienza della parola governativa e si è voluto occultare il tradimento che governa le terre messicane.

 

II. Contro la guerra, non un'altra guerra ma la stessa resistenza degna e silenziosa

 

Mentre il governo esponeva di fronte al Messico ed al mondo la sua volontà di morte e distruzione, noi zapatisti non abbiamo risposto con violenza né ci siamo messi in sinistra competizione per vedere chi causava più morti e dolori all'altra parte.

Mentre il governo ammucchiava parole vuote e gli premeva discutere con un rivale che gli sfuggiva continuamente, noi zapatisti abbiamo fatto del silenzio un'arma di lotta che il governo non conosceva e contro la quale non ha potuto fare niente, e contro il nostro silenzio si sono infrante sempre le offensive bugie, i proiettili, le bombe, i colpi. Così, come dopo i combattimenti del gennaio del '94 abbiamo scoperto nella parola un'arma, adesso lo abbiamo fatto con il silenzio. Mentre il governo ha offerto a tutti la minaccia, la morte e la distruzione, noi abbiamo potuto apprendere ed insegnarci e insegnare un'altra forma di lotta, e che, con la ragione, la verità e la storia, si può lottare e vincere... tacendo.

Mentre il governo distribuiva bustarelle e proponeva falsi appoggi economici per comprare lealtà e rompere convinzioni, noi zapatisti abbiamo fatto del nostro degno rifiuto alle elemosine del potente un muro che ci ha protetto e ci ha reso più forti.

Mentre il governo mostrava il miraggio di ricchezze corrotte ed imponeva la fame per far arrendere e vincere, noi zapatisti abbiamo fatto della nostra fame un alimento e della nostra povertà la ricchezza di chi si sa degno e coerente.

Silenzio, dignità e resistenza sono stati la nostra forza e le nostre armi migliori. Con loro abbiamo combattuto e sconfitto un nemico potente ma privo di ragione e di giustizia nei sui fini. Dalla nostra esperienza e dalla lunga e luminosa storia di lotta indigena che ci hanno lasciato in eredità i nostri predecessori, i primi abitanti di queste terre, abbiamo ripreso queste armi e abbiamo trasformato in soldati i nostri silenzi, la dignità in luce e in muraglia la nostra resistenza.

Ciò nonostante, per tutto il periodo di tempo in cui è durato questo nostro stare zitti, abbiamo mantenuto, senza partecipare direttamente ai principali problemi nazionali, la nostra posizione e le nostre proposte; benché il nostro silenzio abbia permesso al potente di far nascere e crescere voci e bugie su divisioni e rotture interne fra gli zapatisti ed abbia cercato di rivestirci con l'abito dell'intolleranza, dell'intransigenza, della debolezza e dello zoppicamento; nonostante il fatto che alcuni si siano persi d'animo per la mancanza della nostra parola e che altri abbiano approfittato della sua assenza per simulare d'essere nostri portavoce, nonostante questi dolori e anche grazie ad essi, grandi sono stati i passi che abbiamo fatto in avanti e che abbiamo visto.

Abbiamo visto che non hanno più potuto tenere zitti i nostri morti, da morti hanno parlato i morti nostri, da morti hanno accusato, da morti hanno gridato, da morti sono vissuti di nuovo. Ora non moriranno mai più i nostri morti. Questi nostri morti sempre nostri e sempre di tutti coloro che lottano.

Abbiamo visto a decine i nostri scontrarsi con mani e unghie contro migliaia di armi moderne, li abbiamo visti cadere prigionieri, li abbiamo visti rialzarsi degni e degni resistere. Abbiamo visto membri della società civile cadere prigionieri per stare vicino agli indigeni e per credere che la pace ha a che vedere con l'arte, l'educazione ed il rispetto. Li abbiamo visti, ormai scuro come gli indios il loro cuore di lotta e già nostri fratelli li abbiamo visti.

Abbiamo visto la guerra venire dall'alto con il suo frastuono e abbiamo visto che hanno pensato che avremmo risposto e loro avrebbero fatto di tutto anche l'assurdo per trasformare le nostre risposte in pretesti per aumentare il loro crimine. E il governo ha portato la guerra e non ha ottenuto nessuna risposta, però il suo crimine è continuato. Il nostro silenzio ha denudato il potente e lo ha mostrato così com'è: una bestia criminale. Abbiamo visto che il nostro silenzio ha evitato che la morte e la distruzione crescessero. Così si sono smascherati gli assassini che si nascondono dietro il paravento di quello che loro chiamano lo "stato di diritto". Strappando via il velo dietro al quale si nascondevano, sono apparsi i pavidi ed i pusillanimi, quelli che giocano con la morte per lucro, quelli che vedono nel sangue altrui una scala per salire, quelli che uccidono perché al matador applaudono e fischiano. E colui che governa si è spogliato della sua ultima e ipocrita veste. "La guerra non è contro gli indigeni", ha detto mentre perseguitava, incarcerava e assassinava indigeni. La sua propria guerra personale lo ha accusato come assassino mentre il nostro silenzio lo accusava.

Abbiamo visto il potente governo irritarsi non trovando né rivali né resa, lo abbiamo visto allora rivolgersi contro altri e combattere quelli che non seguono lo stesso cammino nostro però innalzano identiche bandiere: leader indigeni onesti, organizzazioni sociali indipendenti, mediatori, organizzazioni non governative coerenti, osservatori internazionali, cittadini qualsiasi che vogliono la pace. Abbiamo visto tutti questi fratelli e sorelle venire picchiati e li abbiamo visti non arrendersi. Abbiamo visto il governo picchiare tutti e, cercando di sottrarre forze, lo abbiamo visto sommare nemici.

Abbiamo visto anche che il governo non è uno né è unanime la vocazione di morte che sfoggia il suo capo. Abbiamo visto che al suo interno ha gente che vuole la pace, che la comprende, che la ritiene necessaria, che la considera imprescindibile. Zitti noi, abbiamo visto che altre voci dentro alla macchina da guerra hanno parlato per dire no al suo cammino.

Abbiamo visto il potente ripudiare la propria parola e mandare ai parlamentari una proposta di legge che non risolve le richieste di quelli fra i primi di queste terre, che allontana la pace e che ruba le speranze di una soluzione giusta che ponga fine alla guerra. Lo abbiamo visto sedersi al tavolo del denaro e da lì annunciare il suo tradimento e cercare quell'appoggio che quelli di sotto gli rifiutano. Dal denaro il potente ha ricevuto applausi, oro e l'ordine di farla finita con quelli che parlano dalle montagne. "Che muoiano quelli che devono morire, migliaia se è necessario, però che metta fine a questo problema", così ha parlato il denaro all'orecchio di colui che dice di governare. Abbiamo visto che questa proposta non rispettava ciò che ci era già stato riconosciuto, con il nostro diritto a governare e a governarci come parte di questa Nazione.

 

Abbiamo visto che questa proposta ci vuole fare a pezzi, ci vuole togliere la nostra storia, ci vuole cancellare la memoria, e dimentica la volontà di tutti i popoli indios che è diventata collettiva in San Andrès. Abbiamo visto che questa proposta porta alla divisione ed alla separazione, distrugge ponti e cancella speranze.

Abbiamo visto che al nostro silenzio si è aggiunta la volontà di gente e di persone buone che, nei partiti politici, hanno alzato la voce e organizzato la forza contro la bugia e così si sono potute fermare l'ingiustizia e la simulazione che pretendevano presentare come una legge costituzionale sui diritti indios quella che non era altro che una legge per la guerra.

Abbiamo visto che, tacendo, potevamo ascoltare meglio le voci ed i venti di sotto e non solo la rude voce della guerra di sopra.

Abbiamo visto che tacendo noi, il governo ha sepolto la legittimità che arriva dalla volontà di pace e la ragione come strada e cammino. Il vuoto della nostra parola assente ha segnalato la vuota e sterile parola di colui che comanda comandando e così si sono convinti altri che non ci ascoltavano e che guardavano a noi con sfiducia. Così, in molti si è affermata la necessità della pace con la giustizia e la dignità come attributi.

Abbiamo visto tutti questi che sono altri come noi, cercarsi e cercare altri modi perché la pace tornasse sul terreno delle possibili speranze, costruire e lanciare iniziative li abbiamo visti, li abbiamo visti crescere. Li abbiamo visti arrivare fino alle nostre comunità con aiuti facendoci sapere che non siamo soli. Li abbiamo visti protestare marciando, firmando lettere, volantini, dipingendo, cantando, scrivendo, arrivando fino a noi. Li abbiamo visti anche proporre il dialogo con loro, quello autentico, non quello che simula la volontà del potente. Abbiamo visto anche che alcuni sono stati scartati a causa dell'intolleranza di quelli che avrebbero dovuto essere più tolleranti.

Abbiamo visto altri che prima non avevamo visto. Abbiamo visto che la lotta per la pace ha raccolto per lei, non per noi, gente nuova e buona, uomini e donne che, potendo optare per il cinismo e l'apatia, hanno scelto l'impegno e la mobilitazione.

Tutti in silenzio abbiamo visto, in silenzio noi salutiamo quelli che hanno cercato ed hanno aperto porte e in silenzio abbiamo costruito per loro questa risposta.

Abbiamo visto uomini e donne nati su altre terre aderire alla lotta per la pace. Abbiamo visto alcuni dai loro paesi tendere il lungo ponte del "non siete soli", li abbiamo visti mobilitarsi e ripetere il "¡Ya basta!", prima li abbiamo visti immaginare e realizzare reclami di giustizia, partire come chi canta, scrivere come chi grida, parlare come chi marcia. Abbiamo visto tutte quelle scintille rimbalzare nei cieli ed arrivare alle nostre terre con tutti i nomi con cui José si chiama, con i volti di quei tutti che in tutti i mondi vogliono un posto per tutti.

Abbiamo visto altri attraversare il lungo ponte e, dalle loro terre, arrivare fino alle nostre dopo aver oltrepassato frontiere e oceani, per osservare e condannare la guerra. Li abbiamo visti arrivare fino noi per farci sapere che non siamo soli. Li abbiamo visti venire perseguitati e minacciati come noi. Li abbiamo visti venire picchiati come noi. Li abbiamo visti venire calunniati come noi lo siamo. Li abbiamo visti resistere come noi. Li abbiamo visti restare anche quando li mandavano via. Li abbiamo visti sulle loro terre parlare di quello che avevano visto i loro occhi e mostrare quello che avevano ascoltato le loro orecchie. Li abbiamo visti continuare a lottare.

Abbiamo visto che tacendo, più forte ha parlato la resistenza dei nostri popoli contro l'inganno e la violenza.

Abbiamo visto che pure in silenzio ci parliamo di come realmente siamo non come colui che porta la guerra, ma come colui che cerca la pace, non come quello che impone la sua volontà, ma come colui che anela un luogo dove ci stiano tutti, non come colui che è solo e simula moltitudini al suo fianco, ma come colui che è tutti anche nella silenziosa solitudine di colui che resiste.

Abbiamo visto che il nostro silenzio è stato scudo e spada che ha ferito e ha indebolito colui che la guerra vuole e la guerra impone. Abbiamo visto che il nostro silenzio ha fatto scivolare più volte un potere che simula pace e buon governo e che la sua potente macchina di morte più volte si è schiantata contro il silenzioso muro della nostra resistenza. Abbiamo visto che in ciascun nuovo attacco meno vinceva e più perdeva. Abbiamo visto che non lottando lottavamo.

E abbiamo visto che la volontà di pace si afferma, si dimostra e convince anche tacendo.

 

III.- San Andrès: una legge nazionale per tutti gli indigeni e una legge per la pace.

 

Una legge indigena nazionale deve rispondere alle speranze dei popoli indios di tutto il paese. In San Andrès sono stati rappresentati gli indigeni del Messico e non solo gli zapatisti. Gli accordi firmati lo sono con tutti i popoli indios, e non solo con gli zapatisti. Per noi e per milioni di indigeni e non indigeni messicani, una legge che non rispetti San Andrès è solo una simulazione, è una porta alla guerra e un precedente per le ribellioni indigeni che, nel futuro, verranno a riscuotere il conto che la storia presenta regolarmente alle menzogne.

Una riforma costituzionale in materia di diritti e cultura indigeni non deve essere unilaterale, deve incorporare gli Accordi di San Andrès e riconoscere così gli aspetti fondamentali delle richieste dei popoli indios: autonomia, territorialità, villaggi indios, sistemi normativi. Negli Accordi si riconosce il diritto all'autonomia indigena ed al territorio, conformemente all'accordo n. 169 della OIT, firmato dal Senato della Repubblica. Nessuna legislazione che pretenda intimidire i popoli indios limitando i loro diritti alle comunità, promovendo così la frammentazione e la dispersione che rendano possibile il loro annientamento, potrà assicurare la pace e l'inclusione nella Nazione dei primi fra i primi messicani. Qualsiasi riforma che pretenda di strappare i lacci di solidarietà storici e culturali che ci sono tra gli indigeni, è condannata al fallimento ed è, semplicemente, una ingiustizia e una negazione storica.

Anche se non incorpora tutti gli Accordi di San Andrès (una prova in più che non siamo stati intransigenti, che accettiamo il lavoro della commissione coadiutrice e la rispettiamo), l'iniziativa di legge elaborata dalla Commissione di Concordia e Pacificazione è una proposta di legge che nasce dal processo di negoziazione e, pertanto, è nello spirito di dare continuità e ragion d'essere al dialogo, è una base ferma che può aprire la soluzione pacifica del conflitto, si converte in un importante aiuto per annullare la guerra e giungere alla pace. La cosiddetta "legge Cocopa" si elabora sulla base di quello che hanno prodotto i popoli indios dal basso, riconosce un problema e pone le basi per risolverlo, riflette un altro modo di fare politica, un modo che aspira a diventare democratico, risponde a una richiesta nazionale di pace, unisce settori sociali e permette di andare avanti nell'agenda dei grandi problemi nazionali. Perciò oggi ratifichiamo che appoggiamo l'iniziativa di legge elaborata dalla Commissione di Concordia e Pacificazione e domandiamo che venga elevata a livello costituzionale.

 

IV.- Il dialogo e il negoziato, possibili se sono autentici.

 

Sul dialogo e sul negoziato diciamo che hanno tre grandi nemici che devono essere sconfitti perché ci possa essere un cammino percorribile, efficace e credibile. Questi nemici sono l'assenza di mediazione, la guerra e l'inadempienza degli accordi. E la mancanza di una mediazione, la guerra e l'inadempienza della parola sono responsabilità del governo.

La mediazione nel negoziato di un conflitto è imprescindibile, senza di essa non è possibile che esista un dialogo tra due parti che si scontrano. Distruggendo con la sua guerra la Commissione Nazionale di Intermediazione, il governo ha distrutto l'unico ponte che c'era per il dialogo, si è liberato di un importante ostacolo alla violenza e ha provocato il sorgere di una domanda: mediazione nazionale o internazionale?

Il dialogo e il negoziato avranno pertinenza, viabilità e efficacia quando, oltre a contare su di una mediazione, vengano ricostruite la fiducia e la credibilità. Intanto, può essere solo una farsa a cui noi non siamo disposti a partecipare. Non per questo fine vogliamo il dialogo. Lo vogliamo per cercare vie pacifiche, non per guadagnare tempo giocando con trappole politiche. Non possiamo essere complici di una simulazione.

Non possiamo neanche essere cinici e fingere un dialogo solo per evitare la persecuzione, l'incarceramento e l'assassinio dei nostri dirigenti. Le bandiere zapatiste non sono nati con i nostri capi, non moriranno con loro. Se i nostri dirigenti sono assassinati o incarcerati, non potranno dire che è stato per essere stati incoerenti o traditori.

Non ci siamo alzati e non siamo diventati ribelli per crederci più forti e potenti. Ci siamo alzati per chiedere democrazia, libertà e giustizia perché abbiamo la ragione e la dignità della storia dalla nostra parte. E con questo nelle mani e nel petto, è impossibile rimanere impavidi di fronte alle ingiustizie, ai tradimenti ed alle bugie che nel nostro paese sono ormai uno "stile di governo".

La ragione è stata sempre un'arma di resistenza fronte alla stupidità che adesso, però non per molto tempo ancora, appare tanto travolgente e onnipotente. Essendo o non essendo zapatisti, la pace con giustizia e dignità è un diritto per il cui rispetto continueranno a lottare i messicani onesti, indigeni e non indigeni.

 

V.- Resistiamo, continuiamo.

 

Fratelli e sorelle

 

L'EZLN è riuscito sopravvivere come organizzazione a una delle offensive più feroci che si sia scatenata contro di esso. Conserva intatta la sua capacità militare, ha esteso la sua base sociale e si è rafforzato politicamente evidenziando la ragione delle sue richieste. Si è rafforzato il carattere indigeno dell'EZLN e continua ad essere un importante propulsore della lotta per i Diritti dei popoli indios. Gli indigeni sono oggi attori nazionali ed i loro destini e programmi fanno parte della discussione nazionale. La parola dei primi abitanti di queste terre ha già un posto speciale nell'opinione pubblica, l'indigeno non è ormai solo più turismo o artigianato, ma lotta contro la povertà e per la dignità. Noi zapatisti abbiamo teso un ponte con altre organizzazioni sociali e politiche e con migliaia di persone senza partito, da tutti abbiamo ricevuto rispetto ed a tutti l'abbiamo corrisposto. Inoltre abbiamo, insieme ad altri, teso ponti a tutto il mondo e abbiamo contribuito a creare (a fianco di uomini e donne dei 5 continenti) una gran rete che lotta con mezzi pacifici contro il neoliberismo e resiste lottando per un mondo nuovo e migliore. Abbiamo anche contribuito in parte alla nascita di un movimento culturale nuovo e fresco che lotta per un uomo e un mondo nuovi.

Tutto questo è stato possibile grazie ai nostri compagni e compagne delle basi di appoggio, su loro uomini e donne è ricaduto il peso maggiore della nostra lotta e l'hanno affrontata con fermezza, decisione ed eroismo. Importante è stato pure l'appoggio dei popoli indios di tutto il paese, dei nostri fratelli indigeni che ci hanno insegnato, ci hanno ascoltato e ci hanno parlato. La società civile nazionale è stato il fattore fondamentale perché le giuste richieste degli zapatisti e degli indigeni di tutto il paese continuino attraverso il cammino delle mobilitazioni pacifiche. La società civile internazionale è stata sensibile e ha avuto orecchie ed occhi attenti perché la risposta alle esigenze non fossero altre morti o prigioni. Le organizzazioni politiche e sociali indipendenti ci hanno accettato come fratelli e così la nostra resistenza ha ripreso vigore. Tutti ci hanno aiutato a resistere alla guerra, nessuno a farla.

Oggi, con tutti quelli che camminano fra di noi e al nostro fianco, diciamo: Qui siamo! Resistiamo!

Nonostante la guerra che stiamo soffrendo, i nostri morti e i nostri detenuti, noi zapatisti non ci dimentichiamo ciò per cui lottiamo e quale è la nostra principale bandiera nella lotta per la democrazia, la libertà e la giustizia in Messico: quella del riconoscimento dei Diritti dei popoli indios.

Per l'impegno preso dal primo giorno della nostra insurrezione, oggi torniamo a mettere in primo piano, al di sopra della nostra sofferenza, al di sopra dei nostri problemi, al di sopra delle difficoltà, l'esigenza che si riconoscano i Diritti degli indigeni con un cambiamento nella Costituzione Politica degli Stati Uniti Messicani che assicuri a tutti il rispetto e la possibilità di lottare per ciò che appartiene loro: la terra, il tetto, il lavoro, il pane, la medicina, l'educazione, la democrazia, la giustizia, la libertà, l'indipendenza nazionale e una pace degna.

 

VI.- È l'ora dei popoli indios, della società civile e del Parlamento.

 

Fratelli e sorelle

 

Ha già parlato la guerra col suo stridente rumore di morte e distruzione.

Ha già parlato il governo e la sua maschera criminale.

È tempo che fioriscano di nuovo in parole le silenziose armi che portiamo da secoli, è tempo che parli la pace, è tempo della parola per la vita.

È il nostro tempo.

Oggi, con il cuore indigeno che è degna radice della nazione messicana e avendo ascoltato già tutti la voce di morte che arriva con la guerra del governo, ci appelliamo al Popolo del Messico e agli uomini e alle donne di tutto il pianeta perché uniscano con noi i loro passi e le loro forze in questa tappa della lotta per la libertà, la democrazia e la giustizia, attraverso questa...

Quinta Dichiarazione della Selva Lacandona

in cui chiamiamo tutti gli uomini e le donne onesti a lottare per il...

RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI DEI POPOLI INDIOS E PER LA FINE DELLA GUERRA DI STERMINIO.

Non ci sarà transizione alla democrazia, né riforma dello stato, né soluzione reale ai principali problemi dell'agenda nazionale, senza i popoli indios. Con gli indigeni è necessario e possibile un paese migliore e nuovo. Senza loro non c'è alcun futuro come Nazione.

È questa l'ora dei popoli indios di tutto il Messico. Li chiamiamo perché insieme si continui a lottare per i Diritti che la storia, la ragione e la verità ci hanno dato. Li chiamiamo perché insieme e raccogliendo l'eredità di lotta e di resistenza, ci si mobiliti in tutto il paese e si faccia sapere a tutti, con mezzi civili e pacifici, che siamo la radice della Nazione, il suo fondamento degno, il suo presente di lotta, il suo futuro includente. Li chiamiamo perché insieme si lotti per un posto di rispetto a fianco di tutti i messicani. Li chiamiamo perché insieme si dimostri che vogliamo la democrazia, la libertà e la giustizia per tutti. Li chiamiamo ad esigere di essere riconosciuti come parte degna della nostra Nazione. Li chiamiamo perché insieme si fermi la guerra che contro tutti fanno i potenti.

È questa l'ora della Società Civile Nazionale e delle organizzazioni politiche e sociali indipendenti. È l'ora dei contadini, degli operai, dei maestri, degli studenti, dei professionisti, dei religiosi e delle religiose coerenti, dei giornalisti, dei cittadini, dei commercianti, dei debitori, degli artisti, degli intellettuali, degli handicappati, dei sieropositivi, degli omosessuali, delle lesbiche, degli uomini, delle donne, dei bambini, dei giovani, degli anziani, dei sindacati, delle cooperative, delle organizzazioni contadine, delle organizzazioni politiche, delle organizzazioni sociali. Le chiamiamo affinché, accanto ai popoli indios e a noi, si lotti contro la guerra e per il riconoscimento dei Diritti indigeni, per la transizione alla democrazia, per un modello economico che serva al popolo e non si serva di lui, per una società tollerante e includente, per il rispetto delle differenze, per un paese nuovo dove la pace con giustizia e dignità sia per tutti.

È questa l'ora del Parlamento. Dopo una lunga lotta per la democrazia, diretta dai partiti politici d'opposizione, c'è nelle camere di Deputati e Senatori una nuova correlazione di forze che rende difficili le arbitrarietà proprie del presidenzialismo e punta, con speranza, ad un'autentica separazione e indipendenza dei poteri della Stato. La nuova composizione politica delle camere bassa e alta propone la sfida di dar dignità al lavoro legislativo, l'aspettativa di convertirlo in uno spazio al servizio della Nazione e non del presidente di turno, e la speranza di rendere reale quel "Onorevole" che precede il nome di senatori e deputati federali. Chiamiamo i deputati e i senatori della Repubblica di tutti i partiti politici rappresentati e tutti i parlamentari indipendenti, a legiferare a beneficio di tutti i messicani. A comandare obbedendo. Ad adempiere al loro dovere appoggiando la pace e non la guerra. A rendere effettiva la divisione dei Poteri, obbligando l'Esecutivo federale a fermare la guerra di sterminio che porta avanti nei villaggi indigeni del Messico. Ad ascoltare, nel pieno rispetto delle prerogative che la Costituzione Politica le attribuisce, la voce del popolo messicano ossia quella che li deve comandare al momento di legiferare. Ad appoggiare con fermezza e pienezza la Commissione di Concordia e Pacificazione, perché questa commissione legislativa possa svolgere efficacemente e efficientemente i suoi lavori nel processo di pace. A rispondere all'appello storico che esige un pieno riconoscimento dei Diritti dei popoli indios. A contribuire nel creare un'immagine internazionale degna del nostro paese. A passare alla storia nazionale come un Congresso che ha smesso di ubbidire e di servire a uno ed ha rispettato il suo obbligo di ubbidire e di servire a tutti.

È questa l'ora della Commissione di Concordia e Pacificazione. E' nelle loro mani e nella loro abilità la possibilità di arrestare la guerra, di rispettare quello che l'Esecutivo si rifiuta di rispettare, aprire la speranza di una pace giusta e degna e creare le condizioni per la convivenza pacifica di tutti i messicani. È l'ora di far rispettare lealmente la legge dettata per il dialogo ed il negoziato in Chiapas. È l'ora di rispondere alla fiducia che in questa Commissione è stata riposta, non solo dai popoli indios che si sono recati al tavolo di San Andrès, ma pure da tutto il popolo che esige il rispetto della parola data, l'alt alla guerra e la pace necessaria.

Questa è l'ora della lotta per i Diritti dei popoli indios, come passo verso la democrazia, la libertà e la giustizia per tutti.

Come parte di questa lotta a cui chiamiamo in questa Quinta Dichiarazione della Selva Lacandona per il riconoscimento dei Diritti indigeni e per la fine della guerra, ratificando il nostro "Per tutti tutto, niente per noi", l'ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE annuncia che realizzerà direttamente e in tutto Messico una...

CONSULTA NAZIONALE SULL'INIZIATIVA DI LEGGE INDIGENA DELLA COMMISSIONE DI CONCORDIA E PACIFICAZIONE E PER LA FINE DELLA GUERRA DI STERMINIO.

Per questo ci proponiamo sottoporre l'iniziativa di legge della Commissione di Concordia e Pacificazione a una consulta nazionale in tutti i municipi del paese affinché tutti i messicani e le messicane possano manifestare la loro opinione su questa iniziativa. L'EZLN invierà una propria delegazione a ciascuno dei municipi di tutto il paese per spiegare il contenuto dell'iniziativa della Cocopa e per partecipare alla realizzazione della consulta. Per questo, l'EZLN si rivolgerà, al momento opportuno e pubblicamente, alla società civile nazionale e alle organizzazioni politiche e sociali per far conoscere il testo della convocazione.

 

Lanciamo un appello a:

I popoli indios di tutto il Messico affinché, a fianco degli zapatisti, si mobilitino e manifestino esigendo il riconoscimento dei loro diritti nella Costituzione.

I fratelli e le sorelle del Congresso Nazionale Indigeno perché partecipino, insieme agli zapatisti, nel compito della consultazione di tutti i messicani e delle messicane sull'iniziativa di legge della Cocopa.

Ai lavoratori, ai contadini, ai maestri, agli studenti, alle casalinghe, ai cittadini, ai piccoli proprietari, ai piccoli commercianti e agli impresari, ai pensionati, agli handicappati, ai religiosi e alle religiose, ai giovani, alle donne, agli anziani, agli omosessuali e alle lesbiche, ai bambini e alle bambine, affinché in modo individuale o collettivo partecipino direttamente con gli zapatisti nella promozione, nell'appoggio e nella realizzazione di questa consulta, come un passo in avanti verso la pace con giustizia e dignità.

Alla comunità scientifica, artistica e intellettuale perché si uniscano agli zapatisti nei compiti di organizzazione della consulta in tutto il territorio nazionale.

Alle organizzazioni sociali e politiche affinché, con gli zapatisti, lavorino nella realizzazione della consulta.

Ai Partiti Politici onesti ed impegnati nelle cause popolari perché offrano tutto l'appoggio necessario a questa consulta nazionale. Per questo, l'EZLN si rivolgerà, al momento opportuno e pubblicamente, alle direzioni nazionali dei partiti politici in Messico.

Al Parlamento perché rispetti il proprio impegno a legiferare a beneficio del popolo perché contribuisca alla pace e non alla guerra appoggiando la realizzazione di questa consulta. Per questo, l'EZLN si rivolgerà, al momento opportuno e pubblicamente, ai coordinatori delle commissioni parlamentari e ai parlamentari indipendenti delle camere dei Deputati e dei Senatori.

Alla Commissione di Concordia e Pacificazione affinché, adempiendo ai suoi lavori di coadiuvanza nel processo di pace, spiani il cammino per la realizzazione della consulta sulla propria iniziativa. Per questo, l'EZLN si rivolgerà, al momento opportuno e pubblicamente, ai parlamentari membri della Cocopa.

 

VII.- Tempo della parola per la pace.

 

Fratelli e sorelle

 

E' già passato il tempo in cui la guerra del potente ha parlato, non lasciamo che parli ancora.

È già tempo che parli la pace, quella che ci meritiamo e di cui abbiamo necessità tutti, la pace con giustizia e dignità.

 

Oggi, 19 luglio 1998, l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale firma questa Quinta Dichiarazione della Selva Lacandona. Invitiamo a tutti a conoscerla, a diffonderla ed a unirsi agli sforzi e ai compiti che richiederà.

 

DEMOCRAZIA!

LIBERTÀ!

GIUSTIZIA!

Dalle montagne del Sudest Messicano

Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Messico, Luglio 1998


 

(a cura del Comitato Chiapas di Torino)

 

 

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Comunicato del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale Messico

 

14 dicembre 1998

Al Popolo del Messico ed a quelli del mondo

Ai popoli ed ai governi del mondo

Alla stampa nazionale ed internazionale

Fratelli e sorelle:

Il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comando Generale dell'EZLN dice la sua parola sui lamentevoli avvenimenti successi nella comunità di Los Plátanos ieri, 13 dicembre 1998.

Primo. Da un anno, la comunità di Los Plátanos si trova sotto il controllo totale di gruppi paramilitari, di elementi della polizia di sicurezza pubblica dello stato del Chiapas e dei soldati federali. Nulla succede in questa comunità e nei suoi dintorni senza che quei paramilitari ne siano a conoscenza e nessuno può circolare da quelle parti senza la loro approvazione.

Secondo. Prove di tutto questo sono le seguenti:

     

  1. L'espulsione da otto mesi di decine di famiglie indigene simpatizzanti dello zapatismo.

     

     

  2. S'impedisce il transito a membri di organizzazioni dei diritti umani nazionali e internazionali che cercano di attraversare questa zona.

     

     

  3. L'arresto dell'aggiunto militare dell'ambasciata nordamericana e del suo accompagnatore, mentre il signor Zedillo faceva il turista in Chiapas.

     

     

  4. La presenza visibile di paramilitari armati accanto agli elementi della polizia di sicurezza pubblica dello stato del Chiapas e dell'Esercito Federale.

     

Terzo. Negli ultimi sei mesi è scoppiata una lotta interna tra bande rivali che si disputano il controllo di Los Plátanos e si contendono il denaro e l'equipaggiamento con cui il governo finanzia i gruppi paramilitari. Questa disputa, in stile priista, ha già provocato vari morti e feriti tra gli abitanti di questa comunità.

Quarto. I poliziotti di sicurezza pubblica distaccati in questa zona collaborano, appoggiano e a volte agiscono direttamente negli attacchi di una o dell'altra banda, sempre priiste.

Quinto. L'attacco di ieri, 13 dicembre 1998, è un altro prodotto di questa lotta interna e la prova della collaborazione della polizia di sicurezza pubblica sta nel fatto che un gruppo di 11 poliziotti che sono arrivati, con evidenti prove di aver partecipato al fatto violento alla comunità indigena Alvaro Obregón, ubicata a circa quattro chilometri da Los Plátanos, un'ora dopo l'imboscata, chiedendo aiuto per scappare.

Sesto. Cercando di occultare la sua partecipazione al finanziamento dei gruppi paramilitari e di dissimulare la lotta tra i gruppi priisti per il controllo di Los Plátanos, il governo pretende adesso di incolpare l'EZLN di questo attacco. MENTE!

Settimo. Alla vigilia del primo anniversario del massacro di Acteal, il governo cerca di distrarre l'opinione pubblica e di far sedere al banco degli accusati le vittime e non i carnefici.

Ottavo. L'EZLN condanna il crimine del 13 dicembre 1998 in Los Plátanos, ne dà la responsabilità al governo federale e chiama la società civile a non lasciarsi ingannare. L'EZLN non attacca dei civili. Il governo sì.

Nono. Né Acteal verrà dimenticato, né si fermerà la consulta per il riconoscimento dei Diritti dei popoli indios e per la fine della guerra di sterminio.

Decimo. Continuiamo e continueremo la nostra lotta per una pace con giustizia e dignità.

Democrazia, Libertà e Giustizia

Dalle montagne del sudest messicano, per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Messico, dicembre 1998

Comandante David, comandante Moisés, comandante Daniel


 

(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)

 

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Alla Società Civile Nazionale ed Internazionale

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Messico, 20 febbraio 1999

Dal Sup Marcos

Signora:

Eccoci di nuovo. Sì, un'altra volta. Che cosa? Era meglio quando stavamo in silenzio? Ah! ho capito. Bene, era uno scherzo? Ah, meno male! Adesso per castigo non le racconto più niente su come vanno le brigate in Messico. Così lei non saprà che per il 16 febbraio (due giorni dopo che le avevamo detto che erano 600) si erano già accreditate più di 800 brigate e che sono più di 10 mila i volontari che ci lavorano. E così non saprà mai che si sono già accreditati coordinamenti di vari stati, né che alcuni di loro sono così avanti nel lavoro che hanno già un progetto per coprire tutti i loro municipi. Che cosa? Le rincresce? Ebbene, fa lo stesso, è così.

Guardi, io le scrivo per avvisarla che c'è un numero di conto bancario perché lei possa dare un contributo economico alla consulta. Il numero di conto è Bancomer 5001060-5, Plaza 437, San Cristóbal de las Casas, Chiapas, Messico ed è a nome di donna Rosario Ibarra de Pedra. Le chiariamo che questo numero di conto è indipendente dalla finanza di ciascun stato. Così chiediamo a tutti e a tutte, del Messico e di tutti paesi che vogliano aiutare, di inviare la loro donazione su questo conto. Le spese che si faranno sono molte e, nonostante siamo già ricorsi al nostro fondo di guerra (che in realtà è di pace, perché lo usiamo solo per iniziative pacifiche), non ce la facciamo. Le chiediamo di mandare la conferma dei suoi depositi all'ufficio di contatto per la Consulta dell'EZLN (e-mail: contacto@laneta.apc.org. Telefono e fax: (967) 8-10-13 e 8-21-59).

Approfitto dell'occasione per rispondere affermativamente all'invito che abbiamo ricevuto dall'Università Autonoma Metropolitana di Xochimilco affinché i delegati zapatisti visitino questo centro di studio quando saranno in Città del Messico (attenzione: dal 14 al 21 marzo). Naturalmente accettiamo, saremo lì (chiaro, sempre e quando migliorino il menù della caffetteria). Ci sono altre richieste da altri istituti d'educazione superiore, alle quali man mano risponderemo.

L'avviso pure (vede che non porto rancore) che è già in vendita il video zapatista sulla consulta: è di 20 minuti e si trova (credo) nell'ufficio di contatto per la Consulta. Si sbrighi perché finiscono le copie! (Magari!)

Bene. Saluti e abbiamo già quasi finito un video clic (che è diverso dal precedente). Ci sta venendo proprio bene e aspiriamo, modestamente, a un Grammy per il miglior video clic o ad una nomination all'Oscar per micro-cortometraggio (dura meno di quattro minuti). Non se lo perda!

Dalle montagne del sudest messicano

Subcomandante Insurgente Marcos

 

 


 

P.S. CHE CHIAMA ALL'UNITÀ. In una di queste albe la Mar era stanca. Io, allora, ho acceso la pipa e sono ricorso al mio libro di Racconti dell'ippocampo e le ho letto la favola di...

L'alberello e gli altri

C'era una volta un alberello che se ne stava tutto solo, però ben disposto ad adornare e cantare nell'orto dell'altro.

Lì stava l'alberello quando è arrivato l'altro ad ammirarlo ed a portarlo via. Però risulta che non solo l'altro era lì, ma anche altri. Gli altri volevano condurre l'alberello al loro rispettivo orto, però c'era solo un alberello e gli altri erano vari altri. E l'alberello era disposto a piantarsi in tutti gli orti, però c'era solo un alberello e gli altri erano molti altri.

Allora gli altri hanno iniziato a discutere su chi si teneva l'alberello per portarlo nel suo orto. E uno degli altri diceva che lo avrebbe preso lui perché lui era più altro che gli altri degli altri. E l'altro, uno degli altri, diceva di no, che avrebbe preso lui l'alberello perché lui aveva un orto più carino ecc., e un altro altro diceva che era meglio lui perché lui era proprio un giardiniere e che nessuno meglio di lui avrebbe potuto curare l'alberello e così si misero a bisticciare per un po' e non arrivavano a nessun accordo d'unità perché, anche se erano altri, non rispettavano l'altro, che era dei loro però era un altro. E allora hanno smesso di discutere e litigare e hanno detto che ciascuno si sarebbe preso un pezzo dell'alberello.

Allora l'alberello ha parlato e ha detto così: "Non sono d'accordo perché, oltre al fatto che non si devono tagliare gli alberi perché si attenta all'equilibrio ecologico, nessuno ne uscirà vincente. Se uno di voi si porta via i miei rami e un altro si porta via il tronco e l'altro le radici e ognuno si porta via il suo pezzetto nel suo orto, non otterrà nulla. Colui che si porta via i rami non avrà niente perché non hanno il tronco per sostenersi né le radici per alimentarsi. Colui che si porta via il tronco neppure avrà nulla perché, senza rami né radici, il tronco non potrà né respirare né alimentarsi. Colui che si porta via le radici idem, perché senza tronco né rami le radici non potranno crescere né respirare. Invece, se troviamo un buono accordo tra tutti, posso piantarmi un po' nell'orto di uno e quindi un altro po' in quello di un altro e così via. In questo modo tutti avranno frutti e semi in ognuno dei loro orti".

Gli altri sono rimasti a pensare. Tan-tan.

- Termina così? - domanda la Mar.

- Sì, proprio così - dico io chiudendo il libro. La Mar insiste:

- Però che succede dopo? Si dividono l'alberello o se lo passano a turno o che altro?

- Non so, bisogna aspettare - rispondo mentre schivo la matita che la Mar mi lancia.

Bene di nuovo

Il Sup canterellando quella che dice ''Mio padre ed io lo abbiamo piantato, in fondo al cortile, dove termina la casa'', ecc.

 


 

Ai musicisti di tutto il mondo

Dal Sup Marcos

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Messico, 20 febbraio 1999

Ladies and gentlemen!

Diceva il Vecchio Antonio (che se fosse stato un musicista avrebbe suonato il blues) che la musica indica strade che solo i sapienti sanno percorrere e che la musica, insieme alla danza, costruisce ponti che ti avvicinano a mondi che in un altro modo non avresti neanche sognato.

Tutto questo ci viene in mente perché ci sono arrivate notizie di concerti e di spettacoli di musicisti in Messico e in altre parti del mondo. La ragione? La promozione della consulta e la solidarietà con gli indigeni messicani e la loro degna lotta.

Noi volevamo ringraziarvi tutti e tutte voi che avete avuto a che fare con quei cammini verso la pace e che, soprattutto a ritmo di rock, però non solo, attraversate il pianeta da un lato all'altro.

Non ringraziamo solo quelli che cantano e suonano. Ma anche i produttori, i tecnici del suono, quelli delle luci, i macchinisti, gli autisti, le comparse, i facchini, i rappresentanti artistici, i proprietari e gli amministratori di locali, e tutti e tutte coloro che hanno a che vedere (anche se non si vedono) con un concerto o uno spettacolo musicale (molte volte volontari il doppio: né ricevono denaro né ricevono gli applausi). Grazie a tutti.

E già che siamo al "one, two, three, four", vogliamo salutare tutti i musicisti che, in questi cinque anni, hanno suonato, suonano e suoneranno (coraggio! Non ti raggrinzire cuoio vecchio che ti voglio per il tamburo!) per la pace con giustizia e dignità.

Tutti hanno detto alt alla guerra. Alcuni hanno registrato dischi, altri hanno partecipato a concerti o hanno visitato le comunità indigene, o hanno parlato a favore della pace giusta e degna, o hanno protestato per il massacro di Acteal, o ci hanno regalato i loro strumenti, o hanno dedicato una o più ballate alla lotta degli indigeni messicani.

Ecco alcuni nomi (me ne sfuggiranno molti, però voi già sapete che lo spazio è tiranno con gli scritti). Bene e saluti.

In Messico: La Bola, Santa Sabina, Panteón Rococó, Maldita Vecindad, Sekta Core, Mákina, El Mastuerzo, Tijuana No, Jambo, Los de Abajo, La Nao, Trolebús, La Dosis, Resorte, Guillotina, Estrambóticos, Maná, Julieta Venegas, Petróleo, Juguete Rabioso, Rotor, Funkswagen, Café Tacuba, Salario Mínimo, El Tri, Fratta, Botellita de Jerez, Serpiente sobre Ruedas, Los Hermanos Rincón, Los Nakos, Ana de Alba, Leones de la Sierra de Xichú, José de Molina (qepd), Lidia Tamayo, Arturo Márquez, Nina Galindo, Nayeli Nesme, Eugenia León, Hebe Rosell, quelli e quelle della Scuola e del Conservatorio nazionale di Musica, quelli lì del CLETA e i non pochi cantautori che, sui pulmini e sulle corriere, dilettano le persone rispettabili in cambio solo di "quello che vuole lei, giovanotto, signorino, cavaliere".

In Francia, Germania, nello Stato Spagnolo, in Euskadi, Italia, Canada, Stati Uniti, Brasile, Argentina, Uruguay, Cile e in altre parti del mondo: Negu Garriak, Mano Negra, Hechos contra el Decoro, Color Humano, Spook and the Guay, Joaquín Sabina, Joan Manuel Serrat, Juan Perro, Ismael Serrano, Dut, Manu Chao, Hubert Casarión, Ruben and Babakar, DKP. Ethnicians, Pushy!, La Hunda, Sree, Densise, P18, Ghetto 84, Radio Bemba, Banda Bassotti, Arpioni, Gang, Tupamaros, Klaxon, Radici Nel Cemento, R.D.E., Swoons, Another Fine Mess, Maltschicks, Dady Longleg, Jelly Gruel, Mundmachine, Lunchbox, Caution Screans, Kommerzinfarkt, KJB, Dekadenz, Nervous, Ate Hands for Brains, Thee Evil Bad, Provisorium, Novotny Tv, Down The Stairs, Rubabs, Daisies, Plattock, King Prawn, Steven Brown (Nine Rain y Tuxedo Moon, Tuxedo Moon, Paralamas, Xenreira, Planet Hemp, Fito Páez, Charly García, Todos tus Muertos, Los Guarros, Divididos, Ilya Kuryaki and The Valderramas, Andrés Calamaro, Lumumba, Los Tres, Mercedes Sosa, León Gieco, Daniel Viglietti, Vicente Feliú, Rhythm Activism, Rage Against The Machine, Aztlán Underground, Indigo Girls, Quetzal, Ozomatli, Jackson Browne, Los Skarnales, King Changó e Sepultura.

Sappiamo anche di gruppi ed interpreti in Irlanda, Danimarca, Grecia, Nicaragua, Cuba, Canada e molti ancora in Italia, Stati Uniti, nello Stato Spagnolo, in Francia, Brasile, Germania e Messico, di alcuni ci sono giunte notizie però la loro musica non è ancora arrivata fino alle montagne del sudest messicano.

Sono molti di più quelli che hanno parlato di noi, che hanno cantato per noi e si sono fatti ascoltare per noi.

Grazie a tutti questi musicisti e musiciste che, in Messico e in tutto il mondo, si fanno eco del ''già basta!'' zapatista. Quando giungeremo alla vittoria, organizzeremo un super-mega-maxi-iper-concerto con tutti e tutte, senza limiti di tempo... e gratis! (dai! Che alla fine suonerà solo la marimba di San José)

Saluti e non si fa mattina anche con un trallallero, trallallà?

Dalle montagne del sudest messicano

Subcomandante insurgente Marcos


 

(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)

 

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Sig. Vicente Fox

Los Pinos, Messico, D.F.

Signor Fox:

Sei anni fa scrivemmo una lettera ad Ernesto Zedillo Ponce de León, il suo predecessore. Ora che lei è il nuovo titolare dell'Esecutivo federale, è mio dovere informarla che a partire da oggi ha ereditato una guerra nel sudest messicano, dichiarata il 1° gennaio 1994 dall'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale al governo federale per chiedere democrazia, libertà e giustizia per tutti i messicani.

Dall'inizio della nostra sollevazione ci siamo scontrati con i federali nel rispetto dell'onore militare e delle leggi della guerra. Da allora, l'Esercito ci ha attaccato senza alcun onore militare e violando i trattati internazionali. Oltre 70mila federali (comprendendo circa 20mila elementi delle cosiddette "truppe speciali di controinsurrezione") hanno circondato e perseguitato gli zapatisti per 2mila 525 giorni (compreso oggi). Durante 2mila di questi giorni lo hanno fatto violando la Legge per il Dialogo, il Negoziato e la Pace Degna in Chiapas, ratificata dal Parlamento il 10 marzo 1995.

Durante questi quasi 7 anni di guerra, noi zapatisti abbiamo resistito e ci siamo scontrati con gli Esecutivi federali (autonominatisi "presidenti"), due segretari della Difesa Nazionale, sei segretari di Governo, cinque commissari per "la pace", cinque "governatori" del Chiapas ed una moltitudine di funzionari medi. Se ne sono andati tutti. Alcuni sono ora inquisiti per i loro legami con il crimine organizzato, altri si trovano in esilio o stanno per andarci, alcuni altri sono disoccupati.

Durante questi quasi 7 anni, noi zapatisti abbiamo sempre insistito per la via del dialogo. Lo abbiamo fatto perché abbiamo preso un impegno con la società civile, che ci aveva chiesto di deporre le armi e di tentare una soluzione pacifica.

Ora che lei assume la titolarità del potere Esecutivo federale, deve sapere che, oltre ad ereditare la guerra nel sudest messicano, eredita la possibilità di scegliere come affrontarla.

Durante la sua campagna e dal 2 luglio, lei, signor Fox, ha detto più volte che sceglierà il dialogo per soddisfare le nostre richieste. Disse la stessa cosa Zedillo durante i mesi che precedettero il suo insediamento eppure, due mesi dopo, ordinò una grande offensiva militare contro di noi.

Lei comprenderà che la sfiducia nel governo, indipendentemente a quale partito politico appartenga, ha segnato indelebilmente il nostro pensiero ed il nostro agire.

Se alla nostra comprensibile sfiducia di fronte alla parola del potere aggiungiamo il cumulo di contraddizioni e frivolezze che lei e chi sta con lei hanno sparso sconsideratamente, è ancora mio dovere segnalarle che con gli zapatisti (e credo non solo con gli zapatisti) lei parte da zero in quanto a credibilità e fiducia.

Non possiamo fidarci di chi ha mostrato superficialità ed ignoranza affermando che le richieste indigene si soddisfano con "auto, televisione e supermercato".

Non possiamo dar credito a chi pretende di "dimenticare" (in pratica "amnistiare") le centinaia di crimini commessi dai paramilitari e dai loro padroni, regalando loro l'impunità.

Non ci ispira fiducia chi, con la vista corta della logica dirigenziale, ha come programma di governo trasformare gli indigeni in mini-micro-imprenditori o in impiegati suoi, [cioè] dell'industriale di questo sessennio. In fin dei conti, questo programma non è altro che il tentativo di proseguire con l'etnocidio che, con diverse modalità, il neoliberismo sta portando avanti in Messico.

Perciò è bene che sappia che nulla di questo prospererà in terra zapatista. Il suo programma di "sparisca un indigeno e si crei un imprenditore" non sarà permesso nella nostra terra. Qui e sotto molti altri cieli messicani, l'essere indigeno non ha nulla a che vedere con il sangue e l'origine, bensì con la visione della vita, della morte, della cultura, della terra, della storia, del domani.

Hanno fallito quanti hanno tentato di annientarci con le armi. Falliranno coloro i quali tenteranno di eliminarci trasformandoci in "imprenditori".

Noti che le ho detto che, con gli zapatisti, lei parte da zero in credibilità e fiducia. Questo significa che non deve recuperare, ancora, niente di negativo (perché è giusto dire che lei non ci ha attaccato). Quindi, lei può dar ragione a chi scommette che il suo governo ripeterà l'incubo del PRI per tutti i messicani, specialmente per gli zapatisti. O, partendo da questo zero, lei può iniziare a costruire con i fatti quello di cui tutto il governo ha bisogno per il suo lavoro: la credibilità e la fiducia. La smilitarizzazione che lei ha continuamente annunciato (anche se variando tra "ritiro totale", "riposizionamento" o "riaggiustamento" che non sono lo stesso, cosa che lei, i suoi soldati e noi sappiamo bene) è un inizio, non sufficiente, ma necessario.

Non solo in Chiapas, ma soprattutto in Chiapas, lei può dare ragione a chi desidera il suo fallimento o a chi le concede il beneficio del dubbio o, addirittura, vede in lei quello che chiamano "speranza".

Signor Fox: A differenza del suo predecessore Zedillo (che giunse al potere per la via dell'omicidio e con l'appoggio di quel mostro corrotto che è il sistema del Partito Stato), lei conquista l'Esecutivo federale grazie al rifiuto che il PRI ha coltivato con cura tra la popolazione. Lei lo sa bene, signor Fox: lei ha vinto le elezioni, ma non ha sconfitto il PRI. Sono stati i cittadini. E non solo quelli che hanno votato contro il Partito Stato, ma anche le generazioni precedenti ed attuali che, in un modo o nell'altro, hanno resistito e combattuto la cultura dell'autoritarismo, dell'impunità e del crimine che i governi priisti hanno costruito per 71 anni.

Sebbene esista una differenza radicale nel modo in cui lei è arrivato al potere, il suo progetto politico, sociale ed economico è lo stesso per cui abbiamo sofferto negli ultimi sei anni. Un progetto di paese che significa la distruzione del Messico come nazione e la sua trasformazione in un negozio dipartimentale, qualcosa come un mega "supermercato" che vende esseri umani e risorse naturali ai prezzi stabiliti dal mercato mondiale. I ventilati progetti di privatizzazione dell'industria elettrica, del petrolio e dell'educazione, e dell'IVA che vorrebbe imporre su medicine e generi alimentari, sono solo una piccola parte del grande progetto di "ristrutturazione" dei neoliberisti per i messicani.

Non solo questo. Con lei vediamo il ritorno di posizioni moraliste le cui caratteristiche sono l'intolleranza e l'autoritarismo. Non per nulla dopo i risultati del 2 luglio, la destra confessionale ha lanciato un'offensiva di persecuzione e distruzione. Questo è stato sofferto da: donne (violentate e no), giovani, artisti e drammaturghi, omosessuali e lesbiche. Insieme ai pensionati, insieme agli handicappati, insieme agli indigeni ed insieme a circa 70 milioni di messicani poveri, questi gruppi sono chiamati "la minoranza". Nel "suo" Messico, signor Fox, questa "minoranza" non ha spazio.

Noi ci opponiamo a questo Messico e lo faremo radicalmente.

A lei può o no preoccuparla che un gruppo di messicani, per di più a maggioranza indigena, non sia d'accordo con i progetti mercantili e con la belligeranza della destra. Ma non deve dimenticare che se il PRI ha perso il potere, è perché la maggioranza dei messicani si sono ribellati e sono riusciti a cacciarlo.

Questa ribellione non è finita.

Lei ed il suo gruppo, dal 2 luglio ad oggi, non avete fatto altro che insistere sul fatto che i cittadini devono tornare al conformismo ed all'immobilismo. Ma non sarà così, il suo progetto neoliberista incontrerà la resistenza di milioni di persone.

Alcuni membri e delegati del suo gabinetto sostengono che l'EZLN deve capire che il paese è cambiato, che non possiamo (noi zapatisti) far altro che accettarlo, arrenderci, toglierci il passamontagna e chiedere un prestito per aprire un negozietto, comperare una tele e pagare a rate un'utilitaria.

Si sbagliano. Noi lottiamo sì per il cambiamento, ma per noi "cambiamento" significa "democrazia, libertà e giustizia". La sconfitta del PRI era condizione necessaria affinché il paese cambiasse, ma non sufficiente.

Mancano molte cose, lei ed i pochi politici presenti nel suo gabinetto lo sanno. Mancano molte cose e, questo è importante, lo sanno milioni di messicani e messicane.

Mancano, per esempio, gli indigeni. Manca il riconoscimento costituzionale dei loro diritti e della loro cultura che, mi creda, non ha niente a che vedere con le offerte di promozione industriale. Manca la smilitarizzazione e la scomparsa dei militari dalle comunità indigene. Manca la liberazione dei detenuti di coscienza. Manca la restituzione dei desaparecidos politici. Manca la ricostruzione e la difesa della sovranità nazionale. Manca un programma economico che soddisfi i bisogni dei più poveri. Manca che i cittadini siano tali a tempo pieno. Manca che i governanti rendano conto. Manca anche la pace.

Signor Fox: per più di sei anni, il suo predecessore, Zedillo, ha finto volontà di dialogo e ci ha fatto la guerra. Ha scelto lo scontro ed ha perso. Ora lei ha l'opportunità di scegliere.

Se sceglie la via del dialogo sincero, serio e rispettoso, dimostri semplicemente con i fatti, la sua disponibilità. Sia certo che avrà una risposta positiva dagli zapatisti. Così il dialogo potrà riprendere e, presto, comincerà la costruzione della pace vera.

Nel comunicato pubblico che alleghiamo, l'EZLN rende nota la richiesta di una serie di segnali minimi da parte dell'Esecutivo federale. Se questi segnali saranno lanciati, sarà tutto pronto per tornare al dialogo.

Quello che sarà in gioco non sarà la nostra opposizione a quello che lei rappresenta e che lei significa per il nostro paese. Non deve dubitare di questo: noi siamo suoi avversari. Quello che sarà in gioco è se questa opposizione si manifesterà per canali civili e pacifici o se dovremo continuare in armi e con il viso coperto fino ad ottenere quello che cerchiamo, che non è altro, signor Fox, che democrazia, libertà e giustizia per tutti i messicani.

Bene. Salve e stia sicuro che in Messico e in Chiapas ci sarà una nuova aurora.

Dalle montagne del sudest messicano

Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Subcomandante Insurgente Marcos


 

(traduzione del Comitato Chiapas "Maribel" - Bergamo)

 

 

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COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO - COMANDO GENERALE DELL'ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO

Al popolo del Messico

Ai popoli ed ai governi del mondo

Fratelli e sorelle

Considerando:

  1. che non è possibile concepire un Messico degno senza un luogo degno per i popoli indigeni del paese

  2. che il riconoscimento costituzionale dei diritti e della cultura dei popoli indigeni è una questione in sospeso la cui soluzione non può essere ancora rimandata

  3. che il popolo del Messico ed i popoli del mondo si sono mostrati sensibili alle istanze indigene ed hanno solidarizzato con queste secondo le proprie possibilità

  4. che l'EZLN ha sostenuto come importante bandiera la causa indigena

  5. che è nota a tutti la decisione dell'attuale Esecutivo federale di impegnarsi nell'adempimento degli accordi di San Andrés ed inviare al Parlamento la proposta di legge indigena elaborata dalla Cocopa nel dicembre 1996

l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale dichiara quanto segue:

Primo: Invita il Congresso Nazionale Indigeno, la società civile nazionale ed internazionale, le organizzazioni politiche e sociali e tutte le persone in generale, ad una grande mobilitazione allo scopo di ottenere dal Parlamento messicano il riconoscimento costituzionale dei diritti e della cultura indigeni, in accordo con l'iniziativa della Cocopa.

Secondo: Ha deciso di inviare una delegazione del CCRI-CG dell'EZLN a Città del Messico per guidare questa mobilitazione nei confronti dell'onorevole Parlamento e per discutere con i parlamentari la correttezza della cosiddetta "proposta d'iniziativa di legge indigena della Cocopa".

Terzo: Questa delegazione sarà composta da 24 membri del CCRI-CG dell'EZLN, questi compagni e compagne rappresentano le etnie tzotzil, tzeltal, tojolabal, chol, zoque, mame e meticce e i loro nomi sono:

Comandante David

Comandante Tacho

Comandante Zevedeo

Comandanta Susana

Comandante Javier

Comandanta Yolanda

Comandante Isaías

Comandante Bulmaro

Comandante Abel

Comandante Moisés

Comandanta Esther

Comandante Maxo

Comandante Ismael

Comandante Eduardo

Comandante Gustavo

Comandante Sergio

Comandante Filemón

Comandante Omar

Comandante Abraham

Comandante Daniel

Comandante Mister

Comandanta Fidelia

Comandante Alejandro

Subcomandante Insurgente Marcos

Quarto: La delegazione zapatista si recherà a Città del Messico nel mese di febbraio 2001, in una data che sarà precisata in seguito.

Quinto: Invitiamo il Congresso Nazionale Indigeno ed i popoli indios di tutto il Messico affinché, indipendentemente dalla propria appartenenza politica, si organizzino, si mobilitino e confluiscano insieme alla nostra delegazione per chiedere al Parlamento il riconoscimento dei diritti e della cultura indigeni.

Sesto: Rivolgiamo un appello alla società civile messicana affinché si organizzi e si mobiliti per appoggiare questa richiesta.

Settimo: Rivolgiamo un appello ai comitati di solidarietà, ai gruppi e agli individui di tutto il mondo affinché manifestino appoggio a questa richiesta.

Ottavo: La delegazione zapatista convoca e spera nell'accompagnamento della società civile tutta, senza distinzione né preferenze, alla quale renderà noto, nei prossimi giorni, il programma ed il percorso del viaggio a Città del Messico, la cui organizzazione sarà a cura esclusiva dell'EZLN.

Nono: Il viaggio di una delegazione zapatista al DF si realizzerà indipendentemente dal fatto che sia ripreso o no il dialogo con il governo federale. Ci rivolgiamo al Potere Legislativo, sicuri di incontrare la sensibilità per essere ascoltati.

Democrazia!

Libertà!

Giustizia!

Dalle montagne del sudest messicano

Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Subcomandante Insurgente Marcos


 

(traduzione del Comitato Chiapas "Maribel" - Bergamo

 

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Comunicato del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Al Popolo del Messico

Ai popoli ed ai governi del mondo

Di fronte al nuovo titolare del Potere Esecutivo federale, l'EZLN definisce la sua posizione rispetto alle possibilità di soluzione pacifica della guerra.

  1. L'EZLN ribadisce la sua disponibilità a cercare, trovare e seguire il cammino del dialogo e del negoziato pacifici, per arrivare alla fine della guerra e iniziare la costruzione di una pace giusta e degna con i popoli indios del Messico.

     

  2. L'obiettivo del dialogo e del negoziato è arrivare ad accordi e rispettarli. Tanto il dialogo come l'adempimento degli accordi sono solo possibili se si costruiscono su basi di fiducia e credibilità. Le parti devono dimostrare che sono degne di fiducia e che sono credibili nei loro impegni.

     

  3. L'EZLN, lungo i suoi sette anni di vita pubblica (e i 17 di esistenza), ha dimostrato che la sua parola gode di credibilità, siamo orgogliosi di rispettare la nostra parola. Lo accreditano non solo la nostra storia, ma anche la nostra attuale disponibilità al dialogo.

     

  4. L'EZLN richiede al governo federale segnali concreti che dimostrino la sua disponibilità al dialogo e al negoziato, il suo impegno ad arrivare ad accordi e a rispettarli e la sua ferma decisione di costruire la pace con i popoli indios del Messico.
  5. I segnali che richiediamo sono:
    1. Rispetto degli Accordi di San Andrés: in concreto, la trasformazione in legge dell'iniziativa elaborata dalla Commissione di Concordia e Pacificazione (Cocopa).
    2. La liberazione di tutti gli zapatisti detenuti nelle carceri del Chiapas e di altri stati.
    3. Smilitarizzazione. Il Signor Vicente Fox, durante la sua campagna e in tutto il periodo posteriore al 2 luglio 2000, ha offerto il ritiro delle Forze Armate federali dal territorio zapatista e il ritorno dell'Esercito alle posizioni che occupava prima dell'inizio della guerra.

Da ieri l'Esercito ha iniziato una serie di movimenti che riducono i punti di controllo (posti di blocco). Questi movimenti, fino a dove arriva la nostra informazione, non modificano il numero e la densità di truppe federali dentro alla cosiddetta "zona di conflitto"; questi movimenti potrebbero essere interpretati come una semplice tattica propagandistica che cerca di presentare come ritiro quello che è solo una riduzione dei punti di controllo, però possono anche essere interpretati come l'inizio di una maggiore smilitarizzazione.

L'EZLN, facendo uno sforzo, li valuta come un segnale di disponibilità a impegni maggiori.

L'EZLN sa che la richiesta dell'opinione pubblica nazionale e internazionale è il ritiro totale dell'Esercito, però considera che è anche suo dovere offrire segnali della propria disponibilità al dialogo e alla soluzione pacifica del conflitto.

Le diverse forze militari e di polizia governative occupavano, fino il giorno 1º dicembre del presente anno, 655 punti geografici in Chiapas, di questo totale, corrispondono all'Esercito federale 259.

L'EZLN richiede il ritiro e la chiusura di sette di queste 259 posizioni, come condizione per riallacciare il processo di pacificazione.

  1. Amador Hernández, in questo caso, inoltre dovrà venire annullato il decreto d'esproprio dettato da Zedillo
  2. Guadalupe Tepeyac
  3. Rio Euseba (vicino al Aguascalientes di La Realidad)
  4. Jolnachoj (vicino al Aguascalientes di Oventik)
  5. Roberto Barrios (vicino al Aguascalientes di questo luogo)
  6. La Garrucha (vicino al Aguascalientes di questo luogo)
  7. Cuxuljá (vicino alla comunità Moisés Gandhi)

Questo ritiro deve essere completo e non essere sostituito da qualche altro corpo militare o di polizia (sia statale o federale), non deve mascherarsi con allontanamenti geografici dai punti segnalati, vale a dire, ritirare non vuole dire "spostare indietro di alcuni metri". Qualsiasi nuova posizione militare o di polizia, statale o federale, sarà considerata come una burla e annullerà tutti i segnali.

Nel momento in cui questi segnali siano stati dati, l'EZLN farà arrivare al commissario di pace del governo federale e all'opinione pubblica, una lettera dove proporremo luogo, data e agenda per un primo incontro diretto tra il commissario governativo e la direzione zapatista.

In questo primo incontro diretto, la direzione zapatista proporrà l'inizio formale del dialogo e del negoziato per la pace giusta e degna in Chiapas tra l'EZLN e il governo del Signor Vicente Fox.

Con la semplicità e la fattibilità di queste richieste, l'EZLN dà una chiara dimostrazione della sua disponibilità autentica a continuare fino alle ultime conseguenze, vale a dire, fino alla fine della guerra, il cammino del dialogo e del negoziato.

La ripresa del dialogo tra governo federale e EZLN è possibile, sono necessari fatti chiari da parte dell'Esecutivo federale e disponibilità dell'EZLN al dialogo, però non sono sufficienti. E' necessaria anche la mobilitazione della società civile nazionale e internazionale.

Per tutto questo, lanciamo un appello speciale a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, in Messico e nel mondo, perché si mobilitino esigendo la concretizzazione di questi segnali e la ripresa del dialogo.

Democrazia!

Libertà!

Giustizia!

Dalle montagne del Sudest Messicano

Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Subcomandante Insurgente Marcos

Messico, dicembre del 2000


 

(traduzione del Comitato Chiapas di Torino)

 

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ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO

1 gennaio 2001

Siamo già nella fase dei preparativi della preparazione. Ossia, ci stiamo preparando per essere ben preparati. In fin dei conti, intenda chi può. Il fatto è che, per il viaggio della delegazione zapatista abbiamo formato una cosa chiamata "Centro d'Informazione Zapatista" che, anche se il suo nome non lo dice, è fatto per essere informato da tutti voi nella forma, nei modi e nei tempi in cui vi è possibile (però è già urgente). Oltre al piacere di dare informazioni, voi potrete a vostra volta essere informati (e non ridete) dal suddetto gruppo con vari dati come per esempio la data ed il luogo in cui partirà la delegazione, la strada che percorrerà, gli atti a cui parteciperà nel suo percorso, il giorno in cui giungerà a Città del Messico, le iniziative che lì avranno luogo, una breve biografia (ciascuno di loro ha soltanto sette anni) dei membri di suddetta delegazione, una lunga biografia di Don Durito de La Lacandona, nonché mille e una sorpresa ancora (delle quali sicuramente noi stessi saremo i primi ad essere sorpresi).

Bene: ecco qui i dati per entrare in contatto con il Centro d'Informazione Zapatista:

Indirizzo: Avenida Ignacio Allende número 22-A

(fra Hnos Domínguez e Álvaro Obregón), Barrio San Antonio

San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, México

Telefoni: 67-82-159 e67-81-013

Per inviare posta elettronica: 67-87-373

Cuenta Bancaria: BANCOMER. Plaza 437. Numero: 5001060-5

A nome della Señora María del Rosario Ibarra

San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, México

Gli indirizzi cibernetici della posta elettronica e della pagina Web ve li invieremo con il prossimo e-mail, per cui prestate attenzione ai prossimi messaggi.

Bene, saluti punto com

Dalle montagne del Sud-est Messicano

Subcomandante Insurgente Marcos

Messico, gennaio 2001


 

(traduzione di Beppe Costa)

 


 

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO

1° gennaio 2001

Alla stampa nazionale ed internazionale:

Signore e signori:

Seguono due inviti ed informazioni relative a quello che sarà il Centro di Informazione Zapatista che servirà per essere al corrente di quanto accade.

Qui il freddo e la pioggia imperversano come se anche loro volessero un posto in questa mobilitazione. Quello che sta avvenendo in Tabasco non è altro che l'ostinata realtà che contraddice la "transizione di velluto". Ma se pensate che questo sia un problema, guardate un po' Durito che (come Espinosa in Nicaragua) si trova in uno stato di "stress generale". Il motivo è che lo angustia il dubbio se la delegazione zapatista andrà a Città del Messico via terra. E "l'Aerodurito"? Significa che non potrà navigare nella sua lattina di sardine? Dovrà allora adattare la "Duritobici"? O è arrivata l'ora di riciclare Pegaso, la tartaruga più rapida della Selva Lacandona? O sarà necessario il "Topodurito" se si sceglierà la via sotterranea? Non perdetevi l'epilogo di questa faccenda. Come? Sì, sono d'accordo. Così come in Tabasco, chissà come finirà!

Bene. Saluti e io ho già cominciato con gli esercizi di aerobica (no, non ci sarà nessun video del Sup aerobico).

Dalle montagne del Sudest Messicano

Subcomandante Insurgente Marcos

Messico, gennaio 2001

 


 

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO

1° gennaio 2001

Alla Società Civile Nazionale ed Internazionale

Signora:

Come lei sa, il prossimo 12 gennaio 2001, si compiono sette anni da quella che noi chiamiamo "l'altra insurrezione". In questa data, ma nel 1994, centinaia di migliaia di uomini e donne di tutti i colori e di tutte le classi sociali, uscirono per le strade per chiedere, tanto all'EZLN quanto al governo federale, il cessate il fuoco.

Da allora, questa è stata la data che ha segnato l'entrata di tutti e tutte, di quelli che presentano la loro faccia, signora, nella lotta per la via del dialogo e del negoziato per risolvere i conflitti. In questi giorni l'EZLN ha chiesto al governo federale il compimento di tre segnali minimi come requisito per l'inizio di un dialogo autentico. Potremo così giungere ad una pace sicura, giusta e degna. Questi tre segnali sono: il ritiro di sette postazioni militari dell'Esercito Federale dalla cosiddetta "zona di conflitto" (ne sono già state ritirate due, ma ne mancano ancora cinque), la liberazione di tutti gli zapatisti detenuti (ne sono stati liberati solo 17 e ne mancano quasi altri 100) e il riconoscimento costituzionale dei diritti e della cultura indigeni secondo l'iniziativa di legge della Cocopa.

Domandiamo il compimento di questi tre segnali che non sono altro che tre risposte ad altre tre domande: il governo si impegnerà nella direzione del dialogo e del negoziato? - se la risposta è sì, quindi che smilitarizzi le sette località -; il governo riconosce gli zapatisti come controparte nel dialogo e nel negoziato? - se la risposta è sì, quindi non ci tratti come delinquenti -; sono disposti a riconoscere gli indigeni come messicani e come indigeni? - se la risposta è sì, allora così deve stare scritto nella Costituzione. Per questo ci appelliamo a lei, signora, affinché il 12 gennaio di quest'anno si mobiliti con questa bandiera: il compimento dei tre segnali.

Bene. Saluti e che tutti i giorni siano come il 12 gennaio del 1994.

Dalle montagne del Sudest Messicano

Subcomandante Insurgente Marcos

Messico, gennaio 2001

 


 

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO

1° gennaio 2001

Al Congresso Nazionale Indigeno

Fratelli e Sorelle:

Vi scrivo a nome delle donne, degli uomini, dei bambini e degli anziani dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Come sapete, l'EZLN ha lanciato un appello per una grande mobilitazione nazionale ed internazionale per ottenere il riconoscimento costituzionale dei diritti e della cultura indigeni in Messico, in accordo con l'iniziativa di legge della Cocopa. Come parte di questa mobilitazione, l'EZLN invierà una delegazione del CCRI-CG a Città del Messico, con lo scopo di dialogare con i legislatori del Parlamento e di convincerli della bontà di questa iniziativa elaborata da deputati e senatori appartenenti a quattro partiti politici (PAN, PRI, PRD e PT).

Vogliamo quindi invitare una delegazione del Congresso Nazionale Indigeno, formata da quelli che voi riterrete opportuno, a farci visita per discutere di questa questione. La visita potrà avvenire appena vi sarà possibile.

Approfittiamo di questo comunicato anche per informarvi che esiste il Centro d'Informazione Zapatista, attraverso il quale potremo mantenerci in contatto.

Speriamo che accettiate questo invito e che ci concediate l'onore di accogliervi e di discutere con voi.

Bene. Saluti e che noi indigeni possiamo ottenere il riconoscimento che ci meritiamo.

Dalle montagne del Sudest Messicano

Subcomandante Insurgente Marcos

Messico, gennaio 2001

 


 

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO

3 gennaio 2001

Alla Società Civile Nazionale ed Internazionale

Fratelli e sorelle:

Allo scopo di poter scambiare informazioni ed essere al corrente delle mobilitazioni zapatiste relative alla richiesta del compimento dei tre segnali (chiusura di 7 postazioni militari, liberazione dei detenuti zapatisti e riconoscimento costituzionale dei diritti e della cultura indigeni in accordo con l'iniziativa di legge della Cocopa), l'EZLN comunica quanto segue:

Primo. A partire da oggi entra in funzione il Centro d'Informazione Zapatista, con l'appoggio di Rosario Ibarra de Piedra, che generosamente ha posto il suo tempo ed il suo lavoro al servizio della pace. Questo Centro d'Informazione Zapatista avrà come compito principale quello di essere un ponte tra la società civile e l'EZLN.

Secondo. Tramite il Centro d'Informazione Zapatista, la società civile nazionale ed internazionale potrà informarsi circa le iniziative di mobilitazione che l'EZLN ed altri lanceranno per il compimento dei tre segnali, la data precisa del viaggio della delegazione al D.F., l'itinerario della delegazione, le manifestazioni pubbliche che realizzerà e la sua agenda a Città del Messico. Ci si potrà inoltre informare sugli aspetti relativi alla logistica di questa mobilitazione: possibilità di alloggio e tariffe, possibili mezzi di trasporto e tariffe, ecc.

Terzo. Solo tramite il Centro d'Informazione Zapatista, l'EZLN riceverà la corrispondenza nazionale ed internazionale di tutte quelle persone ed organizzazioni che vogliano mettersi in contatto con la delegazione che giungerà al Distretto Federale.

Quarto. Tramite il Centro d'Informazione Zapatista, l'EZLN conoscerà le diverse iniziative che, nel Messico e nel mondo, la società civile organizzerà per il compimento dei tre segnali e per accompagnare la delegazione zapatista al D.F., sia con la presenza fisica, sia attraverso atti pubblici nelle proprie località.

Quinto. Il Centro d'Informazione Zapatista NON sarà un ufficio stampa o portavoce dell'EZLN, ma sarà unicamente un ponte per comunicare con la società civile nazionale ed internazionale. I giornalisti non avranno bisogno di nessun accredito particolare durante il percorso ed il soggiorno dell'EZLN a Città del Messico, sarà sufficiente la credenziale del mezzo di comunicazione che rappresentano. Il Centro d'Informazione Zapatista non emetterà comunicati stampa, non fornirà materiale informativo né materiale fotografico, non organizzerà trasferimenti né soggiorni dei mezzi di comunicazione né rilascerà interviste o conferenze stampa. Per quanto riguarda i mezzi di comunicazione, tramite questo ufficio i rappresentanti della stampa potranno recapitare la loro corrispondenza all'EZLN e viceversa.

Sesto. L'EZLN, attraverso il nuovo Centro d'Informazione Zapatista, si appella alla solidarietà nazionale ed internazionale affinché sostengano economicamente questa iniziativa di pace versando qualsiasi contributo sul seguente conto corrente bancario:

BANCOMER, Plaza 437, Numero -5001060-5

intestato alla signora María del Rosario Ibarra

San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, México

Settimo. I riferimenti per comunicare con il Centro di Informazione Zapatista sono:

Indirizzo: Avenida Ignacio Allende número 22-A (tra Hnos. Domínguez ed Alvaro Obregón)

Barrio San Antonio. San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico

Telefoni: 67-82-159 e 67-82-373

Ottavo. Relativamente all'Ufficio di Contatto di San Cristóbal de Las Casas, l'EZLN informa che a partire da oggi sono temporaneamente sospese le sue attività, per cui, fino a nuovo avviso, non fornirà più il servizio finora offerto quotidianamente ai vari coordinamenti ed al pubblico in generale.

Nono. Per il momento, l'EZLN lancia un appello ai Coordinamenti di Contatto Provinciali che funzionarono per l'organizzazione della consulta, affinché si aprano a tutta la società civile del loro territorio ed accolgano tutte le persone che intendano unirsi a questo sforzo di pace, nel senso che i Coordinamenti saranno unicamente parte del cumulo di organizzazioni convocate per questa nuova iniziativa, ovvero, non sarà necessario partecipare ad alcun Coordinamento per unirsi alla mobilitazione, perché il contatto con l'EZLN avverrà in maniera diretta tramite il Centro d'Informazione Zapatista. L'EZLN si appella alla società civile affinché organizzi le proprie iniziative senza discriminazioni per credo religioso, ideologia, militanza politica, età, razza, posizione economica, altezza, peso o preferenze sessuali.

Decimo. L'EZLN si appella ai Coordinamenti di Contatto delle delegazioni del D.F., affinché dichiarino sospese le loro normali attività e tutti i loro membri si organizzino in modo nuovo per appoggiare questa mobilitazione. L'EZLN chiede che la sua presenza a Città del Messico coinvolga tutta la popolazione, organizzata e non, e che si aprano così nuove modalità di dialogo senza intermediari.

Undicesimo. Nella tappa attuale, l'EZLN lancia un appello alla società civile affinché:

  1. Propagandi e diffonda, sul proprio territorio, i tre segnali richiesti.
  2. Organizzi, sul proprio territorio, manifestazioni a sostegno dei tre segnali richiesti
  3. Si organizzi, sul proprio territorio, per accompagnare la delegazione zapatista o per arrivare con lei al D.F.
  4. Si organizzi, sul proprio territorio, per realizzare manifestazioni contemporaneamente alle attività della delegazione zapatista.

Chiediamo inoltre, rispettosamente, di essere costantemente informati delle vostre attività tramite il Centro d'Informazione Zapatista, così come che ci facciate sapere le vostre proposte ed idee o come possiamo appoggiarvi in questi compiti.

Dodicesimo. L'EZLN lancia un appello particolare alla società civile internazionale:

  1. Organizzare e realizzare manifestazioni civili e pacifiche nei propri paesi per richiedere il compimento dei tre segnali.
  2. Organizzarsi per accompagnare la delegazione zapatista o per arrivare con lei al D.F.
  3. Organizzare e realizzare manifestazioni civili e pacifiche in concomitanza con le attività della delegazione zapatista, nei propri rispettivi paesi.

Vi chiediamo inoltre rispettosamente, di mantenerci informati di tutto questo attraverso l'ufficio internazionale del Centro d'Informazione Zapatista.

Fratelli e Sorelle:

Per il dialogo, per il riconoscimento dei diritti e della cultura indigeni e perché la guerra sia rimossa per sempre dalle terre indie del Messico, sosteniamo la richiesta del compimento dei tre segnali e camminiamo insieme agli zapatisti del D.F.

Bene. Saluti e che, tutti insieme, otteniamo la pace con giustizia e dignità.

Dalle montagne del Sudest Messicano

Subcomandante Insurgente Marcos

Messico, gennaio 2001


 

(traduzione del Comitato Chiapas "Maribel" - Bergamo

 

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Delegazione Zapatista a Città del Messico

DELLE COMUNITÀ TZELTALES

Comandante Abraham

"Andiamo alla marcia e al Distretto Federale per rappresentare gli altri compagni miliziani e basi d'appoggio, ossia le nostre comunità, per parlare con altri popoli indigeni e perché uniti tutti noi che siamo indigeni e quelli che non sono indigeni, ci mobilitiamo perché non ci sia più disprezzo per noi e ci possa essere rispetto. Essere indigeno per me è una bandiera perché siamo discendenti di quelli che abitarono per primi questo Messico, ossia dei primi abitanti. Poi sono arrivati i ricchi ed i potenti e ci hanno tolto le nostre terre e hanno cercato perfino di ostacolare i nostri usi e costumi. Sono riusciti a lasciarci senza terra però non hanno potuto farlo con le nostre usanze, per questo adesso abbiamo ancora la nostra lingua e abbiamo le nostre comunità con i loro costumi. Questo è ciò che deve rimanere segnato nelle leggi che fanno i deputati e i senatori, questo è il rispetto che si deve a ciò che siamo come indigeni."

Comandante Alejandro

"Andiamo al DF affinché si riconosca la nostra esistenza come indigeni e come messicani. Andiamo a dire al Congresso che ormai è ora perché sono già passati molti anni da quando ci tolsero i nostri diritti. Andiamo a parlare con i fratelli indigeni e con la società civile, andiamo a dire loro che si mobilitino per esigere le nostra esistenza. Essere indigeno per me deve significare non sentirsi un estraneo nel mio paese, ma sentirsi orgoglioso d'essere indigeno. Essere indigeno significa per me come un tesoro che non devo perdere, anzi tutto il contrario, devo continuare a conservarlo ed a rafforzarlo in modo da non perderlo."

Comandante Eduardo

"Noi dobbiamo convincere i parlamentari ad approvare la legge sui diritti e sulla cultura indigeni e anche a guardare i fratelli contadini, operai, indigeni, studenti e altri ancora, perché stiamo con loro e siamo come loro. Io sono molto orgoglioso d'essere indigeno perché ho incontrato la lotta e sto lottando contro la povertà e l'oblio in cui vivono i nostri popoli. Sono molto contento, sto lottando ed ho speranza che tutto andrà a finire bene."

Comandante Esther

"Vado con i miei compagni e le mie compagne a parlare con il Parlamento. Ci vado come donna e come indigena. Questa mobilitazione è necessaria perché i parlamentari ci ascoltino e perché è necessario il recupero della nostra dignità. Noi, donne indigene, siamo messicane, parliamo la nostra lingua, abbiamo i nostri vestiti, la nostra medicina, il nostro modo di pregare ed anche il nostro modo di ballare. Noi, come indigeni uomini e donne, abbiamo il nostro modo di lavorare e di rispettare i nostri anziani, così come ci insegnarono i nostri nonni. Ai tempi dei nostri nonni ci insegnarono a resistere e ad organizzarci. Non ci devono disprezzare perché siamo indigeni e perché parliamo la nostra lingua o perché siamo scuri di pelle, né per questo né per nient'altro. Essere indigeno è un orgoglio molto grande."

Comandante Fidelia

"Andiamo al Distretto Federale ad esigere i nostri diritti insieme ad altri fratelli e sorelle. Insieme a tutte le donne indigene del Messico esigeremo i nostri diritti, perché come donne dobbiamo sopportare molte pene, però siamo anche coraggiose. Io, come donna, mi sento molto orgogliosa di essere come sono. La legge sui diritti degli indigeni che hanno fatto quelli della Cocopa ci riconosce come donne e dice chiaro che si deve rispettare la nostra integrità. Per questo noi donne appoggiamo questa legge e per questo lottiamo insieme ai nostri compagni. Io mi aspetto di ritrovarmi con altre donne che hanno il mio pensiero e con altre che hanno un altro pensiero. Abbiamo pensato che questo è bene perché così ci si fa un' idea migliore e più grande che ci darà più forza per continuare a lottare per i nostri diritti come indigeni e come donne."

Comandante Filemón

"Andiamo nella grande città a dialogare con i deputati ed i senatori incaricati di fare le leggi, andiamo a dire loro che rispettino l'accordo su Diritti e Cultura Indigeni firmato dal governo di Zedillo. Andiamo a spiegare loro per bene quello che dice la legge che hanno fatto quelli della Cocopa. Andiamo a parlare, andiamo per questo. Come popoli indigeni, per noi essere indigeni vuol dire essere dimenticati, come se non esistessimo, però la verità è che siamo qui e viviamo ogni giorno una forte depredazione. Essere indigeno significa la povertà, la fame e la malattia, però significa anche che siamo parte di questa terra del Messico. Siamo milioni di indigeni in tutto il Messico e adesso si vedrà che tutti vogliamo la stessa cosa, ossia il rispetto."

Comandante Gustavo

"Andiamo al DF per rianimare gli altri fratelli indigeni e non indigeni, per dire loro che ciò che ci meritiamo è un Messico per tutti. Per dire loro che dobbiamo esigere i nostri diritti come indigeni e per chiedere loro che appoggino con noi l'approvazione della legge fatta dalla Cocopa. Partiamo e andiamo a dialogare perché vogliamo essere inclusi nella Costituzione. Per me, essere indigeno è essere molto orgoglioso e felice, perché siamo molti e perché lottiamo e quindi la nostra lotta è un esempio per altri. Essere indigeno è essere orgoglioso però è anche essere povero, è lo stesso."

Comandante Ismael

"Vado al DF per obbligare i deputati ed i senatori a rispettare gli accordi di San Andrés firmati il 16 febbraio del 1996. Andiamo a spiegare alle altre organizzazioni perché questo sia importante per i nostri popoli e per la nostra nazione. Come indigeno mi sento molto tranquillo perché sto vedendo che lottando possiamo partecipare e possiamo riuscire a far sì che ci ascoltino. Sono contento perché ogni giorno siamo sempre più uniti come indigeni nel cercare ciò che non abbiamo, ossia i diritti. Ho già visto che non è necessario avere denaro per unirci come popolo. La cosa più importante è l'unità che stiamo creando come indigeni insieme ai fratelli che non sono indigeni."

Comandante Maxo

"Usciamo dalla selva e andiamo a Messico, ossia alla città, per promuovere di fronte ai parlamentari la legge sui diritti e sulla cultura indigeni fatta dalla Cocopa. Andiamo a parlare con la gente dei tre segnali che stiamo chiedendo per sederci a dialogare con il governo. Andiamo a parlare con le nostre parole ed andiamo ad ascoltare le parole dei popoli indigeni. Essere indigeno vuol dire essere un povero che non ha nient'altro che la sua cultura e la sua dignità. E' perché siamo tanto poveri che stiamo lottando. Ci sentiamo tristi a volte perché i governi hanno cercato di farla finita con noi come indigeni. Ci sentiamo tristi perché tutto il nostro patrimonio ce lo sta togliendo il governo. Per questo lottiamo."

Comandante Moisés

"Noi andiamo a parlare e a far capire la nostra lotta ad altri fratelli e sorelle di molti stati e del Distretto Federale. Andiamo ad invitarli ad aderire alla lotta pacifica per esigere il giusto rispetto degli Accordi di San Andrés. Vogliamo che resti scritto nella Costituzione che noi indigeni siamo messicani però abbiamo differenze di cultura e di tradizioni. Prima del 1994 essere indigeno voleva dire disprezzo e maltrattamenti e umiliazione, però adesso con le nostre lotte essere indigeno è guardare a faccia in su e con orgoglio. Il gran Messico che oggi abbiamo è grazie ai nostri predecessori. Noi indigeni abbiamo il nostro modo di capire il mondo che ci circonda e per questo abbiamo resistito per quasi 509 anni . Per questo ancora oggi abbiamo perfino i nostri strumenti musicali, la nostra lingua e i nostri costumi, perché non hanno potuto finirci nonostante tutti i loro sforzi."

Comandante Omar

"Sento che per me essere indigeno è qualcosa di molto importante perché, dato quello che sono, ho il mio modo di parlare e la mia cultura e le mie tradizioni, ossia ho la mia diversità e devo avere i miei diritti a questa differenza. Però in tutto questo c'è qualcosa che sento che non ci lascia essere noi stessi ed è il fatto che non siamo riconosciuti. Tutto il contrario. Siamo umiliati in molti modi, perché il sistema ha cercato di farla finita con la mia cultura, con la mia lingua e con la mia diversità, però ho resistito. Sono contento perché sto lottando per ottenere questo diritto alla differenza ed ho la speranza che sia rispettato, perché potrebbe servire a tutti gli indigeni del paese. Per questo vado alla città e per questo vado negli altri stati, per dire loro la mia parola e per vederli."

Comandante Sergio

"Vado a parlare con i deputati ed i senatori, che sono stati incaricati dalla Nazione, perché approvino la legge fatta dalla Cocopa quattro anni fa, che il governo federale precedente non ha voluto rispettare e adesso andiamo a difenderla direttamente. Vado come indigeno ad esigere il nostro riconoscimento nelle leggi, perché si stabiliscano nella Costituzione tutti i miei diritti come indigeno. Per questo vado come delegato del CCRI. Sono indigeno però non ho tutti i miei diritti, ho i miei costumi, ho la mia lingua e non li si rispetta, ho anche tradizioni e cultura. Però non ho diritto ad essere riconosciuto nella Costituzione. Sono indigeno e sono anche messicano."

Comandante Zebedeo

"Andiamo in città a parlare con il popolo e a dialogare con i rappresentanti dei partiti politici nel Parlamento, per presentare di persona a loro l'importanza del riconoscimento degli accordi di San Andrés, su diritti e cultura indigeni. Questi accordi di San Andrés sappiamo che non sono solo una proposta dell'EZLN, ma che al tavolo del dialogo sono stati inclusi tutti i fratelli e le sorelle indigeni del nostro paese. Allora andiamo per convincere i deputati ed i senatori perché legiferino, ossia convertano in legge della Costituzione questi accordi, per garantire i diritti dei popoli indios di tutto il paese. Vogliamo che giungano al consenso rispettando la proposta originale della Cocopa. Questa mobilitazione è molto importante, perché essere indigeno prima del 1994 significava una vergogna per la discriminazione della nostra lingua, dei nostri costumi e del nostro essere, dato che siamo trattati come animali e non si tiene conto di noi come persone e come messicani, neanche a parlarne. Però adesso con la lotta zapatista noi indigeni stiamo dimostrando la novità di una speranza nel pieno rispetto dei diritti indigeni."

DELLE COMUNITÀ TZOTZILES

Comandante David

"Vado a Messico con il fine di incontrarci durante la marcia con i popoli indigeni e non indigeni di tutto il paese. Vado ad esigere, insieme con gli altri 23 compagni della delegazione zapatista, il riconoscimento dei diritti e della cultura indigeni, andiamo a parlare dell'iniziativa di legge fatta dalla Cocopa sui diritti e sulla cultura indigeni. Andiamo a spiegare direttamente ai fratelli indigeni e non indigeni del paese che i diritti indigeni sono per il bene di tutti i popoli e per la convivenza pacifica di tutti i messicani. Per me essere indigeno significa la razza naturale, significa che noi indigeni siamo i primi su queste terre, però siamo stati depredati e abbandonati. Siamo stati emarginati ed oggetto di ogni tipo d'inganno e di manipolazione per la soddisfazione di interessi estranei. Per questo lottiamo, perché non ci sia più abbandono né pena."

Comandante Isaías

"Partiamo e visiteremo gli stati con la delegazione dei nostri popoli zapatisti. Andremo a reclamare il diritto che ci appartiene e non ci riconoscono. Andiamo a dire loro che noi popoli indios vogliamo che si approvi la legge della Cocopa, perché lì, sì, siamo riconosciuti. Il sentimento indigeno per me è che rappresento i miei predecessori, i maya, che sono stati i primi ed autentici padroni di queste terre del sud del Messico. Essere indigeni significa molto orgoglio e molta lotta."

Comandante Javier

"Io, come membro del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno, vado al DF per parlare con i parlamentari e dire loro che rispettino gli accordi di San Andrés sui diritti e sulla cultura indigeni. Andiamo anche come delegati per fare nuovi passi perché avanzi la nostra lotta, per andare avanti nel riconoscimento dei nostri popoli. Andiamo anche a parlare ed a spiegare ad altri fratelli di altri stati affinché ci appoggino nella richiesta dei tre segnali perché inizi il dialogo. Per me essere indigeno è far conoscere che facciamo parte del Messico, ossia che siamo dei popoli di questa nazione, però non abbiamo tutti i diritti di vivere come esseri umani. Essere indigeno significa che non sono riconosciuto nelle leggi del governo federale e statale."

Comandante Susana

"Andiamo a rappresentare le donne zapatiste ed andiamo a parlare al Parlamento per chiedere che entrino nella Costituzione il diritto e la cultura indigeni. Per questo partiamo e per questo andiamo al Distretto Federale. Essere donne indigene vuol dire che abbiamo pensiero, che abbiamo dignità e che abbiamo bisogno di diritti. Essere donna indigena è un orgoglio però è anche difficile, è molto difficile perché c'è sofferenza e discriminazione e povertà. Per questo come donne indigene vogliamo essere riconosciute nelle leggi della Costituzione e che rispettino la nostra dignità, come è scritto nella legge della Cocopa."

Comandante Yolanda

"Il nostro viaggio al DF è molto importante e molto grande di fronte alla nazione e di fronte al mondo, perché andiamo a diffondere le nostre parole come zapatisti e andiamo a difendere i nostri diritti come donne e come indigeni. Ci presenteremo personalmente al Parlamento e spiegheremo com'è andata quando abbiamo firmato gli Accordi di San Andrés, su diritti e cultura indigeni, il 16 febbraio del 1996. Nel nostro cammino parleremo con migliaia di uomini e donne onesti del Messico. Io, come indigena, mi sento importante come messicana, perché abbiamo la storia dei nostri progenitori, che sono stati anche loro indigeni e lottarono anche loro come noi per non sparire. Solo che la loro lotta è stata differente dalla nostra, però continuiamo con la stessa idea di lottare e vivere. Come donne indigene non smetteremo di lottare finché non saremo riconosciute nella Costituzione e non saremo più trattate come bestie."

DELLE COMUNITÀ CHOLES

Comandante Abel

"Andiamo a Messico al Parlamento a difendere la proposta di legge che ha fatto la Cocopa nel 1996. Questa proposta è sui diritti e sulla cultura indigeni e se viene approvata i popoli indios cambieranno la loro storia. Per questo andiamo a parlare con la società civile, con il popolo che appoggia questa richiesta e con tutti i popoli indigeni che vogliano accompagnarci in questa mobilitazione così importante. Per me essere indigeno significa che siamo differenti dal resto del popolo perché abbiamo un nostro proprio pensiero e dei nostri costumi, abbiamo le nostre modalità nel lavoro comunitario ed abbiamo una nostra lingua. Però significa anche che siamo messicani."

Comandante Bulmaro

"Noi andiamo al Distretto Federale perché siamo obbligati come delegati a rispettare una missione a cui ci hanno destinato i nostri popoli. Andiamo a difendere l'iniziativa indigena elaborata dalla Cocopa, perché sia approvata dai signori che sono deputati e senatori. Andiamo anche a parlare durante il percorso della marcia con la società civile nazionale e internazionale e li inviteremo ad appoggiarci con le loro mobilitazioni. Andiamo per lottare insieme con altri popoli indigeni perché una volta per tutte si riconoscano i nostri diritti. È molto importante che ci rispettino come indigeni perché questo significa che per natura siamo stati i primi abitanti di questa grande nazione messicana, e pertanto siamo organizzati in popoli che hanno le loro proprie forme di organizzazione, una cultura ed una lingua propria."

DELLE COMUNITÀ TOJOLABALES

Comandante Daniel

"Partiamo per gli stati del Messico e arriveremo alla città per rappresentare il nostro popolo, per presentare le nostre richieste di riconoscimento come indigeni messicani e non come esseri che non sono umani. Andiamo a parlare con la gente perché ci dicano la loro parola e noi diciamo la nostra parola perché abbiamo già visto che con la società civile ci capiamo. Per me essere indigeno significa essere disprezzato, non essere considerato perché non abbiamo conoscenze e non abbiamo scuole dove studiare. Però non mi rincresce più essere indigeno perché ciò significa pure che siamo messicani e questo ci dà molto orgoglio. Ci dà orgoglio essere indios ed essere messicani, le due cose."

Comandante Mister

"Andiamo a Città del Messico per parlare con i deputati ed i senatori per esigere che si rispettino i diritti e la cultura indigeni e che si adempiano gli Accordi di San Andrés. Abbiamo pensato e crediamo che parlando con la società civile e con gli altri indigeni in questo percorso, potremo convincere sempre di più a far proprie le nostre richieste affinché uniti esigiamo la pace, perché così non sarà necessaria la guerra con le armi e otterremo le nostre richieste per via pacifica. Andiamo anche a conoscere altri pensieri, altri cuori, altri costumi, altri fratelli poveri. Per noi essere indigeni ha significato essere disprezzati dai potenti. Però essere indigeni vuole dire che abbiamo il sangue dei primi che sono arrivati in queste terre già molti anni fa. Questo significa che non siamo finiti, che esistiamo e che ci meritiamo di far parte di questa nazione."

Comandante Tacho

"Noi andiamo al Distretto Federale per recarci al Parlamento per proporre il rispetto degli Accordi di San Andrés. Vogliamo chiedere al potere legislativo che renda legge quegli accordi approvando la proposta fatta dalla Cocopa. Ci muoviamo per l'importanza che questa legge ha per noi, per gli indigeni di tutto il Messico. Se questa legge della Cocopa viene approvata, per noi si apre il cammino della pace. In questo viaggio al Distretto Federale, parleremo con i nostri fratelli e sorelle indigeni del Messico e con loro ci incontreremo e parleremo. Per noi essere indigeno adesso è un orgoglio perché prima ci avevano costretto a negare noi stessi. Ho e parlo una lingua tojolabal, viviamo con costumi comunitari e abbiamo il nostro modo di rispettare gli altri. Essere indigeno è avere una nostra cultura, un nostro credo che lì nella terra uno muore e vive. Noi non vendiamo la terra come una mercanzia perché la terra è la madre che ci mantiene."

DEL MESSICO METICCIO

Subcomandante Insurgente Marcos

"Andiamo al DF percorrendo 12 stati della repubblica perché il nostro obiettivo è parlare con il Parlamento, sì, però anche per parlare con la società civile e con i popoli indios di altre parti del Messico. Noi abbiamo pensato che la lotta per i diritti indigeni non è solo nostra, è di tutti i popoli indigeni del Messico. E abbiamo anche pensato che non è solo degli indigeni, è anche di tutti i messicani e le messicane. Questo paese deve riconoscere i suoi popoli originari, accettarli per quello che sono e rispettarli. Andiamo a parlare con il Parlamento perché a lui tocca fare le leggi e questa legge della Cocopa significa un gran progresso per i popoli indios e per tutto il paese. Essere indigeno oggi in Messico significa lottare per il rispetto e per la dignità di tutti coloro che sono esclusi e disprezzati. Significa lottare per gli indigeni, però anche per le donne, per i giovani, per i bambini, per gli omosessuali e le lesbiche, per gli handicappati, per gli anziani, infine per tutti i diversi."


 

(traduzione del Comitato Chiapas di Torino

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PAROLE DELL'EZLN IL 22 MARZO DEL 2001 DI FRONTE AL PALAZZO LEGISLATIVO DI SAN LÁZARO

FRATELLI E SORELLE DI CHIAPAS, OAXACA, PUEBLA, VERACRUZ, TLAXCALA, HIDALGO, QUERÉTARO, GUANAJUATO, MICHOACÁN, STATO DEL MESSICO, MORELOS, GUERRERO, YUCATÁN, QUINTANA ROO, CAMPECHE, TABASCO, TAMAULIPAS, JALISCO, NAYARIT, COLIMA, SINALOA, SONORA, BAJA CALIFORNIA NORD, BAJA CALIFORNIA SUD, CHIHUAHUA, COAHUILA, NUEVO LEÓN, DURANGO, ZACATECAS, AGUASCALIENTES, SAN LUIS POTOSÍ E DISTRETTO FEDERALE.

FRATELLI E SORELLE INDIGENI:

FRATELLI E SORELLE DI CITTÀ DEL MESSICO:

CON LA NOSTRA VOCE, SETTE VOLTE SETTE PARLA LA VOCE DELL'ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE.

DA MOLTO LONTANO CAMMINIAMO. MOLTO LONTANO NEL TEMPO. MOLTO LONTANO NELLO SPAZIO. DAL MOLTO PROFONDO VENIAMO. MOLTO PROFONDO NELLA TERRA. MOLTO PROFONDO NELLA STORIA. DA MOLTO ALTO VOLIAMO. MOLTO ALTO NEL SOGNO. MOLTO ALTO NEL DOMANI.

SIAMO IL COLORE CHE SIAMO DELLA TERRA.

SIAMO STATI NOMINATI NELLA LINGUA DEI NOSTRI PIÙ ANTICHI, I PRIMI, E LA LINGUA CHE OGGI COMANDA E ORDINA NON HA PER NOI ALTRO CHE IL NOME DEL DISPREZZO E DELLA VERGOGNA.

FRATELLO, SORELLA:

SETTE VOCI PORTIAMO PER PORTARTI SETTE PAROLE. SETTE VOLTE SETTE VOLTI DIETRO AL NOSTRO ESSERE SENZA VOLTO SI ILLUMINANO.

TU, DONNA INDIGENA. CI MENTIRONO. CONTINUANO AD ESSERE L'OBLIO E LA MORTE L'UNICO FUTURO CHE QUELLO IN ALTO OFFRE. TRE CARICHI PORTI E TRE RIBELLIONI NASCI. QUANDO SEI BAMBINA IL TUO ORIZZONTE È LA CAPANNA POVERA, IL TAVOLO VUOTO, LA PILA DI LEGNA, IL RUSCELLO PER LAVARE E PER LE TRISTEZZE, IL MULINO TRITANDO DAL MAIS UN PO' DI VITA PER MANGIARE MALE CON I FRATELLI PICCOLI DI CUI SEI MADRE SENZA AVER POTUTO ESSERE BAMBINA. QUANDO SEI ADOLESCENTE IL TUO ORIZZONTE È DI NUOVO LA CAPANNA, IL TAVOLO, LA LEGNA, IL RUSCELLO, IL MULINO E I TUOI FRATELLI PICCOLI SONO SOSTITUITI DAI TUOI FIGLI PER DAVVERO. QUANDO SEI ANZIANA, L'ETÀ DOVREBBE APPENA METTERTI DI FRONTE ALLA VITA E IL TUO ORIZZONTE È PER SEMPRE LA CAPANNA, IL TAVOLO, LA LEGNA, IL RUSCELLO, IL MULINO. LA MALATTIA TI PORTERÀ NELL'UNICO LUOGO CHE ROMPE IL POVERO ORIZZONTE CHE T'IMPRIGIONA: LA TOMBA.

TU, DONNA INDIGENA, ASCOLTA CIÒ CHE LA MIA VOCE DI DONNA INDIGENA TI DICE QUANDO DICE RIBELLIONE... COMANDANTE YOLANDA:

COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO - COMANDO GENERALE DELL'ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

Fratelli indigeni di tutto il Paese Messico.

Donne Indigene dei diversi Municipi e Stati.

Vi facciamo un appello ad unirvi, ad organizzarvi per lottare tutte unite per difendere i nostri diritti, la nostra cultura, le nostre lingue materne, perché è la nostra ricchezza come indigeni.

Noi donne indigene dobbiamo aumentare la nostra partecipazione nella lotta perché i nostri diritti come donna devono rimanere scritti nella legge messicana. Solo così possiamo essere sicure che migliorino le nostre condizioni di vita. L'organizzazione e la partecipazione delle donne è l'unico cammino che resta per noi poveri.

Se non lo facciamo noi donne, nessuno lo farà per noi. Compagni indigeni, facciamo uno sforzo per organizzarci e lottare insieme ai nostri compagni. Senza la partecipazione di noi donne, non si può vincere la lotta e come donne sempre resteremo nell'emarginazione e nell'umiliazione. Perciò, sorelle donne, partecipiamo alla lotta perché noi donne si ottengano i diritti che meritiamo.

Democrazia!

Libertà!

Giustizia!

Dal palazzo legislativo di San Lázaro, Parlamento

Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comando Generale dell'esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Comandante Yolanda

Marzo 22 del 2001

Messico, D.F.

TU, DONNA DELLA CITTÀ. CI HANNO MENTITO. CONTINUANO AD ESSERE LA PERSECUZIONE E IL DISPREZZO L'UNICO FUTURO CHE QUELLO IN ALTO OFFRE. MILLE CARICHI PORTI E MIGLIAIA SONO LA TUE RIBELLIONI. TI PERSEGUITANO E TI DISPREZZANO QUANDO SEI BAMBINA, QUANDO SEI ADOLESCENTE, QUANDO SEI GIOVANE, QUANDO SEI ADULTA, QUANDO SEI MATURA, QUANDO SEI ANZIANA. TRA PERSECUZIONI E DISPREZZO TI VOGLIONO ASSEGNARE IL RUOLO DI OGGETTO E COSTRUISCONO PER TE L'ANGOLO CHE CERCANO DI OBBLIGARTI AD ABITARE. TI PERSEGUITANO E TI DISPREZZANO NELLA CASA, NELLA SCUOLA, NEL METRÒ O NEL BUS, NELLA VIA, SUL LAVORO, NEL DIVERTIMENTO, NELL'OZIO, NEL MERCATO.

TI VOGLIONO VALUTARE PER CIÒ CHE SEMBRI E NON PER CIÒ CHE SEI. IL POTERE PRENDE ALLORA IL VOLTO DEL PADRE, DEL FRATELLO, DEL FIDANZATO, DELL'AMICO, DELL'AMANTE, DEL MARITO, DEL FIGLIO, DEL COMPAGNO DI LAVORO, DEL SUPERIORE O DEL SUBORDINATO, DEL COMPAGNO DI LOTTA, DELL'ALTRO, DELLA MADRE, DELLA SORELLA, DELL'AMICA, DELLA COMPAGNA, DELLA FIGLIA, DELL'ALTRA. SI FA ALLORA CACCIATORE L'UOMO E RIVALE LA DONNA. LA LOTTA ALLORA SI MOLTIPLICA E MOLTIPLICA I SUOI FRONTI: DEVE IL CACCIATORE CAPIRE CHE LA PREDA NON È PREDA MA PERSONA. DEVE LA RIVALE CAPIRE CHE LA RIVALE NON È RIVALE MA PERSONA. SEI MAGGIORANZA E TI CLASSIFICANO NELLE MINORANZE. SEI PERSONA E TI CLASSIFICANO NELLE COSE. PER TE, IL POTERE CHE PRENDE IL VOLTO DEI MASCHI TRA E DI FRONTE AI QUALI TU COMBATTI, TI OFFRE TUTTO IL NECESSARIO PERCHÉ TU PRENDA IL VOLTO CHE IL POTERE DESIDERA E DISPREZZA, TI ASSEGNA IL POSTO CHE PER TE DESIDERA: L'ORIZZONTE DELLA CUCINA, DELLA MATERNITÀ, DELL'ORNAMENTO, DELL'OGGETTO DI PIACERE, DELLA BURLA E DEL DISPREZZO, DELLA COMPETIZIONE CON IL TUO UGUALE, DELLA BURLA PER IL TUO UGUALE, DEL DISPREZZO PER IL TUO UGUALE, DELL'INGANNO PER IL TUO UGUALE.

TU, DONNA DELLA CITTÀ, ASCOLTA CIÒ CHE LA MIA VOCE DI DONNA DELLA CITTÀ TI DICE QUANDO DICE RIBELLIONE... COMANDANTE ESTHER:

COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO - COMANDO GENERALE DELL'ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

Fratelli e sorelle:

Vogliamo ringraziarvi tutte voi che ci avete accompagnato nella marcia per i 12 Stati.

Grazie fratelli per averci ricevuto e ascoltato nei paesi e nelle città dove siamo passati; anche grazie per avere garantito la nostra sicurezza.

Vi chiamiamo tutte sorelle operaie, maestre, casalinghe, sarte, dottoresse, impiegate, spazzine, donne lesbiche, artiste, venditrici della strada e lavoratrici nei mezzi di comunicazione onesti, vi facciamo un appello a organizzarvi dove siete, che siate già al lavoro o nelle vostre case nella città, per esigere i nostri diritti che meritiamo e per farla finita con l'ingiustizia perché si sia riconosciute nel lavoro e si abbia un salario giusto, perché solo unite e organizzate potremo ottenere la giustizia.

La marcia non è l'ultima ma non che è l'inizio per continuare a lottare per i nostri diritti.

Il lungo cammino continua ad andare avanti e non finirà mai perché ciò che vinciamo un giorno non possiamo perderlo ma continueremo fino ad arrivare al fine.

Il seme è seminato però gli serve qualcuno che lo annaffi per non morire e per dare buoni frutti, c'è bisogno pure che qualcuno li raccolga.

Non possiamo permettere che si secchi perché bisogna continuare ad alimentarlo, c'è bisogno di continuare ad annaffiare e pulire per raccogliere frutti migliori e abbondanti.

Non è compito solo degli zapatisti, è impegno di tutti curare, far crescere perché nel seme sta la speranza, restare congelato è permettere che continui l'ingiustizia e la diseguaglianza.

Invitiamo a stare attenti insieme a noi e a non guardare all'indietro perché, una volta ottenuta la nostra richiesta, dobbiamo vegliare perché non venga calpestata un giorno.

Democrazia!

Libertà!

Giustizia!

Dal palazzo legislativo di San Lázaro, Parlamento.

Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Comandante Esther

Marzo 22 del 2001

Messico, D.F.

TU, LAVORATORE DEL CAMPO. CI HANNO MENTITO. CONTINUANO AD ESSERE LA MISERIA E L'IMPOTENZA L'UNICO FUTURO CHE QUELLO IN ALTO OFFRE. HANNO TRADITO QUELLO CHE ERA LA LEGGE E LEGGE HANNO FATTO IL TRADIMENTO. NON È PIÙ LA TERRA DI CHI LA LAVORA. È ADESSO DI CHI LA SFRUTTA E LA DISTRUGGE. IL SUOLO CHE TI APPARTIENE SI STRINGE E LA SUA MAGREZZA INGRASSA LA TERRA DI COLUI CHE HA MOLTA TERRA. PER LE TUE RICHIESTE CI SONO LUNGHE FILE DI GIUSTIFICAZIONI, MILIONI DI PRETESTI PER LA TUA FAME E UNA SOLA BUGIA PER IL TUO RECLAMO: OGGI NO, TORNI DOMANI. E IL DOMANI NON È ALTRO CHE LA RIPETIZIONE DELL'IMPOTENZA DI IERI E DI OGGI. SE HAI LAVORATO E HAI QUALCOSA, NON SARÀ PER TE NÉ PER I TUOI DISCENDENTI. VERRÀ IL BANCHIERE A ESIBIRE CARTE E DIETRO ALLE CARTE SE NE ANDRÀ TUTTO CIÒ CHE HAI. DIETRO ALLE CARTE ANDRANNO I DEBITI, I MACCHINARI, LA TECNICA E IL MERCATO, PERÒ ANDRANNO NELLE TASCHE DI COLUI CHE DELLA TERRA NON CONOSCE NEANCHE IL COLORE.

TU, LAVORATORE DEL CAMPO. ASCOLTA CIÒ CHE LA MIA VOCE DI CONTADINO E DI PICCOLO PROPRIETARIO TI DICE QUANDO DICE RIBELLIONE... COMANDANTE BULMARO:

COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO - COMANDO GENERALE DELL'ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

Fratelli e sorelle:

Ejidatari, comuneros, piccoli proprietari, stagionali e emigranti in generale.

Noi lavoratori del campo, abbiamo esperienza di ciò che è la vita di miseria e di sfruttamento per far produrre la madre terra. A noi contadini poveri hanno rifiutato tutte le possibilità di uno sviluppo giusto e degno che meritiamo come esseri umani.

Non è giusto, che ogni volta siamo costretti a diventare peones provvisori sulle nostre terre, senza speranza di migliorare le nostre condizioni di vita.

Non è giusto che il governo ci continui a controllare e continui a comprare la coscienza dei contadini attraverso dei progetti temporanei, come il Procampo, il Progresa e il declamato micro-credito.

Tutte queste briciole hanno la finalità che il contadino rimanga zitto e rassegnato, frazionando l'unità collettiva del popolo lavoratore.

Non è giusto che molti milioni di contadini, come noi, senza terre, siamo costretti a lavorare ed a vendere la nostra forza lavoro alle grandi imprese agricole di pochi.

Non è giusto che molti milioni di contadini, come noi, dobbiamo lasciare le nostre famiglie ed emigrare in altri paesi in cerca di condizioni migliori di vita, mentre pochi latifondisti hanno accaparrato grandi quantità di terra.

L'EZLN fa un appello perché vi organizziate di più e meglio dai vostri ejidos, dalle vostre comunità, dai villaggi, dai quartieri e dalle località più disperse.

Per lottare uniti senza riposo contro l'oblio, l'abbandono ed eliminare tutti i tipi d'ingiustizia che patiamo in molti milioni di messicani e messicane.

Noi contadini siamo un pezzo importante nella costruzione di un Messico nuovo, dove ci stiamo tutti noi messicani e messicane senza distinzione di razza, colore o lingua.

Un Messico dove i contadini abbiano la libertà di decidere i loro modi di organizzazione economica, politica, sociale e culturale.

Perciò oggi diciamo mai più un Messico senza i contadini.

Democrazia!

Libertà!

Giustizia!

Dal palazzo legislativo di San Lázaro, Parlamento.

Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Comandante Bulmaro

Marzo 22 del 2001

Messico, D.F.

TU, LAVORATORE DELLA CITTÀ. CI HANNO MENTITO. CONTINUANO AD ESSERE LO SFRUTTAMENTO E LA DISPERAZIONE L'UNICO FUTURO CHE QUELLO IN ALTO OFFRE.

IL GOVERNO, IL PADRONE, IL CAPORALE, IL SINDACALISTA VENDUTO SONO I NUOVI PADRONI.

TU, LAVORATORE DELLA CITTÀ. ASCOLTA CIÒ CHE LA MIA VOCE DI OPERAIO TI DICE QUANDO DICE RIBELLIONE... COMANDANTE ZEBEDEO:

COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO - COMANDO GENERALE DELL'ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

Alla società civile nazionale e internazionale:

Fratelli e sorelle indigeni:

Siamo arrivati con questa delegazione dell'EZLN per dirvi la nostra parola.

Il nostro Messico è stato nelle mani di pochi, manipolando il destino del paese, impressionando con chiacchiere ingannevoli i suoi abitanti, sulla costruzione di un Messico moderno. Mentre fanno i loro accordi confidenziali, a noi: lavoratori della città, operai, operaie, alle lavoratrici domestiche, camerieri, bottegai, pompieri, elettricisti, muratori, scaricatori, garzoni, ambulanti, commercianti, autisti, tassisti, invalidi, pensionati, meccanici, imbianchini, sarti, spazzini, bambini della strada, cittadini, giardinieri, telefonisti, ci disorientano con discorsi di progresso, di sviluppo e un'infinità di promesse che sono rimaste sulla carta e nelle parole. La classe lavoratrice non vive di carte e non vivrà più d'illusioni né di promesse. Mai più burle alla nostra dignità, mai più diversivi ingannevoli.

Quanti anni dovremo sopportare ancora? La nostra triste vita è sempre stata così: piangendo nasciamo, piangendo moriamo e questa tragedia che si soffre quotidianamente non è naturale, è prodotto dei piani neoliberali. L'effetto di questo mega-progetto non considera in assoluto la classe lavoratrice, non esiste nemmeno la minima preoccupazione di come toglierci da questa miseria in cui ci ha sommerso. Di conseguenza è notevole l'aumento dei poveri.

In cambio ci sono quelli che godono dei benefici che offre la nostra terra che sta rimanendo nelle mani di pochi. Ed è molto evidente che il federalismo è servito non a collaborare ma come materiale utile perché la gran maggioranza rimanga dimenticata nell'immondezzaio. Sul letto del federalismo c'è il corporativismo che ci ha umiliato fortemente con minacce di morte e di disoccupazione: è la Confederazione dei Lavoratori Messicani e le sue istituzioni. Hanno usato il denaro dello stato messicano per comprare coscienze debilitando così le nostre organizzazioni che aspiravano alla giustizia di un salario migliore.

Allora è nata la corruzione, le prigioni, l'assassinio, le carceri clandestine, la tortura, la repressione, l'umiliazione e l'esclusione.

Questa struttura autoritaria e paternalista dobbiamo modificare, dobbiamo essere protagonisti perché la democrazia abbia senso praticandola. La democrazia non è arbitrarietà, la democrazia è uguaglianza, la democrazia è giustizia ma non arriverà mai se stiamo con le braccia conserte e con la bocca aperta.

Dobbiamo essere impulsivi organizzandoci meglio, essere fermi per cercare un nuovo modo di fare politica e nuovi concetti che si occupino davvero dei problemi generali che viviamo attualmente.

Tutti abbiamo una sfida da affrontare, dobbiamo lottare e lottare fino ad arrivare, insieme lotteremo, voi con noi, noi con voi.

Democrazia!

Libertà!

Giustizia!

Dal palazzo legislativo di San Lázaro, Parlamento

Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Comandante Zebedeo

Marzo 22 del 2001

Messico, D.F.

TU, INDIGENO. CI HANNO MENTITO. CONTINUANO AD ESSERE IL RAZZISMO E L'OBLIO L'UNICO FUTURO CHE QUELLO IN ALTO OFFRE.

TU, INDIGENO...

TENEK. TLAHUICA. TLAPANECO. TOJOLABAL. TOTONACO. TRIQUI. TZELTAL. TZOTZIL. WIXARITARI. YAQUI. ZAPOTECO. ZOQUE. MAYA. KUMIAI MAGGIO MAZAHUA. MAZATECO. MIXE. AMUZGO. CORA. CUICATECO. CHINANTECO. CHOCHOLTECO. CHOL. CHONTAL. GUARIJIO. HUASTECO. HUAVE. KIKAPU. KUKAPÁ. MAME. MATLATZINCA. MIXTECO NAHUATL. ÑAHÑU. ÒODHAM. PAME. POPOLUCA. PUREPECHA. RARAMURI.

ASCOLTA CIÒ CHE LA MIA VOCE DEL COLORE CHE SIAMO DELLA TERRA TI DICE QUANDO DICE RIBELLIONE... COMANDANTE DAVID:

COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO - COMANDO GENERALE DELL'ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

Fratelli e sorelle indigeni di tutte le lingue e culture che abitiamo in lungo e in largo il nostro paese Messico.

A partire da questa marcia della dignità indigena iniziata dal sudest messicano dalla delegazione del CCRI - CG dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale e insieme con i passi di milioni di fratelli indigeni e non indigeni di tutto il paese, fino ad arrivare alla capitale, è già stata una dimostrazione di fronte alla nazione e al mondo che l'ora dei senza voce e dei senza volto è arrivata. È già l'ora degli emarginati e dei dimenticati, l'ora di tutti i popoli indios.

Abbiamo dato la dimostrazione che è arrivato il momento di unire i nostri passi, i nostri pensieri e i nostri ideali e abbiamo riunito in una le nostre richieste di libertà, di giustizia e di rispetto. Abbiamo riunito in una sola le nostre voci e le nostre grida del Ya basta! che adesso ha fatto tremare la terra e scuotere le montagne e attraversare le frontiere per incontrarci, e tra tutti abbiamo tracciato un cammino che ci porterà a raggiungere una vita più giusta, degna, senza razzismo né discriminazione.

Non permettiamo che si torni a chiuderci il cammino che abbiamo tracciato tra tutti. Non disperdiamo i nostri passi, non frazioniamo la nostra unità, non facciamo tacere mai più le nostre voci e le nostre grida. Non permettiamo che l'egoismo, la divisione, l'individualismo e la rivalità regnino nella nostra mente e nel nostro cuore.

Sorelle e fratelli indigeni di tutto il paese:

Noi Comando Generale dell'EZLN vi facciamo un appello all'unità, all'organizzazione e alla mobilitazione dei vostri paesi, comunità, municipi e stati per esigere dal governo federale e dai parlamentari che riconoscano ora nella costituzione messicana i diritti e la cultura indigeni in accordo all'iniziativa di legge della Cocopa che raccoglie l'essenziale degli accordi di San Andrés. Continuare ad esigere in tutti i modi che si adempiano perfettamente i tre segnali richiesti e solo così si potrà ricominciare il dialogo per trattare i temi in sospeso. Esigere tra tutti un dialogo serio, autentico e rispettoso e fare che il governo federale adempia agli accordi che si realizzano nei negoziati, fino a raggiungere la pace con giustizia e dignità.

Democrazia!

Libertà!

Giustizia!

Dal Palazzo Legislativo di San Lázaro, Parlamento.

Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Comandante David

Marzo 22 del 2001

Messico, D.F.

TU, MAESTRO, STUDENTE, CITTADINO, GIOVANE BANDA, DISOCCUPATO, PROFESSIONISTA, PROSTITUTA, RELIGIOSO, OMOSESSUALE, LESBICA, TRANSESSUALE, ARTISTA, INTELLETUALE, MILITANTE, ATTIVISTA. CI HANNO MENTITO. CONTINUANO AD ESSERE IL CINISMO E IL RANCORE L'UNICO FUTURO CHE QUELLO IN ALTO OFFRE.

LA NORMALITÀ È UN CARCERE QUOTIDIANO. UBBIDIRE È MATURARE. SUCCESSO È VERGOGNARSI D'ESSERE. LE NOSTRE CASE SI AMMUCCHIANO NEGLI ANGOLI DELLE CITTÀ, VIVERE È LOTTARE PER UN SOLO BOCCONE, UN MORSO ALLA LUCE, AL CIBO, ALL'ACQUA, AL TETTO DEGNO. LA SCUOLA SI FA CARCERE DOVE IL CARCERIERE VESTE A VOLTE IL VOLTO DELL'INSEGNANTE E A VOLTE IL VOLTO DELLO STUDENTE. LA STRADA È APPENA L'ANTICAMERA DELL'ARRESTO, DELL'OSPEDALE O DELLA MORTE PER LA BANDA CHE DELLA STRADA FA SCUOLA E CASA E TRINCEA. L'IPOCRITA NORMALITÀ PER CUI CHI È POTERE CONVERTE IN CRIMINE LA PREFERENZA SESSUALE E COME CRIMINALE È PERSEGUITATO IL MASCHIO CHE AMA IL MASCHIO, LA DONNA CHE AMA LA DONNA, L'ALTRO CHE CON L'ALTRO AMORE COSTRUISCE, È OGGI L'AMORE UN CRIMINE. CHI HA CONOSCENZE NON LE UTILIZZA NEL SUO LAVORO O IL SUO IMPIEGO PERDE. CHI VIVE DEL SUO CORPO ALLA LUCE È PERSEGUITATO E NEL BUIO È RICERCATO. CHI CREDE IN UN ESSERE SUPREMO CON IL VOLTO DI CHI IN BASSO SOFFRE, È COSTRETTO ALLA SEGREGAZIONE MENTRE NELLA STRADA VA CHI AMORE DEVE PER CREDENZA E CONVINCIMENTO. CHI NELL'ARTE CREDE È COSTRETTO A CREARE MERCANZIA E CHI PENSA DEVE PENSARE MERCANZIE E NON PENSIERI. CHI FA DELLA POLITICA UN AUTENTICO SERVIZIO ALL'ALTRO E UNO SPAZIO DI LOTTA E DI CAMBIAMENTO COSTANTE È COSTRETTO A METTERE UN PREZZO ALLA SUA COSCIENZA E A VENDERE LA SUA CONVINZIONE.

TU, MAESTRO, STUDENTE, CITTADINO, GIOVANE BANDA, DISOCCUPATO, PROFESSIONISTA, RELIGIOSO, OMOSESSUALE, LESBICA, TRANSESSUALE, ARTISTA, INTELLETUALE, MILITANTE, ATTIVISTA. ASCOLTA CIÒ CHE LA MIA VOCE DAI SETTE VOLTI TI DICE QUANDO DICE RIBELLIONE... COMANDANTE TACHO:

COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO - COMANDO GENERALE DELL'ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

Popolo del Messico:

Fratelli e sorelle di tutta la società civile.

Signora, siamo venuti a stare in questa casa più grande e abbiamo visto che la sua semente è fermamente basata nella costruzione e niente già la può distruggere. Con grandi finestre per affacciarsi e guardare le soglie della casa. È costruita con materiali solidi e resistenti. La casa è la più grande e ammirata. È la costruzione più elevata e ancora c'è da terminare la sua costruzione, però sì vogliamo dirti che si localizza la costruzione là in Asia, in Africa, anche lì, nel Continente Asiatico e in Europa. Ti ammira l'America tutta, da quei continenti vengono a contemplarti e ad accompagnarti nella costruzione perché credono che non possa distruggerti nessuna tormenta, né le più grandi tormente né nessun terremoto. Ti ammirano perché i costruttori, gli architetti sono i saggi, i più vecchi che non hanno dimenticato le loro conoscenze dai tempi più remoti. Fratelli e sorelle della società civile nazionale e internazionale. Oggi ci rivolgiamo a tutti e tutte voi per dirvi che quello che abbiamo costruito insieme prima e in questi 7 anni di lotta per la dignità per i nostri diritti di godere di una vita più giusta e più umana.

Lungo la nostra marcia per la dignità indigena, sentiamo che tutti siamo stati quello che siamo costruendo il cammino per la speranza del popolo del Messico e del mondo. Perciò fratelli della società civile nazionale e internazionale, come buoni costruttori abbiamo bisogno di continuare a costruire uniti professori e professoresse, giovani studenti, intellettuali del Messico e del mondo, con gli artisti professionali, i religiosi e le religiose onesti, gli storici, i ricercatori, gli impiegati, gli accademici, presentatori, dottori e dottoresse, infermieri e infermiere, con i telefonisti, gli ingegneri, gli architetti, laureati e laureate, deputati e senatori onesti, giornalisti onesti, astronomi, piloti aviatori del Messico e del mondo e a tutti i professionisti.

Fratelli e sorelle del Messico e del mondo, noi Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, a tutte e tutti diciamo che continuino ad essere generosi nella lotta del popolo del Messico e del mondo. A continuare a organizzare e partecipare in qualsiasi luogo si trovino, perché tutti insieme costruiamo una nuova società e un altro nuovo modo di fare politica nel nostro paese e nel mondo. Siamo sicuri che per il popolo del Messico e del mondo è necessario essere costruttori del luogo che ci compete per essene forgiatori, di scrivere insieme con sacrifici, la nuova storia che non potrà essere mai cancellata. Questa generazione morirà un giorno, però la storia che non si cancellerà mai, è e sarà l'eredità di coloro che seminano il seme di una vita nuova che nel futuro ricorderanno in tutto il popolo del Messico e del mondo, di noi che offriamo i nostri migliori pensieri, la nostra migliore intelligenza per il bene di tutto il popolo del Messico e del mondo.

Democrazia!

Libertà!

Giustizia!

Dal Palazzo Legislativo di San Lázaro, Parlamento

Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Comandante Tacho

Marzo 22 del 2001

FRATELLI E SORELLE DELLA REPUBBLICA:

FRATELLI E SORELLE DELLA CITTÀ DEL MESSICO:

SETTE VOLTE TI DIAMO LA PAROLA. SETTE VOLTE CON TE NOI. NOI CON TE A LOTTARE PER...

DEMOCRAZIA!

LIBERTÀ!

GIUSTIZIA!

DALLA VIA EMILIANO ZAPATA

COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO - COMANDO GENERALE DELL'ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO, MARZO DEL 2001


 

(traduzione del Comitato Chiapas di Torino)

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COMANDANTE ESTHER DALLA TRIBUNA DEL PARLAMENTO, 28 MARZO 2001

ONOREVOLE PARLAMENTO

DEPUTATE E DEPUTATI DEL GRUPPO DI COORDINAMENTO POLITICO DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

DEPUTATI E DEPUTATE DELLE COMMISSIONI UNITE AFFARI COSTITUZIONALI ED AFFARI INDIGENI DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

SENATORI E SENATRICI DELLE COMMISSIONI UNITE AFFARI COSTITUZIONALI ED AFFARI INDIGENI DELLA CAMERA DEI SENATORI

DEPUTATI E DEPUTATE DELLA COMMISSIONE DI CONCORDIA E PACIFICAZIONE

DEPUTATI E DEPUTATE

SENATORI E SENATRICI

FRATELLI E SORELLE DEL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO

FRATELLI E SORELLE DI TUTTI I POPOLI INDIOS DEL MESSICO

FRATELLI E SORELLE DEGLI ALTRI PAESI

POPOLO DEL MESSICO


 

PARLO A NOME DELL'ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE.

LA PAROLA PRODOTTA DALLA NOSTRA VOCE È UN CLAMORE.

MA LA NOSTRA PAROLA È RISPETTOSA DI QUESTA TRIBUNA E DI TUTTE E TUTTI COLORO CHE CI ASCOLTANO.

DA NOI NON RICEVERETE NÉ INSULTI E NÉ VOLGARITÀ.

NON CI COMPORTEREMO COME CHI IL PRIMO DI DICEMBRE DELL'ANNO 2000 HA TOLTO RISPETTO A QUESTO CONSESSO LEGISLATIVO.

LA NOSTRA PAROLA È SINCERA.

NON SIAMO VENUTI AD UMILIARE NESSUNO.

NON SIAMO VENUTI A VINCERE SU NESSUNO.

NON SIAMO VENUTI A SOSTITUIRE NESSUNO.

NON SIAMO VENUTI A LEGIFERARE.

SIAMO VENUTI A FARCI ASCOLTARE E AD ASCOLTARVI.

SIAMO VENUTI A DIALOGARE.

SAPPIAMO CHE LA NOSTRA PRESENZA IN QUESTA TRIBUNA HA PROVOCATO ASPRE DISCUSSIONI E SCONTRI.

C'È STATO CHI HA SCOMMESSO CHE AVREMMO USATO QUESTA OPPORTUNITÀ PER INSULTARE O SALDARE I CONTI IN SOSPESO E CHE TUTTO FACEVA PARTE DI UNA STRATEGIA PER CONQUISTARE LA POPOLARITÀ DEL PUBBLICO.

COLORO CHE HANNO PENSATO QUESTO NON SONO PRESENTI ORA.

MA C'È STATO CHI HA SCOMMESSO ED HA AVUTO FIDUCIA NELLA NOSTRA PAROLA. QUESTI CI HANNO APERTO QUESTA PORTA DI DIALOGO E SONO QUELLI CHE ORA SONO PRESENTI.

NOI SIAMO ZAPATISTI.

NON TRADIREMO LA FIDUCIA E FEDE CHE MOLTI IN QUESTO PARLAMENTO E NEL POPOLO DEL MESSICO HANNO DATO ALLA NOSTRA PAROLA.

HANNO VINTO QUELLI CHE HANNO PUNTATO DANDO ASCOLTO ALLA NOSTRA PAROLA RISPETTOSA.

HANNO PERSO QUELLI CHE HANNO PUNTATO A CHIUDERE LE PORTE DEL DIALOGO PERCHÉ TEMEVANO IL CONFRONTO.

PERCHÉ NOI ZAPATISTI PORTIAMO PAROLE DI VERITÀ E RISPETTO.

QUALCUNO AVRÀ PENSATO CHE QUESTA TRIBUNA SAREBBE STATA OCCUPATA DAL SUP MARCOS E CHE SAREBBE STATO LUI A PRONUNCIARE IL MESSAGGIO PRINCIPALE DEGLI ZAPATISTI.

VEDETE CHE NON È COSÌ.

IL SUBCOMANDANTE INSURGENTE MARCOS È QUESTO, UN SUBCOMANDANTE.

SIAMO NOI I COMANDANTI, QUELLI CHE COMANDANO IN COMUNE, QUELLI CHE COMANDANO OBBEDENDO AI NOSTRI POPOLI.

AL SUP ED A CHI CONDIVIDE CON LUI SPERANZE ED ASPETTATIVE, ABBIAMO ASSEGNATO LA MISSIONE DI PORTARCI FINO A QUESTA TRIBUNA.

ESSI, I NOSTRI GUERRIERI E LE NOSTRE GUERRIERE, HANNO COMPIUTO LA LORO MISSIONE GRAZIE ALL'APPOGGIO DELLA MOBILITAZIONE POPOLARE IN MESSICO E NEL MONDO.

ADESSO È LA NOSTRA ORA.

IL RISPETTO CON CUI CI RIVOLGIAMO AL PARLAMENTO È DI FONDO MA ANCHE DI FORMA.

IN QUESTA TRIBUNA NON C'È IL CAPO MILITARE DI UN ESERCITO RIBELLE.

C'È CHI RAPPRESENTA LA COMPONENTE CIVILE DELL'EZLN, LA DIREZIONE POLITICA ED ORGANIZZATIVA DI UN MOVIMENTO LEGITTIMO, ONESTO E COERENTE ED INOLTRE LEGALE GRAZIE ALLA LEGGE PER IL DIALOGO, LA CONCILIAZIONE E LA PACE DEGNA IN CHIAPAS.

QUESTA È LA DIMOSTRAZIONE CHE NON NUTRIAMO ALCUN INTERESSE A PROVOCARE RISENTIMENTI NÉ AMAREZZE IN NESSUNO.

QUINDI QUI CI SONO IO, UNA DONNA INDIGENA.

NESSUNO DOVRÀ SENTIRSI AGGREDITO, UMILIATO O SMINUITO PERCHÉ IO OGGI OCCUPO QUESTA TRIBUNA E PARLO.

QUELLI CHE ORA NON SONO PRESENTI, SANNO CHE SI SONO RIFIUTATI DI ASCOLTARE QUELLO CHE VENIVA A DIRE LORO UNA DONNA INDIGENA E SI SONO RIFIUTATI DI PARLARE AFFINCHÉ IO LI ASCOLTASSI.

IL MIO NOME È ESTHER, MA QUESTO ORA NON HA IMPORTANZA.

SONO ZAPATISTA, MA ANCHE QUESTO NON HA IMPORTANZA IN QUESTO MOMENTO.

SONO INDIGENA E SONO DONNA. E QUESTA È LA SOLA COSA CHE IMPORTA ADESSO.

QUESTA TRIBUNA È UN SIMBOLO.

PER QUESTO HA SUSCITATO TANTE POLEMICHE.

PER QUESTO VOLEVAMO PARLARE DA QUI E PER QUESTO ALCUNI NON VOLEVANO CHE NOI FOSSIMO QUI.

È ANCHE UN SIMBOLO CHE SIA IO, UNA DONNA POVERA, INDIGENA E ZAPATISTA, A PRENDERE PER PRIMA LA PAROLA E SIA MIO IL MESSAGGIO PRINCIPALE DELLA NOSTRA PAROLA DI ZAPATISTI.

QUALCHE GIORNO FA, IN QUESTO CONSESSO LEGISLATIVO, SI È TENUTA UNA DISCUSSIONE MOLTO ACCESA E A STENTO HA VINTO LA POSIZIONE MAGGIORITARIA.

CHI LA PENSAVA DIVERSAMENTE ED HA AGITO DI CONSEGUENZA, NON È STATO ARRESTATO, NÉ PERSEGUITATO, NÉ TANTOMENO UCCISO.

QUI, IN QUESTO PARLAMENTO, ESISTONO DIFFERENZE MARCATE, ALCUNE DI LORO PERFINO CONTRAPPOSTE, E C'È RISPETTO PER QUESTE DIFFERENZE.

MA, ANCHE CON QUESTE DIFFERENZE, IL PARLAMENTO NON SI DIVIDE, NON SI BALCANIZZA, NON SI FRAMMENTA IN MOLTI PARLAMENTINI, ANZI PROPRIO SU QUESTE DIFFERENZE E NEL LORO RISPETTO, SI COSTRUISCONO LE SUE REGOLE.

E, SENZA PERDERE CIÒ CHE CONTRADDISTINGUE OGNUNO, SI MANTIENE L'UNITÀ E CON ESSA, LA POSSIBILITÀ DI PROSEGUIRE DI COMUNE ACCORDO.

QUESTO È IL PAESE CHE VOGLIONO GLI ZAPATISTI.

UN PAESE IN CUI SI RICONOSCA LA DIFFERENZA E LA SI RISPETTI.

IN CUI L'ESSERE ED IL PENSARE IN MANIERA DIVERSA NON SIA MOTIVO PER FINIRE IN CARCERE, PER ESSERE PERSEGUITATO O PER MORIRE.

QUI IN QUESTO PALAZZO LEGISLATIVO CI SONO 7 POSTI VUOTI CHE CORRISPONDONO A 7 INDIGENI CHE NON POSSONO ESSERE PRESENTI.

E NON POSSONO ESSERE QUI CON NOI, PERCHÉ LA DIVERSITÀ CHE CI CONTRADDISTINGUE COME INDIGENI NON È RICONOSCIUTA NÉ RISPETTATA.

DEI SETTE ASSENTI, UNO È MORTO I PRIMI GIORNI DI GENNAIO DEL 1994, DUE SI TROVANO IN CARCERE PER ESSERSI OPPOSTI AL TAGLIO DEGLI ALBERI, ALTRI DUE SONO IN PRIGIONE PER AVER DIFESO LA PESCA COME MEZZO DI SOSTENTAMENTO PER LA VITA ED ESSERSI OPPOSTI AI PESCATORI PIRATI, E PER I RIMANENTI DUE ESISTE UN ORDINE DI CATTURA PER LO STESSO MOTIVO.

COME INDIGENI QUEI SETTE HANNO COMBATTUTO PER I LORO DIRITTI E COME INDIGENI HANNO AVUTO COME RISPOSTA LA MORTE, IL CARCERE E LA PERSECUZIONE.

IN QUESTO PARLAMENTO SONO PRESENTI DIVERSE FORZE POLITICHE ED OGNUNA DI ESSE SI RIUNISCE E LAVORA IN PIENA AUTONOMIA.

I LORO MODI DI STRINGERE ACCORDI E LE REGOLE DELLA LORO CONVIVENZA INTERNA POSSONO ESSERE VISTI CON APPROVAZIONE O RIPROVAZIONE, MA SONO RISPETTATI E NESSUNO È PERSEGUITATO PER IL FATTO DI APPARTENERE A UNA FAZIONE PARLAMENTARE O AD UN'ALTRA, PER ESSERE DI DESTRA, DI CENTRO O DI SINISTRA.

QUANDO È ORA, TUTTI SI METTONO D'ACCORDO E SI UNISCONO PER OTTENERE QUALCOSA CHE CONSIDERANO GIUSTO PER IL PAESE.

SE NON TUTTI SONO D'ACCORDO, LA MAGGIORANZA FA L'ACCORDO E LA MINORANZA ACCETTA E LAVORA SECONDO L'ACCORDO DELLA MAGGIORANZA.

I LEGISLATORI APPARTENGONO AD UN PARTITO POLITICO, AD UN CERTO ORIENTAMENTO IDEOLOGICO ED ALLO STESSO TEMPO, SONO LEGISLATORI DI TUTTI I MESSICANI E MESSICANE, INDIPENDENTEMENTE A QUALE PARTITO POLITICO APPARTENGANO O QUALI IDEE ABBIANO.

QUESTO È IL MESSICO CHE VOGLIONO GLI ZAPATISTI.

UN MESSICO IN CUI NOI INDIGENI SIAMO INDIGENI E MESSICANI, IN CUI IL RISPETTO PER LA DIVERSITÀ SI BILANCI CON IL RISPETTO PER QUELLO CHE CI RENDE UGUALI.

IN CUI LA DIVERSITÀ NON SIA CAUSA DI MORTE, CARCERE, PERSECUZIONE, BURLA, UMILIAZIONE, RAZZISMO.

IN CUI SI TENGA SEMPRE PRESENTE CHE, COMPOSTA DA DIVERSITÀ, LA NOSTRA È UNA NAZIONE SOVRANA ED INDIPENDENTE.

E NON UNA COLONIA IN CUI ABBONDANO I SACCHEGGI, GLI ARBITRII E LE VERGOGNE.

IN CUI, NEI MOMENTI DETERMINANTI DELLA NOSTRA STORIA, TUTTE E TUTTI AL DI SOPRA DELLE NOSTRE DIFFERENZE METTIAMO QUELLO CHE ABBIAMO IN COMUNE, CIOÈ L'ESSERE MESSICANI.

QUELLO ATTUALE È UNO DI QUEI MOMENTI STORICI.

IN QUESTO PARLAMENTO NON COMANDANO NÉ L'ESECUTIVO FEDERALE, NÉ GLI ZAPATISTI.

NON COMANDA NEPPURE NESSUN PARTITO POLITICO.

IL PARLAMENTO È FORMATO DA DIVERSI, MA TUTTI HANNO IN COMUNE L'ESSERE LEGISLATORI E LA PREOCCUPAZIONE PER IL BENESSERE DELLA NAZIONE.

QUESTA DIFFERENZA E QUESTA UGUAGLIANZA AFFRONTANO ORA UN MOMENTO IN CUI SI OFFRE LORO L'OPPORTUNITÀ DI GUARDARE MOLTO IN AVANTI E NELL'ORA ATTUALE DI INTRAVEDERE L'ORA CHE STA PER ARRIVARE.

È ARRIVATO LA NOSTRA ORA, L'ORA DEGLI INDIGENI MESSICANI.

STIAMO CHIEDENDO CHE SI RICONOSCANO LE NOSTRE DIFFERENZE ED IL NOSTRO ESSERE MESSICANI.

FORTUNATAMENTE PER I POPOLI INDIOS E PER IL PAESE, UN GRUPPO DI LEGISLATORI COME VOI, HA ELABORATO UN'INIZIATIVA DI RIFORME COSTITUZIONALI CHE CURA SIA IL RICONOSCIMENTO DEGLI INDIGENI SIA DI MANTENERE E DI RAFFORZARE, ATTRAVERSO QUESTO RICONOSCIMENTO, LA SOVRANITÀ NAZIONALE.

QUESTA È "L'INIZIATIVA DI LEGGE DELLA COCOPA", COSÌ CHIAMATA PERCHÉ FURONO I MEMBRI DELLA COMMISSIONE DI CONCORDIA E PACIFICAZIONE DEL PARLAMENTO, DEPUTATI E SENATORI, CHE LA REALIZZARONO.

NON IGNORIAMO CHE QUESTA INIZIATIVA DI LEGGE COCOPA HA RICEVUTO ALCUNE CRITICHE.

PER 4 ANNI SI È SVILUPPATO INTORNO AD ESSA UN DIBATTITO TALE CHE NESSUNA INIZIATIVA DI LEGGE AVEVA MAI SUSCITATO IN TUTTA LA STORIA DELLA LEGISLAZIONE FEDERALE DEL MESSICO.

E DURANTE QUESTO DIBATTITO, TUTTE LE CRITICHE SONO STATE PUNTUALMENTE CONFUTATE IN TEORIA E IN PRATICA.

SI ACCUSA QUESTA PROPOSTA DI BALCANIZZARE IL PAESE E SI DIMENTICA CHE IL PAESE È GIÀ DIVISO.

UN MESSICO CHE PRODUCE LE RICCHEZZE, UN ALTRO CHE SI APPROPRIA DI QUESTE RICCHEZZE ED UN ALTRO CHE DEVE TENDERE LA MANO PER RICEVERE L'ELEMOSINA.

IN QUESTO PAESE FRAMMENTATO VIVIAMO NOI INDIGENI CONDANNATI ALLA VERGOGNA PER ESSERE IL COLORE CHE SIAMO, LA LINGUA CHE PARLIAMO, ILVESTITO CHE CI COPRE, LA MUSICA E LA DANZA CHE PARLANO DELLA NOSTRA TRISTEZZA E DELLA NOSTRA ALLEGRIA, DELLA NOSTRA STORIA.

SI ACCUSA QUESTA PROPOSTA DI CREARE RISERVE INDIANE E SI DIMENTICA CHE NOI INDIGENI VIVIAMO GIÀ SEGREGATI, SEPARATI DAGLI ALTRI MESSICANI E PER DI PIÙ, IN PERICOLO DI ESTINZIONE.

SI ACCUSA QUESTA PROPOSTA DI PROMUOVERE UN SISTEMA LEGALE ARRETRATO E SI DIMENTICA CHE QUELLO ATTUALE PROMUOVE SOLO LO SCONTRO, PUNISCE IL POVERO E DÀ IMPUNITÀ AL RICCO, CONDANNA IL NOSTRO COLORE E TRASFORMA IN CRIMINE LA NOSTRA LINGUA.

SI ACCUSA QUESTA PROPOSTA DI CREARE ECCEZIONI NELL'AMBITO POLITICO E SI DIMENTICA CHE NELL'AMBITO ATTUALE CHI GOVERNA NON GOVERNA, MA TRASFORMA IL SUO RUOLO PUBBLICO IN FONTE DI RICCHEZZA PERSONALE E SI SA IMPUNITO ED INTOCCABILE FINO A CHE DURERÀ IL SUO MANDATO.

DI TUTTO QUESTO E D'ALTRO ANCORA PARLERANNO PIÙ DETTAGLIATAMENTE I FRATELLI E LE SORELLE INDIGENI CHE MI SEGUIRANNO.

IO VOGLIO PARLARE UN PO' DI QUELLO CHE CRITICANO DELLA LEGGE COCOPA PERCHÉ LEGALIZZA LA DISCRIMINAZIONE E L'EMARGINAZIONE DELLA DONNA INDIGENA.


 

SIGNORI DEPUTATI E SIGNORE DEPUTATE

SENATORI E SENATRICI

VOGLIO SPIEGARVI LA SITUAZIONE DI NOI DONNE INDIGENE CHE VIVIAMO NELLE NOSTRE COMUNITÀ, OGGI, SECONDO QUANTO GARANTISCE LA COSTITUZIONE SUL RISPETTO DELLA DONNA.

LA SITUAZIONE È MOLTO DURA.

DA MOLTISSIMI ANNI SOFFRIAMO IL DOLORE, L'OBLIO, IL DISPREZZO, L'EMARGINAZIONE E L'OPPRESSIONE.

SOFFRIAMO L'OBLIO PERCHÉ NESSUNO SI RICORDA DI NOI.

CI HANNO MANDATO A VIVERE NELLE PIÙ LONTANE MONTAGNE DEL PAESE AFFINCHÉ NESSUNO VENISSE A VISITARCI O A VEDERE COME VIVIAMO.

INTANTO NON ABBIAMO ACQUA POTABILE, LUCE ELETTRICA, SCUOLE, CASE DIGNITOSE, STRADE, CLINICHE, TANTOMENO OSPEDALI. INTANTO MOLTE DELLE NOSTRE SORELLE, DONNE, BAMBINI ED ANZIANI MUOIONO DI MALATTIE CURABILI, DENUTRIZIONE E DI PARTO PERCHÉ NON CI SONO CLINICHE NÉ OSPEDALI CHE CI ASSISTANO.

SOLO IN CITTÀ, DOVE VIVONO I RICCHI, CI SONO OSPEDALI CON UNA BUONA ASSISTENZA E TUTTI I SERVIZI.

ANCHE SE CE NE SONO IN CITTÀ, NOI NON NE BENEFICIAMO PER NIENTE, PERCHÉ NON ABBIAMO DENARO, NON C'È MODO DI ANDARCI E SE C'È NON RIUSCIAMO A RAGGIUNGERE LA CITTÀ, DURANTE IL PERCORSO MORIAMO.

IN PARTICOLARE LE DONNE, CHE SOFFRONO IL DOLORE DEL PARTO, SI VEDONO MORIRE I PROPRI FIGLI TRA LE BRACCIA PER DENUTRIZIONE, MANCANZA DI ASSISTENZA. VEDONO I LORO FIGLI SCALZI, SENZA VESTITI PERCHÉ NON HANNO SOLDI PER COMPRARLI, PERCHÉ SONO LORO, LE DONNE, CHE SI CURANO DELLA CASA E VEDONO TUTTO QUELLO CHE MANCA PER LA LORO ALIMENTAZIONE.

TRASPORTANO ANCHE L'ACQUA CON LE BROCCHE CON 2 O 3 ORE DI CAMMINO CARICANDOSI IL PROPRIO FIGLIO E SVOLGONO TUTTI I LAVORI DI CUCINA.

FIN DA MOLTO PICCOLE IMPARIAMO A LAVORARE FACENDO COSE SEMPLICI.

DA GRANDI ANDIAMO A LAVORARE NEI CAMPI, A SEMINARE, PULIRE E CARICHIAMO I NOSTRI BAMBINI.

INTANTO GLI UOMINI VANNO A LAVORARE NELLE PIANTAGIONI DI CAFFÈ E DI CANNA DA ZUCCHERO PER GUADAGNARE UN PO' DI DENARO PER POTER SOPRAVVIVERE CON LA PROPRIA FAMIGLIA, A VOLTE NON RITORNANO PERCHÉ MUOIONO PER MALATTIE.

NON C'È TEMPO PER TORNARE A CASA O SE RITORNANO, RITORNANO MALATI, SENZA DENARO, A VOLTE GIÀ MORTI.

COSÌ LA DONNA SOFFRE ANCORA DI PIÙ PERCHÉ RESTA SOLA AD ACCUDIRE I PROPRI FIGLI.

SOFFRIAMO ANCHE IL DISPREZZO E L'EMARGINAZIONE FIN DALLA NASCITA PERCHÉ NON CI CURANO BENE.

SICCOME SIAMO BAMBINE, PENSANO CHE NON VALIAMO NIENTE, CHE NON SAPPIAMO PENSARE, NÉ LAVORARE, NÉ COME VIVERE LA NOSTRA VITA.

PER QUESTO MOLTE DI NOI DONNE SONO ANALFABETE PERCHÉ NON ABBIAMO AVUTO L'OPPORTUNITÀ DI FREQUENTARE LA SCUOLA.

QUANDO SIAMO UN POCO PIÙ GRANDI, I NOSTRI PADRI CI OBBLIGANO A SPOSARCI A FORZA, NON IMPORTA SE NOI NON VOGLIAMO, NON CHIEDONO IL NOSTRO CONSENSO.

NON RISPETTANO LE NOSTRE DECISIONI. PERCHÉ DONNE CI PICCHIANO, I NOSTRI MARITI O FAMIGLIARI CI MALTRATTANO E NON POSSIAMO DIRE NULLA PERCHÉ CI DICONO CHE NON ABBIAMO NESSUN DIRITTO DI DIFENDERCI.

I METICCI ED I RICCHI SI BURLANO DI NOI DONNE INDIGENE PER IL NOSTRO MODO DI VESTIRE, DI PARLARE, PER LA NOSTRA LINGUA, PER IL NOSTRO MODO DI PREGARE E DI CURARE E PER IL NOSTRO COLORE, CHE È IL COLORE DELLA TERRA CHE LAVORIAMO.

SEMPRE NELLA TERRA PERCHÉ VIVIAMO IN LEI. NON CI PERMETTONO DI PARTECIPARE AD ALTRI LAVORI.

CI DICONO CHE SIAMO SUDICE, CHE NON CI LAVIAMO PERCHÉ SIAMO INDIGENE.

NOI DONNE INDIGENE NON ABBIAMO LE STESSE OPPORTUNITÀ DEGLI UOMINI, CHE HANNO TUTTO IL DIRITTO DI DECIDERE SU TUTTO.

SOLO LORO HANNO DIRITTO ALLA TERRA MENTRE LA DONNA NON NE HA DIRITTO COME SE NON POTESSIMO LAVORARE ANCHE NOI LA TERRA E COME SE NON FOSSIMO ESSERE UMANI. SOFFRIAMO LA DISUGUAGLIANZA.

TUTTA QUESTA SITUAZIONE È STATA INTRODOTTA DAI CATTIVI GOVERNI.

NOI DONNE INDIGENE NON ABBIAMO UNA BUONA ALIMENTAZIONE, NON ABBIAMO UNA CASA DIGNITOSA, NON ABBIAMO NÉ UN CENTRO DI SALUTE, NÉ STUDI.

NON ABBIAMO UN PROGETTO DI LAVORO E COSÌ SOPRAVVIVIAMO NELLA MISERIA E QUESTA POVERTÀ È DOVUTA ALL'ABBANDONO DEL GOVERNO CHE NON SI È MAI CURATO DI NOI COME INDIGENE E NON CI HA MAI PRESO IN CONSIDERAZIONE, CI HA TRATTATO COME UNA COSA QUALSIASI.

DICE CHE CI MANDA AIUTI COME IL "PROGRESA" MA LO FA CON L'INTENTO DI DISTRUGGERCI E DIVIDERCI.

QUESTA È LA VITA E LA MORTE DI NOI DONNE INDIGENE.

E CI DICONO CHE LA LEGGE COCOPA CI EMARGINERÀ.

È LA LEGGE ATTUALE CHE PERMETTE LA NOSTRA EMARGINAZIONE E LA NOSTRA UMILIAZIONE.

PER QUESTO NOI ABBIAMO DECISO DI ORGANIZZARCI PER LOTTARE COME DONNE ZAPATISTE.

PER CAMBIARE LA SITUAZIONE PERCHÉ SIAMO ORMAI STANCHE DI TANTA SOFFERENZA SENZA I NOSTRI DIRITTI.

NON VI RACCONTO TUTTO QUESTO PER AVERE LA VOSTRA PIETÀ O PERCHÉ CI VENIATE A SALVARE DA QUESTI ABUSI.

NOI DONNE ABBIAMO LOTTATO PER CAMBIARE QUESTO E CONTINUEREMO A FARLO.

MA ABBIAMO BISOGNO CHE SI RICONOSCA PER LEGGE LA NOSTRA LOTTA PERCHÉ FINO AD ORA NON È STATA RICONOSCIUTA.

SÌ C'È MA SOLO COME DONNE E NEPPURE COSÌ È COMPLETA.

NOI OLTRE CHE DONNE SIAMO INDIGENE E COME TALI NON SIAMO RICONOSCIUTE.

NOI DONNE SAPPIAMO QUALI USI E COSTUMI SONO BUONI E QUALI SONO CATTIVI.

CATTIVI SONO PAGARE E PICCHIARE LA DONNA, VENDERLA E COMPRARLA, SPOSARLA A FORZA SENZA IL SUO CONSENSO, PROIBIRLE LA PARTECIPAZIONE ALLE ASSEMBLEE, IMPEDIRLE DI USCIRE DI CASA.

PER QUESTO VOGLIAMO CHE SI APPROVI LA LEGGE PER I DIRITTI E LA CULTURA INDIGENI, È MOLTO IMPORTANTE PER NOI, PER LE DONNE INDIGENE DI TUTTO IL MESSICO.

SERVIRÀ AFFINCHÉ SIAMO RICONOSCIUTE E RISPETTATE COME DONNE E COME INDIGENE QUALI SIAMO.

QUESTO VUOL DIRE CHE VOGLIAMO CHE SIANO RICONOSCIUTI IL NOSTRO MODO DI VESTIRE, DI PARLARE, DI GOVERNARE, DI ORGANIZZARCI, DI PREGARE, DI CURARE, IL NOSTRO MODO DI LAVORARE COLLETTIVAMENTE, DI RISPETTARE LA TERRA E DI INTENDERE LA VITA, CHE È LA NATURA E NOI NE SIAMO PARTE.

IN QUESTA LEGGE SONO COMPRESI I NOSTRI DIRITTI DI DONNE DI POTER PARTECIPARE, CON LA NOSTRA DIGNITÀ ED INTEGRITÀ, A QUALSIASI ATTIVITÀ, COME GLI UOMINI.

PER CUI VOGLIAMO DIRE A TUTTI I DEPUTATI E SENATORI CHE COMPIANO IL LORO DOVERE, CHE SIANO VERI RAPPRESENTANTI DEL POPOLO.

VOI AVETE DETTO CHE AVRESTE SERVITO IL POPOLO E CHE AVRESTE FATTO DELLE LEGGI PER IL POPOLO.

RISPETTATE LA VOSTRA PAROLA, CIÒ PER CUI VI SIETE IMPEGNATI CON IL POPOLO.

QUESTO È IL MOMENTO DI APPROVARE L'INIZIATIVA DI LEGGE DELLA COCOPA.

QUELLI CHE HANNO VOTATO PER VOI E QUELLI CHE NON HANNO VOTATO PER VOI, MA CHE SONO POPOLO PURE, CONTINUANO AD ESSERE ASSETATI DI PACE, GIUSTIZIA, AFFAMATI.

NON PERMETTETE PIÙ CHE NESSUNO COPRA DI VERGOGNA LA NOSTRA DIGNITÀ.

VE LO CHIEDIAMO COME DONNE, COME POVERE, COME INDIGENE E COME ZAPATISTE.


 

SIGNORE LEGISLATRICI E SIGNORI LEGISLATORI:

VI SIETE MOSTRATI SENSIBILI AD UN CLAMORE CHE NON È SOLO DEGLI ZAPATISTI, NÉ SOLO DEI POPOLI INDIGENI, MA DI TUTTO IL POPOLO DEL MESSICO.

NON SOLO DI QUELLI CHE SONO POVERI COME NOI, MA ANCHE DI GENTE CHE VIVE AGIATAMENTE.

LA VOSTRA SENSIBILITÀ DI LEGISLATORI HA PERMESSO CHE UNA LUCE ILLUMINASSE L'OSCURA NOTTE NELLA QUALE NOI INDIGENI SIAMO NATI, CRESCIUTI, VIVIAMO E MORIAMO.

QUELLA LUCE È IL DIALOGO.

SIAMO SICURI CHE VOI NON CONFONDETE LA GIUSTIZIA CON L'ELEMOSINA.

E CHE AVETE SAPUTO RICONOSCERE NELLA NOSTRA DIVERSITÀ, L'UGUAGLIANZA CHE COME ESSERI UMANI E COME MESSICANI CONDIVIDIAMO CON VOI E CON TUTTO IL POPOLO DEL MESSICO.

APPREZZIAMO CHE CI ASCOLTIATE E PER QUESTO VOGLIAMO APPROFITTARE DELLA VOSTRA ATTENZIONE PER DIRVI QUALCOSA DI IMPORTANTE:

L'ANNUNCIO DELLO SMANTELLAMENTO MILITARE DI GUADALUPE TEPEYAC, LA GARRUCHA E RÍO EUSEBA E LE MISURE CHE SI STANNO PRENDENDO PER QUESTO, NON POSSONO PASSARE INOSSERVATE ALL'EZLN.

IL SIGNOR VICENTE FOX STA GIÀ RISPONDENDO A UNA DELLE RICHIESTE CHE I NOSTRI POPOLI GLI HANNO INVIATO TRAMITE NOI.

EGLI È IL COMANDANTE SUPREMO DELL'ESERCITO FEDERALE E QUEST'ULTIMO RISPONDE AI SUOI ORDINI, NEL BENE O NEL MALE.

IN QUESTO CASO, I SUOI ORDINI SONO STATI SEGNALI DI PACE E PER QUESTO ANCHE NOI, I COMANDANTI E LE COMANDANTI DELL'EZLN, DAREMO ORDINI DI PACE ALLE NOSTRE FORZE.

PRIMO - ORDINIAMO AL COMPAGNO SUBCOMANDANTE INSURGENTE MARCOS CHE, COME COMANDANTE MILITARE DELLE FORZE REGOLARI ED IRREGOLARI DELL'EZLN, DISPONGA QUANTO NECESSARIO AFFINCHÉ NON SI VERIFICHI ALCUN AVANZAMENTO MILITARE DELLE NOSTRE FORZE SULLE POSIZIONI HA SGOMBERATO L'ESERCITO FEDERALE E CHE ORDINI CHE LE NOSTRE FORZE SI MANTENGANO NELLE LORO POSIZIONI ATTUALI IN MONTAGNA.

AD UN SEGNALE DI PACE NON RISPONDEREMO CON UN SEGNALE DI GUERRA.

LE ARMI ZAPATISTE NON SOSTITUIRANNO LE ARMI GOVERNATIVE.

LA POPOLAZIONE CIVILE CHE ABITA NEI LUOGHI ABBANDONATI DALL'ESERCITO FEDERALE, HA LA NOSTRA PAROLA CHE NON SARÀ IMPIEGATA LA NOSTRA FORZA MILITARE PER DIRIMERE CONFLITTI O DISACCORDI.

INVITIAMO LA SOCIETÀ CIVILE NAZIONALE ED INTERNAZIONALE AFFINCHÉ INSTALLI IN QUESTI LUOGHI ACCAMPAMENTI DI PACE E POSTI D'OSSERVAZIONE CIVILI E GARANTISCA COSÌ CHE NON CI SARÀ PRESENZA ARMATA DA PARTE DEGLI ZAPATISTI.

SECONDO - STIAMO DANDO ISTRUZIONI ALL'ARCHITETTO FERNANDO YÁÑEZ MUÑOZ AFFINCHÉ, NEL PIÙ BREVE TEMPO POSSIBILE, SI METTA IN CONTATTO CON LA COMMISSIONE DI CONCORDIA E PACIFICAZIONE E CON L'INCARICATO GOVERNATIVO PER LA PACE, SIGNOR LUIS HÉCTOR ÁLVAREZ, PER PROPORRE CHE INSIEME SI RECHINO NELLO STATO SUDORIENTALE DEL CHIAPAS E VERIFICHINO PERSONALMENTE CHE LE SETTE POSTAZIONI SONO LIBERE DA QUALSIASI PRESENZA MILITARE E CHE SI È COSÌ RISPETTATO UNO DEI TRE SEGNALI RICHIESTI DALL'EZLN PER LA RIPRESA DEL DIALOGO.

TERZO - CONTEMPORANEAMENTE STIAMO DANDO ISTRUZIONI ALL'ARCHITETTO FERNANDO YÁÑEZ MUÑOZ AFFINCHÉ SIA ACCREDITATO DI FRONTE AL GOVERNO FEDERALE CAPEGGIATO DA VICENTE FOX, IN QUALITÀ DI INVIATO UFFICIALE DELL'EZLN CON IL COMMISSARIO GOVERNATIVO PER LA PACE, ED AGISCA IN MANIERA COORDINATA PER OTTENERE IL PIÙ PRESTO POSSIBILE IL COMPIMENTO DEI DUE RESTANTI SEGNALI E SI POSSA COSÌ RIPRENDERE FORMALMENTE IL DIALOGO: LA LIBERAZIONE DI TUTTI GLI ZAPATISTI ARRESTATI ED IL RICONOSCIMENTO COSTITUZIONALE DEI DIRITTI E DELLA CULTURA INDIGENI SECONDO L'INIZIATIVA DI LEGGE DELLA COCOPA.

L'ESECUTIVO FEDERALE, GIÀ DA ORA, POSSIEDE UN MEZZO SICURO, AFFIDABILE E DISCRETO PER AVANZARE NELLE CONDIZIONI CHE PERMETTANO UN DIALOGO DIRETTO DEL COMMISSARIO DI PACE CON L'EZLN, SPERIAMO NE FACCIA BUON USO.

QUARTO - SOLLECITIAMO RISPETTOSAMENTE IL PARLAMENTO AFFINCHÉ, PROPRIO PERCHÉ È QUI CHE SI È APERTA LA PORTA DEL DIALOGO E DELLA PACE, METTA A DISPOSIZIONE UNO SPAZIO ALL'INTERNO DI QUESTO LUOGO, NEL QUALE SI TENGA, SE IL COMMISSARIO GOVERNATIVO DI PACE ACCONSENTE, QUESTO PRIMO INCONTRO TRA IL GOVERNO FEDERALE E L'INVIATO DELL'EZLN.

IN CASO DI RISPOSTA NEGATIVA DA PARTE DEL PARLAMENTO, CHE SAPREMO COMPRENDERE, SI DANNO ISTRUZIONI ALL'ARCHITETTO YÁÑEZ AFFINCHÉ QUESTO INCONTRO SI REALIZZI DOVE SI GIUDICHI PERTINENTE, SEMPRE E QUANDO SIA UN LUOGO NEUTRO E CHE SI INFORMI L'OPINIONE PUBBLICA DI QUANTO LÌ VENGA CONCORDATO.


 

SIGNORE LEGISLATRICI E SIGNORI LEGISLATORI

IN QUESTO MODO RENDIAMO CHIARA LA NOSTRA DISPONIBILITÀ AL DIALOGO, ALLA COSTRUZIONE DI ACCORDI ED AL RAGGIUNGIMENTO DELLA PACE.

SE ORA SI PUÒ GUARDARE CON OTTIMISMO AL CAMMINO DELLA PACE IN CHIAPAS, È GRAZIE ALLA MOBILITAZIONE DI MOLTA GENTE IN MESSICO E NEL MONDO.

E LA RINGRAZIAMO PARTICOLARMENTE.

È STATO ANCHE POSSIBILE GRAZIE AD UN GRUPPO DI DEPUTATI E DEPUTATE CHE ORA SONO QUI DAVANTI A ME, CHE HANNO SAPUTO APRIRE LO SPAZIO, LE ORECCHIE ED IL CUORE AD UNA PAROLA CHE È LEGITTIMA E GIUSTA.

AD UNA PAROLA CHE HA DALLA SUA PARTE LA RAGIONE, LA STORIA, LA VERITÀ E LA GIUSTIZIA, MA CHE NON HA ANCORA DALLA SUA PARTE LA LEGGE.

QUANDO SI RICONOSCERANNO COSTITUZIONALMENTE I DIRITTI E LA CULTURA INDIGENI IN ACCORDO ALL'INIZIATIVA DI LEGGE DELLA COCOPA, LA LEGGE COMINCERÀ AD UNIRE LA SUA ORA ALL'ORA DEI POPOLI INDIOS.

I LEGISLATORI CHE OGGI CI APRONO LA PORTA ED IL CUORE, AVRANNO ALLORA LA SODDISFAZIONE DI AVER COMPIUTO IL LORO DOVERE.

E QUESTO NON SI QUANTIFICA IN DENARO, MA IN DIGNITÀ.

ALLORA, QUEL GIORNO, MILIONI DI MESSICANI E MESSICANE E DI ALTRI PAESI, SAPRANNO CHE TUTTE LE SOFFERENZE DI QUESTI GIORNI E DI QUELLI CHE VERRANNO NON SARANNO STATI VANI.

E SE OGGI SIAMO INDIGENI, DOPO SAREMO TUTTI GLI ALTRI E LE ALTRE CHE SONO MORTI, CHE SONO PERSEGUITATI ED INCARCERATI A CAUSA DELLA LORO DIVERSITÀ.


 

SIGNORE LEGISLATRICI E SIGNORI LEGISLATORI

SONO UNA DONNA INDIGENA E ZAPATISTA.

CON LA MIA VOCE HANNO PARLATO NON SOLO LE CENTINAIA DI MIGLIAIA DI ZAPATISTI DEL SUDEST MESSICANO.

HANNO PARLATO ANCHE I MILIONI DI INDIGENI DI TUTTO IL PAESE E LA MAGGIORANZA DEL POPOLO MESSICANO.

LA MIA VOCE NON HA MANCATO DI RISPETTO A NESSUNO, MA NEPPURE È VENUTA A CHIEDERE ELEMOSINA.

LA MIA VOCE È VENUTA A CHIEDERE GIUSTIZIA, LIBERTÀ E DEMOCRAZIA PER I POPOLI INDIOS.

LA MIA VOCE HA CHIESTO E CHIEDE IL RICONOSCIMENTO COSTITUZIONALE DEI NOSTRI DIRITTI E DELLA NOSTRA CULTURA.

E CONCLUDO IL MIO DISCORSO CON UN GRIDO CON IL QUALE TUTTE E TUTTI VOI, CHE SIETE QUI E CHE NON SIETE QUI, SARETE D'ACCORDO:

CON I POPOLI INDIOS!

VIVA MESSICO!

VIVA MESSICO!

VIVA MESSICO!

DEMOCRAZIA!

LIBERTÁ!

GIUSTIZIA!

DAL PALAZZO LEGISLATIVO DI SAN LÁZARO, PARLAMENTO

COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO

COMANDO GENERALE DELL'ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO, 28 MARZO 2001

MOLTE GRAZIE


 

(traduzione del Comitato Chiapas "Maribel" - Bergamo

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PAROLA DEL COMANDANTE ZEBEDEO NEL PARLAMENTO FEDERALE - 28 MARZO

MERCOLEDÌ 28 MARZO 2001

ZEBEDEO

CITTADINI DEPUTATI E DEPUTATE

CITTADINI SENATORI E SENATRICI

A TUTTI I GRUPPI INDIGENI DEL MESSICO

ALLA SOCIETÀ CIVILE NAZIONALE

FRATELLI E SORELLE


 

QUANDO IL POPOLO GRIDA, NON LO FA PERCHÉ VUOLE GRIDARE.

NON LO FA PER ALLEGRIA.

NON LO FA PERCHÉ ANNOIATO IN CASA.

NON LO FA PERCHÉ ANNOIATO SUL LAVORO.

LO FA PER NECESSITÀ, PER L'UNICA NECESSITÀ DI AVERE NELLA SUA VITA IL PANE DI OGNI GIORNO.

NEL NOSTRO PAESE, ABBIAMO MOLTI FRATELLI CHE SONO PURE DI CARNE ED OSSA.

CHE SI TRASCINANO SACRIFICANDO LA LORO FORZA LAVORO PER CERCARE QUALCOSA DA MANGIARE.

PERCHÉ DOMANI NON SI SVEGLI MORTO.

PERCHÉ DOMANI CI SIA GIORNO.

NON UN GIORNO DI ALLEGRIA.

SOLO PER VIVERE SENZA SMETTERE DI RESPIRARE CON I POLMONI CHE LA NATURA GLI HA REGALATO.

IL POVERO, COSA PEGGIORE DI TUTTE, NEMMENO PENSA.

NEMMENO DEVE PENSARE DI GODERE DI GRADITI MOMENTI CON LA SUA TRISTE FAMIGLIA AD UNA TAVOLA PIENA DI SORRISI.

NEL NOSTRO PAESE SI È INIZIATO A PATIRE DOPPIAMENTE LA MISERIA PER MOLTI UOMINI E DONNE CHE TERMINANO LA LORO TRISTE VITA, PRENDENDO VELENO PERCHÉ SI RENDONO CONTO CHE NON C'È PIÙ ALTRA SOLUZIONE, PER L'INSOPPORTABILE CRISI CHE SOFFRONO DALLA LORO INFANZIA, DA BAMBINI FINO A QUANDO SONO DIVENTATI ADULTI.

ANCHE MOLTI DEI NOSTRI SIMILI HANNO FINITO PER LEGARSI UNA CORDA ALLA GOLA E SI UCCIDONO SENZA PENTIRSI E NON PER COERENZA, NÉ PER FOLLIA O PER QUALCHE MALATTIA.

NO, NON LO FA PER SCELTA: ALCUNI LO FANNO PERCHÉ SONO PIENI DI DEBITI SENZA POSSIBILITÀ DI PAGARE.

NON LO FA PER PIGRIZIA: PERCHÉ NON HA VOGLIA DI LAVORARE.

LO FA PERCHÉ CON LA SUA FORZA LAVORO NON RIESCE AD AVERE IL NECESSARIO.

PERCHÉ IL PREZZO DI CIÒ CHE COMPRA È PIÙ ALTO DEL SUO UMILE SALARIO.

ALCUNI SI UCCIDONO PERCHÉ SI RENDONO CONTO CHE NON LI ASPETTA UN FUTURO NELLA VITA, ANCHE SE SI METTONO A LAVORARE DALLE 6 ALLE 6.

PER LAVORARE DURAMENTE SI AMMALA, PER LAVORARE DURAMENTE DEPERISCE, PER LAVORARE DURAMENTE SENZA VEDERE NESSUN BENEFICIO E PER LAVORARE DURAMENTE ACCELERA LA SUA VECCHIAIA.

NEI BAMBINI ACCADE LA STESSA COSA, MOLTI NON VANNO A SCUOLA PERCHÉ I PADRI NON HANNO DENARO PER COMPRAR LORO IL MATERIALE DIDATTICO PER LO STUDIO.

MOLTI NON POSSONO STUDIARE PERCHÉ NON RIESCONO A COPRIRE NÈ I COSTI D'ISCRIZIONE E TANTO MENO QUELLI AGGIUNTIVI.

ANCHE IL MESSICO FA ASSEGNAMENTO SU UOMINI E DONNE DI RAZZA CHE LOTTANO CONTRO CIÒ CHE VEDONO CON I PROPRI OCCHI: L'INGIUSTIZIA, LA DISUGUAGLIANZA.

PER FAR USO DELLA PROPRIA COSCIENZA, PER PREOCCUPARSI DI TUTTO IL PESO DELLA CROCE CHE GRAVA SUL PROPRIO POPOLO, SI CONFRONTANO CON PAZIENZA PERCHÉ SIA RISOLTA E ASCOLTATA LA LORO RICHIESTA.

DURANTE QUESTA INTERMINABILE LOTTA ABBIAMO VISTO CADERE PER LA LORO PAROLA QUESTI UOMINI E DONNE, LI ABBIAMO VISTI CON LE MANI LEGATE E PICCHIATI.

ABBIAMO VISTO LE LORO BOCCHE CHIUSE DAI CALCI DI FUCILE.

LI ABBIAMO VISTI TORTURATI CON SCARICHE ELETTRICHE.

LI ABBIAMO VISTO MUTILATI E UCCISI CON COLPI DI GRAZIA ALLA TESTA.

LI ABBIAMO VISTI TORTURATI E COLPITI RIPETUTAMENTE ALLE DITA CON OGGETTI TAGLIENTI.

LI ABBIAMO VISTO DENUDATI NEL FREDDO DELLA NOTTE, GETTATI IN QUALCHE SERBATOIO D'ACQUA.

ABBIAMO VISTO CHE ESSERE COERENTI CON LA PROPRIA LOTTA, È DIVENTATO IL LORO CRIMINE.

ABBIAMO VISTO I NOSTRI FRATELLI MAGGIORI INCARCERATI DA 5 A 10 ANNI PER PAGARE IL LORO CRIMINE DI LOTTARE E DI DIRE LA VERITÀ.

IN CAMBIO, ABBIAMO ANCHE VISTO CHE I NOSTRI ASSASSINI SONO DIFESI E PROTETTI DALLA LEGGE.

PER ESSERE COSÌ CRUDELI E ASSASSINI DI UOMINI UMILI.

PER ESSERE COSÌ BRILLANTI PROGRAMMATORI DI REPRESSIONE CONTRO IL POPOLO CHE LOTTA.

PER QUESTO SONO ASCESI AD INCARICHI MOLTO ALTI COME PREMIO, IN CORRISPONDENZA ALLA LORO VIOLENZA.

È COSÌ CHE È STATO MANIPOLATO IL POPOLO DEL MESSICO, È COSÌ CHE È STATA CALPESTATA LA NOSTRA DIGNITÀ.

IL SANGUE DEI POVERI, LA VITA DEI POVERI È SERVITA DA ASCENSORE A VAMPIRI FATTI UOMINI.

SONO ABBASTANZA IGNORANTE SULLA COSTITUZIONE E SULLE LEGGI DEL PAESE.

ANCHE SE LE LEGGESSI, NON CAPIREI COME MOLTI MESSICANI.

PERÒ SÌ CAPISCO CHE QUANDO QUALCUNO COMMETTE QUALCHE VIOLAZIONE DEVE ESSERE PUNITO SECONDO IL GRADO DEL CRIMINE.

TUTTI NOI MESSICANI CHE SI SAPPIA O NON SI SAPPIA LEGGERE ABBIAMO UDITO PARLARE DI "STATO DI DIRITTO".

E MI CHIEDO: CHE COS'È?

MI RISPONDO, NON CAPISCO, COME LA GRANDE MAGGIORANZA DEI MESSICANI.

NON CAPIAMO PERCHÉ IL SUO SPIRITO LO HANNO CAMBIATO IN SPIRITO CATTIVO, CHE SOLO FAVORISCE LA MINORANZA, CHE È SERVITO DA PROTETTORE DELLE RICCHEZZE DI POCHI.

È SERVITO PERCHÉ CI RUBINO IL POCO CHE ABBIAMO, PER LA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE C'È UNA LEGGE CHE PROTEGGE QUESTO DIRITTO. PERÒ SONO MILIONI QUELLE CHE SONO VIOLATE E I VIOLENTATORI SONO RIMASTI SENZA CASTIGO E QUELLI CHE FANNO QUESTO SONO GOVERNANTI E IMPIEGATI DEL GOVERNO.

ESISTE ANCHE UNA LEGGE CHE PROTEGGE LE NOSTRE UMILI CASE E NESSUNO PUÒ ENTRARE SENZA AUTORIZZAZIONE, PERÒ NON SOLO HANNO ROTTO LE PORTE, MA HANNO BRUCIATO E DISTRUTTO CASE INTERE, HANNO INVASO E SPOGLIATO TERRENI EJIDALI.

CAPIAMO MOLTO POCO LA FUNZIONE DELLA SEGRETERIA DI RIFORMA AGRARIA: DOVREBBE ESSERE QUELLA DI ASSEGNARE CONTRATTI DI USO AGRARIO AI CONTADINI, INTENDENDO CON CIÒ CHE È INTOCCABILE IL LORO TERRENO QUANDO HANNO QUESTO DOCUMENTO, PERÒ CHE COSA SUCCEDE POI?

CI FACCIAMO NUOVAMENTE QUESTA DOMANDA!

DOVE STA LA PROTEZIONE CHE CI OFFRONO I CONTRATTI AGRARI QUANDO INVADONO I NOSTRI TERRENI, QUANDO NEI POSTI DOVE LAVORIAMO COSTRUISCONO LE LORO FABBRICHE E I DANNI CHE FANNO LI SOFFRIAMO NOI PER TUTTA LA VITA?

SE RECLAMIAMO I NOSTRI DIRITTI SIAMO UMILIATI, SE LI DIFENDIAMO E OPPONIAMO RESISTENZA CI UCCIDONO.

ATTUALMENTE MIGLIAIA DI UOMINI SONO PRIVATI DEI LORO DIRITTI NELLE CARCERI PERCHÉ SI VOLEVANO ORGANIZZARE.

IN SEGUITO A TUTTO QUESTO MIGLIAIA DI BAMBINI E BAMBINE VIVONO MOMENTI DIFFICILI, SOFFRENDO LA FAME, SENZA DENARO PER ACQUISTARE VESTITI, MEDICINE E SENZA LA POSSIBILITÀ DI CONTINUARE I LORO STUDI.

MOLTE, MOLTE DONNE SONO RIMASTE UMILIATE PERCHÉ HANNO IL LORO COMPAGNO IN CARCERE.

IL NOSTRO CUORE PIANGE, QUELLO DI NOI POVERI, PER I NOSTRI COMBATTENTI SCOMPARSI, PER COLORO CHE HANNO LASCIATO I LORO FIGLI PER SEMPRE.

PER I MOLTI BAMBINI DISPERATI, CHE STANNO CRESCENDO SENZA CONOSCERE I LORO GENITORI.

PER LE MOLTE DONNE VEDOVE IN SITUAZIONI CRITICHE SENZA SPERANZA DI VIVERE UN FUTURO MIGLIORE.

QUESTE VITE NON HANNO PREZZO, NON SI PAGANO CON IL DENARO, QUESTO SANGUE È STATO SPARSO PERCHÉ SI RISPETTASSE LA VITA E PERCHÉ QUELLO CHE VOLEVANO ERA IL RISPETTO DEI DIRITTI E L'EQUITÀ DELLA GIUSTIZIA SENZA DISTINZIONI.

PER TUTTE QUESTE COSCIENZE DILANIATE. STA NELLE VOSTRE MANI RINNOVARE QUESTE VITE ADEMPIENDO A CIÒ CHE È ALLA VOSTRA PORTATA.

LEI È IN GRADO DI FARLO. DI GARANTIRE I DIRITTI NEGATI PER MOLTI ANNI PER RAGGIUNGERE LA PACE.

PERCHÉ ARRIVI LA PACE. E DIPENDE DALLA VOSTRA CONVINZIONE, DIPENDE MOLTO DALLA VOSTRA DECISIONE.

OGGI AVETE DUE STRADE CHE POTETE SCEGLIERE: QUELLA CHE AIUTA LA PACE O QUELLA CHE TACE DI FRONTE ALLA GUERRA.

SE VOLETE CHE IL MESSICO INIZI A VIVERE LA PACE, DOVRETE USARE LE VOSTRE ORECCHIE ED INCARICARVI DEL COMPITO DI FARE LE LEGGI SUI DIRITTI E SULLA CULTURA INDIGENI DI CUI BENEFICERANNO TUTTI I GRUPPI INDIGENI DEL NOSTRO PAESE.

VOI POTETE ARRESTARE LA PERSECUZIONE DEGLI INDIGENI, L'INCARCERAMENTO DEGLI INDIGENI, LO SPARGIMENTO DI SANGUE INDIGENO, LA MORTE DEGLI INDIGENI.

PER QUESTO VI FACCIAMO UN APPELLO.

IMPARATE AD ASCOLTARE, RISPETTATE CON SENSIBILITÀ I VOSTRI IMPEGNI, CAMBIAMO IL NOSTRO MESSICO CON I FATTI, LASCIAMO INDIETRO L'OSCURANTISMO.

METTIAMO DA UNA PARTE IL RAZZISMO E L'ESCLUSIONE.

SI È PARLATO TANTO DI CAMBIAMENTO NEL NOSTRO PAESE, MA PER NOI NON ESISTE QUESTO CAMBIAMENTO.

PERCHÉ FINO A QUANDO SARANNO VISTI COME STRANIERI I GRUPPI INDIGENI DEL MESSICO, NON CI SARÀ MAI CAMBIAMENTO.

IL CAMBIAMENTO CHE VOGLIAMO DEVE INCOMINCIARE DALLE COMUNITÀ, DALLE FRAZIONI, DAI PICCOLI GRUPPI DI CASE, DAI MUNICIPI PERCHÉ UNITI POPOLO E GOVERNO DICIAMO CHE ADESSO SÌ, È ARRIVATO IL CAMBIAMENTO.

PERCHÉ SE LO DICONO SOLO QUELLI IN ALTO, SIGNIFICA CAMBIAMENTO PER POCHI COME È SUCCESSO FINORA.


 

FRATELLI SENATORI, SORELLE SENATRICI

FRATELLI DEPUTATI, SORELLE DEPUTATE

VOI SIETE ARRIVATI AD OCCUPARE QUESTA POLTRONA NON GRAZIE ALLE VOSTRE FORZE.

NON DIMENTICATEVI CHE GRAZIE ALLA GENTE, RIPETO, GRAZIE AGLI STUDENTI, ALLE CASALINGHE, AI CONTADINI, AGLI INDIGENI, AGLI OPERAI, ALLE OPERAIE, AI TASSISTI, AGLI AUTISTI, AI COMMERCIANTI E AGLI AMBULANTI, AGLI ARTISTI, AI MAESTRI E ALLE MAESTRE, AI DOTTORI, ALLE DOTTORESSE, AI CITTADINI, AI MECCANICI, AGLI INGEGNERI, AI LAUREATI E AL POPOLO DEL MESSICO IN GENERALE.

QUESTA CLASSE LAVORATRICE CHE FORMA IL NOSTRO MESSICO: HANNO DATO IL LORO TEMPO, SONO ANDATI AI SEGGI ELETTORALI CUI APPARTENGONO, HANNO FATTO LA CODA PER SEGNARE SULLE SCHEDE LA "X".

HANNO FATTO USO DEL LORO DIRITTO SOPPORTANDO LA FAME, ALCUNI SONO ARRIVATI CAMMINANDO, ALTRI SONO ARRIVATI A CAVALLO, SULL'ASINO, IN BICICLETTA E ALTRI ANCORA PAGANDO IL VIAGGIO, SPENDENDO LE LORO POCHE LIRE GUADAGNATE CON IL LORO LAVORO O CON CIÒ CHE HANNO RICAVATO DALLA VENDITA DEI LORO PRODOTTI.

VI HANNO DATO QUESTO VOTO DI FIDUCIA E NON L'HANNO FATTO PER PIACERE, NEMMENO L'HANNO FATTO PERCHÉ VI HANNO VISTO BELLI O BELLE.

SONO ANDATI DOVE DOVEVANO ANDARE E HANNO SAPUTO ASCOLTARE, SEGNARE LA SCHEDA A TUO FAVORE, PERCHÉ HANNO CONFIDATO IN TE CHE RISPONDERAI AI LORO PROBLEMI CHE SOFFRONO QUOTIDIANAMENTE.

ALCUNI SOFFRONO PERSECUZIONI, ALTRI SOFFRONO PER CRIMINI, ALTRI PERCHÉ VOGLIONO CHE SI LEGALIZZI IL LORO PEZZO DI TERRA E ALTRI PER ALTRE NECESSITÀ ANCORA.

DI FRONTE A QUESTI PROBLEMI NON TRASFORMATE IN CROCE D'OBLIO LA X CHE VI HANNO REGALATO.

COSÌ COME VI HANNO DIMOSTRATO CAPACITÀ DI ASCOLTO, VOGLIAMO VEDERE ANCHE LE VOSTRE CAPACITÀ DI RENDERE LEGGE IL DIRITTO DEI POPOLI INDIGENI.

VOI DOVETE MOLTO AL POPOLO, QUESTO DEBITO NON SI PAGA CON DENARO.

SE VOLETE GUADAGNARE LA FIDUCIA DEL POPOLO DEL MESSICO, SE VOLETE PAGARE IL VOSTRO DEBITO, SE VOLETE ESSERE LEALI E FEDELI CON LA VOSTRA PAROLA CHE AVETE PRONUNCIATO DURANTE LE VOSTRE CAMPAGNE ELETTORALI, OGGI È IL MOMENTO DI ADEMPIERE, OGGI È TEMPO DI PAGARE I CONTI, PERCHÉ CIÒ CHE AVETE PROMESSO NON RIMANGA SOLO UNA PROMESSA.

FATE IL VOSTRO DOVERE CON RESPONSABILITÀ PER IL BENE DEL MESSICO, FACENDOLO NE BENEFICERETE ANCHE NELLA VOSTRA CARRIERA POLITICA.

PER QUANTO CI RIGUARDA, NON VI STIAMO PARLANDO DI TOGLIERVI IL LAVORO.

NO, NON STIAMO PENSANDO A QUESTO, È LAVORO VOSTRO PERÒ SOPRATTUTTO FATE IL VOSTRO DOVERE E LAVORATE SE VOLETE ESSERE DEI BUONI RAPPRESENTANTI DEL POPOLO.

ESSERE RAPPRESENTANTE RICHIEDE MOLTA RESPONSABILITÀ, SERIETÀ, IMPEGNO E PENSARE SEMPRE A UN FUTURO PER TUTTI.

DEMOCRAZIA, LIBERTÀ, GIUSTIZIA

DALL'EMICICLO LEGISLATIVO DI SAN LÁZARO, CONGRESSO DELL'UNIONE

COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO

COMANDO GENERALE DELL'ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO, MARZO DEL 2001

MOLTE GRAZIE


 

(traduzione del Comitato Chiapas di Torino)

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MESSAGGIO DELL'EZLN IL 1° APRILE 2001 IN OVENTIK

BASI D'APPOGGIO DELL'ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

COMITATI LOCALI E REGIONALI DELLA ZONA ALTOS DEL CHIAPAS

COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO ZONA ALTOS


 

COMPAGNO, COMPAGNA:

QUI TI PORTO DI RITORNO I NOSTRI CAPI DEI COMITATI.

COSÌ COME ERA L'ORDINE CHE CI AVEVI DATO.

TORNANO UN POCO CONTENTI PERCHÉ ABBIAMO FATTO IL LAVORO CHE CI AVEVI ASSEGNATO.

TU MI HAI DATO LA MISSIONE DI PORTARLI E DI RIPORTARLI BENE.

PER POTER RISPETTARE QUESTO INCARICO ABBIAMO CHIESTO L'APPOGGIO DI ALTRI FRATELLI E SORELLE INDIGENI E NON INDIGENI, MESSICANI E MESSICANE IN MAGGIORANZA E ALCUNI DI ALTRI PAESI.

ESSI ED ESSE CI HANNO PROTETTO PER TUTTO IL TEMPO. NEPPURE PER UN SOLO MOMENTO CI HANNO LASCIATO SOLI E CI HANNO DATO TUTTO CIÒ DI CUI AVEVAMO BISOGNO E ANCHE CIÒ DI CUI NON AVEVAMO BISOGNO CI HANNO DATO.

CI HANNO DATO UN TETTO E DA MANGIARE.

CI HANNO COPERTO QUANDO ABBIAMO AVUTO FREDDO E CI HANNO RINFRESCATO QUANDO AVEVAMO CALDO.

CI HANNO DATO DA BERE QUANDO ABBIAMO AVUTO SETE E QUANDO ABBIAMO AVUTO FAME CI HANNO DATO DA MANGIARE.

QUANDO ABBIAMO TROVATO ORECCHIE SORDE, ESSE ED ESSI HANNO STAPPATO CON LA LORO FORZA LE ORECCHIE DEL POTENTE E QUANDO LA NOSTRA PAROLA SEMBRAVA PICCOLA L'HANNO ALZATA E MOLTO IN ALTO HA BRILLATO LA PAROLA ZAPATISTA, LA TUA PAROLA... COMPAGNO, COMPAGNA.

SONO QUESTE LE PERSONE CHE NOI CHIAMIAMO SOCIETÀ CIVILE, QUELLE CHE CI HANNO ACCOMPAGNATI E CHE CI HANNO RIPORTATI QUI BENE. COSÌ TI DICO CHIARAMENTE, COMPAGNO, COMPAGNA, CHE NON SONO STATO IO, MA CHE SONO STATI QUESTI UOMINI E DONNE DELLA SOCIETÀ CIVILE QUELLI CHE HANNO FATTO TUTTO IL LAVORO E LO HANNO FATTO MOLTO BENE E NON HANNO RICEVUTO NESSUNA PAGA PER QUESTO LAVORO. LO HANNO FATTO PERCHÉ IL LORO CUORE È MOLTO GRANDE E GENEROSO.

ALCUNE DI QUESTE PERSONE SONO QUI PRESENTI, MA NON SONO TUTTE. CE NE SONO MOLTE DI PIÙ CHE NON SONO QUI CON IL LORO CORPO PERÒ SONO STATE E SONO PER TUTTO IL TEMPO QUI CON IL LORO CUORE.

PERCIÒ IO TI CHIEDO, COMPAGNO, COMPAGNA CHE SALUTIAMO TUTTE LE PERSONE CHE CI HANNO ACCOMPAGNATO E CI HANNO RIPORTATO BENE.

DOBBIAMO ANCHE DIRE CHE I LAVORATORI DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE SONO VENUTI CON NOI DA UN POSTO ALL'ALTRO E QUASI SEMPRE LA NOSTRA PAROLA È ARRIVATA COME ERA, SENZA TRAPPOLE NÉ INGANNI. SOLO ALCUNI HANNO CONTORTO LA NOSTRA PAROLA PERÒ QUESTI HANNO GIÀ PER CONTO LORO LA LINGUA CONTORTA. PERÒ LA GRAN MAGGIORANZA DELLA STAMPA HA DETTO CHIARAMENTE QUELLO CHE SUCCEDEVA E QUELLO CHE NOI DICEVAMO E QUELLO CHE DICEVANO GLI ALTRI E TUTTO CIÒ È STATO MOLTO IMPORTANTE PERCHÉ ABBIAMO POTUTO ANDARE E TORNARE BENE.

ALLORA, COMPAGNO, COMPAGNA, TI CHIEDO CHE SALUTIAMO LA STAMPA ONESTA E CHE IL NOSTRO SALUTO SERVA PERCHÉ SAPPIA CHE NOI ZAPATISTI RICONOSCIAMO IL SUO LAVORO E DESIDERIAMO CHE SEMPRE RIMANGA APERTO IL SUO SPAZIO PER NOI CHE SIAMO SOTTO A TUTTO...

COMPAGNO, COMPAGNA, LA COSA PIÙ IMPORTATE DI QUESTO INCARICO CHE CI AVEVI ASSEGNATO È CHE ABBIAMO POTUTO STARE INSIEME AI NOSTRI FRATELLI E ALLE NOSTRE SORELLE DEL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO. ESSI ED ESSE CI HANNO AIUTATO MOLTO CON LA LORO SAGGEZZA E CON LA LORO FERMEZZA. I POPOLI INDIOS DI TUTTO IL MESSICO SI SONO UNITI ALLA NOSTRA LOTTA.


 

COMPAGNO, COMPAGNA:

37 GIORNI ABBIAMO CAMMINATO. 6000 CHILOMETRI. IN QUESTO CAMMINO SIAMO PASSATI PER 13 STATI DELLA REPUBBLICA MESSICANA E POI SIAMO ENTRATI NELLA TERRA CHE CRESCE VERSO L'ALTO, NELLA CITTÀ DEL MESSICO. COSÌ SIAMO PASSATI PER CHIAPAS, OAXACA, PUEBLA, VERACRUZ, TLAXCALA, HIDALGO, QUERÉTARO, GUANAJUATO, MICHOACÁN, STATO DEL MESSICO, MORELOS, GUERRERO E DISTRETTO FEDERALE.

NEL CAMMINO ABBIAMO PRESENZIATO IN 77 ATTI PUBBLICI DOVE ABBIAMO PORTATO 7 VOLTE 7 LA TUA PAROLA PERCHÉ FOSSE ASCOLTATA.

IL FRATELLO, LA SORELLA CHE HA IL SANGUE SCURO COME NOI PER 4 VOLTE 7 CI HA DATO LA SUA PAROLA CHE NELLA NOSTRA CAMMINA: 7 BASTONI DEL COMANDO AVEVAMO IL 25 DI FEBBRAIO, CON 28 BASTONI DEL COMANDO SIAMO ENTRATI IN CITTÀ DEL MESSICO.

NELLA CASA DEL PURÉPECHA CI SIAMO TROVATI CON ALTRI FRATELLI E SORELLE. 44 POPOLI INDIOS ABBIAMO TROVATO LÌ E PROSEGUIAMO GIÀ INSIME IL CAMMINO.

E COSÌ SI CHIAMANO I FRATELLI E LE SORELLE CHE COME NOI HANNO IL COLORE CHE SIAMO DELLA TERRA:

TENEK.

TLAHUICA.

TLAPANECO.

TOJOLABAL.

TOTONACO.

TRIQUI.

TZELTAL.

TZOTZIL.

WIXARITARI.

YAQUI.

ZAPOTECO.

ZOQUE.

MAYA.

KUMIAI.

MAJO.

MAZAHUA.

MAZATECO.

MIXE.

AMUZGO.

CORA.

CUICATECO.

CHINANTECO.

CHOCHOLTECO.

CHOL.

PERICURI.

GUAYCURI.

COCHIMI.

CHONTAL.

GUARIJIO.

HUASTECO.

HUAVE.

KIKAPU.

KUKAPÁ.

MAME.

MATLATZINCA.

MIXTECO.

NAHUATL.

ÑAHÑU.

O'ODHAM.

PAME.

POPOLUCA.

PUREPECHA.

RARAMURI.


 

COMPAGNO, COMPAGNA:

SIAMO TORNATI. CI HAI DATO L'ORDINE DI PORTATE CON DIGNITÀ IL NOME DI ZAPATISTI E CON DIGNITÀ L'ABBIAMO PORTATO.

IL SUPERBO L'ABBIAMO SFIDATO E CON L'UMILE SIAMO STATI UMILI.

DI CHI CI HA OFFERTO IL CARCERE E LA MORTE CI SIAMO BURLATI.

COLUI CHE CI HA OFFERTO ASCOLTO E PAROLA AUTENTICI HA RICEVUTO IL NOSTRO RISPETTO.

CI HA DETTO DI PORTARE LA RICHIESTA DEL RICONOSCIMENTO DEI NOSTRI DIRITTI E DELLA NOSTRA CULTURA FINO IN ALTO E QUESTO ABBIAMO FATTO. ADESSO IL VENTO E IL TEMPO SONO BUONI PERCHÉ IL DOLORE, CHE SIAMO TUTTI NOI CHE SIAMO, INIZI A TERMINARE.

MANCA MOLTO, COMPAGNO, COMPAGNA, PERÒ GIÀ MENO.

NON TORNERAI PIÙ A CHINARE LA TESTA DI FRONTE A CHI TI VUOLE UMILIARE.

IL NOSTRO COLORE NON SARÀ PIÙ MOTIVO DI VERGOGNA.

NON CI SARÀ PIÙ BURLA PER LA NOSTRA CULTURA.

ORA DIRE "INDIO" VORRÀ DIRE "DEGNO".

ORA CHI TI GUARDA DOVRÀ GUARDARTI IN FACCIA, MAI PIÙ VERSO IL BASSO.

ORA È GIÀ NEL CUORE DI TUTTI IL POSTO CHE VOLEVAMO, DI CUI AVEVAMO BISOGNO E CHE CI MERITIAMO.

PERÒ MANCA ANCORA CHE LA LEGGE RICONOSCA QUESTO POSTO.

PER OTTENERLO ABBIAMO ADESSO L'APPOGGIO DI MILIONI DI MESSICANI, DI MESSICANE E DI MIGLIAIA DI ALTRI PAESI.

CHI FA LE LEGGI DOVRÀ ASCOLTARE QUEI MILIONI E, INSIEME A LORO, DOVRÀ APRIRE LA PORTA DEL DIALOGO, CIOÈ DELLA PACE.

QUESTO ABBIAMO FATTO, COMPAGNI, COMPAGNA. TI PORTIAMO ADESSO LA NOTIZIA CHE LA TUA FORZA È PIÙ GRANDE PERCHÉ HA SAPUTO ESSERE SAGGIA GENEROSA. IL TUO NOME È ORA GIÀ MOTIVO DI RISPETTO E SONO MOLTI E MOLTE QUELLI CHE HANNO APPRESO LA LEZIONE DELLA DEGNA RESISTENZA CHE HAI DATO.

SECONDO QUANTO VEDIAMO, OGGI LA GUERRA È UN POCO PIÙ LONTANA E LA PACE CON GIUSTIZIA E DIGNITÀ È UN POCO PIÙ VICINA.

OGGI È PIÙ VICINO IL DIALOGO E PIÙ LONTANO LO SCONTRO.

PERCIÒ LANCIAMO UN APPELLO A TUTTE E A TUTTI QUELLI CHE HANNO NEL CHIAPAS UN SUOLO E UN CIELO DI VITA, PERCHÉ SIANO RESPONSABILI E NON FACCIANO SÌ CHE QUESTI PRIMI PASSI SI PERDANO UN'ALTRA VOLTA NELLO SCONTRO, NELLA DIVISIONE, NELLA BUGIA, NELL'INGANNO O NELL'OBLIO.

LA PACE NON È ARRIVATA, È CERTO, PERÒ PUÒ ARRIVARE. E QUESTA POSSIBILITÀ È QUELLA CHE DOBBIAMO CURARE.

IN QUESTI GIORNI PREPAREREMO UNA BUONA RELAZIONE DI TUTTO CIÒ CHE È SUCCESSO IN QUESTO CAMMINO CHE ABBIAMO FATTO. TU LA VEDRAI E DIRAI ALLORA SE È STATO BUONO O CATTIVO IL NOSTRO PASSO E DECIDERAI ANCHE CHE PASSO DEVE CONTINUARE E COME E QUANDO E DOVE.

TI RESTITUISCO IL BASTONE DEL COMANDO, COMPAGNO, COMPAGNA. STAREMO ATTENTI E ATTENTE A CIÒ CHE ORDINI.


 

COMPAGNO, COMPAGNA:

DESIDERO CHE TU SAPPIA CHE SERVIRTI È STATO IL PIÙ GRANDE ONORE CHE ABBIAMO AVUTO E AVREMO NOI INSURGENTI. E CONTINUEREMO A FARLO.

NOI, UOMINI E DONNE, TUOI GUERRIERI E GUERRIERE, IN QUESTI GIORNI ABBIAMO RICEVUTO UN'ALTRA LEZIONE CHE CI HAI DATO E CHE SAPREMO IMPARARE: LA TUA PAZIENTE SAGGEZZA.


 

COMPAGNO, COMPAGNA, UOMINI E DONNE PIPISTRELLO:

CHIAPAS NON SARÀ PIÙ IL NOME DELLA DISGRAZIA, DELLA MISERIA, DEL CRIMINE, DELL'IMPOTENZA, DELL'IMPUNITÀ, DELLA VERGOGNA.

CHIAPAS È ORMAI, PER MILIONI, IL NOME DELLA DIGNITÀ.

CHIAPAS È STATO, È E SARÀ IL GRIDO DI...

DEMOCRAZIA!

LIBERTÀ!

GIUSTIZIA!

ADESSO DI NUOVO DALLE MONTAGNE DEL SUDEST MESSICANO

SUBCOMANDANTE INSURGENTE MARCOS

MESSICO, APRILE DEL 2001


 

(traduzione del Comitato Chiapas di Torino

 

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ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO

29 Aprile 2001

Alla Stampa Nazionale e Internazionale

Dame e cavalieri:

Segue un comunicato. Così la "maledetta trinità" (che, come dice il suo nome, è formata da quattro: Diego, Jackson, Chucho e Bartlet) è tornata a combinarne di belle al Senato? Non le importa la guerra in Chiapas? Chiaro che le importa! Perciò hanno elaborato questa riforma. Perché così sono sicuri che la guerra non termini, che i militari possano continuare i loro sporchi affari in Chiapas, che gli zapatisti continuino nella clandestinità e che gli indigeni continuino ad essere oggetto di elemosina e di disprezzo. Adesso si vede che il problema non era di "punti e di virgole". Se un qualche nome si merita questa riforma è quello di "Riconoscimento Costituzionale dei Diritti e della Cultura di Latifondisti e Razzisti". E vi stupisce che il Fox stia applaudendo la burla legislativa? Chiaro, dato che l'ha promossa lui.

Vorrebbero far diventare una sconfitta la mobilitazione della Marcia per la Dignità Indigena, però l'unica sconfitta che si assicurano è quella futura loro, oppure non c'è memoria?

E poi sappiamo già ciò che verrà: una gran campagna di media sulla "intransigenza zapatista", un aumento della pressione militare e di polizia, la riattivazione di gruppi paramilitari, l'offensiva, eccetera. Questo film l'abbiamo già visto e il finale è noto (chiedetelo al Signor Zedillo).

Bene. Saluti e che sia chiaro che per noi non finisce qui.

Dalle montagne del Sudest Messicano

Subcomandante Insurgente Marcos

Messico, Aprile del 2001

 


 

COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO - COMANDO GENERALE DELL'ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO

29 APRILE 2001

AL POPOLO DEL MESSICO

AI POPOLI ED AI GOVERNI DEL MONDO

FRATELLI E SORELLE:

L'EZLN È VENUTO A CONOSCENZA DELLA RIFORMA COSTITUZIONALE SU DIRITTI E CULTURA INDIGENI RECENTEMENTE APPROVATA AL PARLAMENTO. QUESTA È LA NOSTRA POSIZIONE:

PRIMO - LA RIFORMA COSTITUZIONALE APPROVATA NEL PARLAMENTO NON RISPONDE ASSOLUTAMENTE ALLE RICHIESTE DEI POPOLI INDIOS DEL MESSICO, DEL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO, DELL'EZLN, NÉ DELLA SOCIETÀ CIVILE NAZIONALE E INTERNAZIONALE CHE SI È MOBILITATA RECENTEMENTE.

SECONDO - DETTA RIFORMA TRADISCE GLI ACCORDI DI SAN ANDRÉS IN GENERALE E, IN PARTICOLARE, LA COSIDDETTA "INIZIATIVA DI LEGGE DELLA COCOPA" IN PUNTI SOSTANZIALI, QUALI: L'AUTONOMIA E LA LIBERA DETERMINAZIONE, I POPOLI INDIOS COME SOGGETTI DI DIRITTO PUBBLICO, TERRE E TERRITORI, L'USO E IL GODIMENTO DELLE RISORSE NATURALI, L'ELEZIONE DI AUTORITÀ MUNICIPALI E IL DIRITTO DI ASSOCIAZIONE REGIONALE, TRA GLI ALTRI.

TERZO - LA RIFORMA NON FA ALTRO CHE IMPEDIRE L'ESERCIZIO DEI DIRITTI INDIGENI E RAPPRESENTA UNA GRAVE OFFESA AI POPOLI INDIOS, ALLA SOCIETÀ CIVILE NAZIONALE E INTERNAZIONALE E ALL'OPINIONE PUBBLICA, DATO CHE DISPREZZA LA MOBILITAZIONE E IL CONSENSO SENZA PRECEDENTI CHE LA LOTTA INDIGENA HA SUSCITATO IN QUESTI TEMPI.

QUARTO - IL SIGNOR FOX HA SALUTATO L'ATTUALE RIFORMA PUR SAPENDO CHE NON È NEMMENO LONTANAMENTE SIMILE A QUELLA CHE PRESENTÒ COME PROPRIA. IN QUESTO MODO SI DIMOSTRA CHE FOX HA SOLO SIMULATO DI FAR SUA LA "INIZIATIVA DELLA COCOPA" MENTRE NEGOZIAVA CON I SETTORI DURI DEL PARLAMENTO UNA RIFORMA CHE NON RICONOSCE I DIRITTI INDIGENI.

QUINTO - CON QUESTA RIFORMA, I PARLAMENTARI FEDERALI E IL GOVERNO FOXISTA CHIUDONO LA PORTA DEL DIALOGO E DELLA PACE, VISTO CHE EVITANO DI RISOLVERE UNA DELLE CAUSE CHE HANNO DATO ORIGINE ALL'INSURREZIONE ZAPATISTA; DANNO RAGIONE ALL'ESISTENZA DEI DIVERSI GRUPPI ARMATI IN MESSICO INVALIDANDO UN PROCESSO DI DIALOGO E NEGOZIATO; ELUDONO L'IMPEGNO STORICO DI SALDARE UN CONTO CHE IL MESSICO SI TRASCINA DAI QUASI DUECENTO ANNI DI VITA SOVRANA E INDIPENDENTE E PRETENDONO DI DIVIDERE IL MOVIMENTO INDIGENO NAZIONALE CEDENDO AI PARLAMENTI STATALI UN COMPITO LEGISLATIVO FEDERALE.

SESTO - L'EZLN FORMALMENTE NON RICONOSCE QUESTA RIFORMA COSTITUZIONALE SU DIRITTI E CULTURA INDIGENI. NON RIPRENDE LO SPIRITO DEGLI ACCORDI DI SAN ANDRÉS, NON RISPETTA LA "INIZIATIVA DI LEGGE DELLA COCOPA", IGNORA COMPLETAMENTE LA RICHIESTA NAZIONALE E INTERNAZIONALE DI RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI E DELLA CULTURA INDIGENI, SABOTA L'INCIPIENTE PROCESSO DI AVVICINAMENTO TRA IL GOVERNO FEDERALE E L'EZLN, TRADISCE LE SPERANZE DI UNA SOLUZIONE NEGOZIATA DELLA GUERRA IN CHIAPAS, E RIVELA IL DIVORZIO TOTALE DELLA CLASSE POLITICA DALLE RICHIESTE POPOLARI.

SETTIMO - IN CONSEGUENZA, L'EZLN COMUNICA CIÒ CHE SEGUE:

A) - CHE HA INDICATO ALL'ARCHITETTO FERNANDO YÁÑEZ MUÑOZ DI SOSPENDERE TOTALMENTE IL SUO LAVORO DI EMISSARIO TRA L'EZLN E L'ESECUTIVO FEDERALE. NON CI SARÀ PIÙ CONTATTO TRA IL GOVERNO DI FOX E L'EZLN.

B) - CHE L'EZLN NON RIPRENDERÀ IL CAMMINO DEL DIALOGO CON IL GOVERNO FEDERALE FINO A CHE NON SIANO RICONOSCIUTI COSTITUZIONALMENTE I DIRITTI E LA CULTURA INDIGENI IN ACCORDO ALLA COSIDDETTA "INIZIATIVA DI LEGGE DELLA COCOPA"

C) - CHE NOI ZAPATISTI CONTINUEREMO IN RESISTENZA E IN RIBELLIONE.

OTTAVO - FACCIAMO UN APPELLO ALLA SOCIETÀ CIVILE NAZIONALE E INTERNAZIONALE AFFINCHÉ SI ORGANIZZI, CON MOBILITAZIONI IN MESSICO E NEL MONDO, E INSIEME ALL'EZLN RICHIEDA AL GOVERNO DEL MESSICO DI FARE MARCIA INDIETRO DALLA BURLA LEGISLATIVA E DI RISPETTARE IL RICONOSCIMENTO COSTITUZIONALE DEI DIRITTI E DELLA CULTURA INDIGENI.

NONO - FACCIAMO UN APPELLO SPECIALE AI FRATELLI ED ALLE SORELLE DEL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO PERCHÉ SI ORGANIZZINO E MANTENGANO FORME DI RESISTENZA CIVILE SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE.

DEMOCRAZIA! LIBERTÀ! GIUSTIZIA!

Dalle montagne del Sudest Messicano

Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Subcomandante Insurgente Marcos

Messico, Aprile del 2001


 

(traduzione del Comitato Chiapas di Torino

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